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“A chi appartieni?” Koreja, quattro appuntamenti a Lecce da oggi

IMG 4265 Iben Nagel Rasmussen I coralli della memoria Foto di Francesco Galli

Di seguito il comunicato:

Ci sono incontri che, nel teatro, diventano eredità. Quello tra Teatro Koreja e Iben Nagel Rasmussen appartiene a questa categoria: un legame costruito nel tempo, attraverso la ricerca, la formazione, la pratica scenica e una comune idea del teatro come luogo di relazione e trasformazione. A custodire e a rendere possibile questo incontro è stata, prima di tutto, Silvia Ricciardelli, allieva di Iben Nagel Rasmussen: è attraverso di lei che un seme, germogliato lontano, ha raggiunto Lecce e ha trovato a Koreja una nuova casa.

Da questa storia nasce A chi appartieni?, quattro giornate di teatro, pedagogia e confronto che mettono in dialogo due generazioni di artiste e due differenti, ma profondamente intrecciate, esperienze di trasmissione: quella di Iben Nagel Rasmussen, figura storica dell‘Odin Teatret e fondatrice del Ponte dei Venti e quella di Sofia Monsalve, artista formatasi nel solco di questa ricerca e oggi protagonista di un proprio percorso.

“Non si tratta di chiedersi semplicemente da chi abbiamo imparato – spiega Silvia Ricciardelli, che sulla scorta dell’esperienza decennale all’Odin, ha contribuito in modo decisivo alla nascita del progetto pedagogico di Koreja – ma di interrogare ciò che accade quando un sapere passa da un corpo all’altro, da una generazione all’altra, trasformandosi nel momento stesso in cui viene trasmesso. Una pedagogia teatrale fatta di pratica, memoria, ascolto e presenza, nella quale l’eredità non è qualcosa da conservare intatto, ma una materia viva da reinventare. A chi appartieni? è una domanda sulla genealogia artistica, sull’identità e sulla libertà. Non è più un nome“.

Il percorso prende avvio giovedì 8 ottobre alle 20.45 con I coralli della memoria, il lavoro con cui Iben Nagel Rasmussen torna a interrogare il proprio lungo viaggio teatrale. Nato dall’esperienza dell’ultimo spettacolo con l’ensemble storico dell’Odin Teatret, Tebe nel tempo della febbre Gialla, lo spettacolo custodisce la figura del fantasma di Edipo, interpretato da Rasmussen e quella serie di personaggi che, terminata l’esperienza scenica, hanno continuato a vivere nella sua memoria. “le figure del mio passato teatrale si sono messe in fila”, racconta l’artista. Sono presenze che riaffiorano, voci che chiedono di essere ascoltate, frammenti di un’esperienza che non vogliono diventare semplicemente ricordo. Come coralli, appunto, crescono nel tempo, sedimentano e costruiscono una forma nuova. In scena la memoria diventa materia viva, capace di accompagnare l’artista nel presente e di mostrare come un’eredità possa continuare a trasformarsi.

Il giorno successivo, venerdì 9 ottobre alle 20.45 (in replica sabato 10 ottobre alle 20.45 e domenica 11 ottobre alle 18.30), sarà Sofia Monsalve a portare in scena La donna che dorme, uno spettacolo di e con Monsalve e Angelo de Matteis, scritto e diretto da de Matteis, con la consulenza artistica della stessa Rasmussen.

Anche qui una storia antica diventa il punto di partenza per mettere in discussione ciò che abbiamo ricevuto e ciò che, spesso senza accorgercene, continuiamo a trasmettere.

Che cosa accade quando il sonno diventa sospensione del consenso? Quando il silenzio non è una scelta ma l’impossibilità di scegliere? E quando una fiaba conosciuta da generazioni nasconde una storia che non abbiamo mai voluto guardare davvero? Attraversando Not I di Samuel Beckett, il true crime, il mito nordico di Brunilde e Sole, Luna e Talia tratto da Lo cunto de li cunti di Basile, La donna che dorme entra nelle pieghe delle fiabe e dei miti per interrogare gli archetipi che hanno contribuito, nel tempo, a trasformare il corpo femminile in oggetto di desiderio, possesso e violenza. Lo spettacolo cerca ciò che è rimasto nell’ombra: desideri, corpi, voci e violenze che per secoli abbiamo imparato a raccontare con altri nomi. E proprio nel mettere in discussione quelle narrazioni, la ricerca di Monsalve si confronta con la tradizione da cui proviene, aprendola a nuove domande.

A unire i due lavori sarà, sabato 10 ottobre alle 18, l’incontro (ingresso libero) che prende il titolo all’intero progetto: A chi appartieni? Pedagogie teatrali e generazioni irregolari. Iben Nagel Rasmussen e Sofia Monsalve dialogheranno con Silvia Mei, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” e Maria Chiara Provenzano, Università Pegaso, per interrogarsi sulla possibilità di un teatro inteso come pedagogia vivente.

Una pedagogia nella quale trasmettere non significa consegnare un insieme di tecniche da ripetere, ma creare le condizioni perché il “sapere” possa essere accolto, attraversato e trasformato. Le esperienze di Rasmussen e Monsalve raccontano infatti una genealogia non lineare, nella quale il rapporto tra maestra e allieva non coincide con la riproduzione di un modello, ma apre uno spazio di ricerca e di autonomia.

È una trasmissione che passa attraverso il corpo, la pratica, l’ascolto. Da donna a donna, da corpo a corpo, attraverso una memoria tecnica che non è mai separata dalla possibilità di reinventarla. In questo senso il corpo dell’attrice diventa il luogo nel quale il sapere si conserva e contemporaneamente si modifica, mentre la sala prove può trasformarsi in uno spazio nel quale ripensare le relazioni di potere e fare dell’apprendimento una pratica collettiva.

Dentro questo orizzonte, la domanda A chi appartieni? non cerca una risposta definitiva. Chiede piuttosto di riconoscere le proprie radici per capire cosa farne. Di guardare alla tradizione non come a un territorio chiuso, ma come a una terra da attraversare. Di accogliere ciò che ci è stato consegnato e, nello stesso gesto, trovare la libertà di cambiarlo.

Perché ogni trasmissione autentica porta con sé una possibilità: ricevere un’eredità e trasformarla in qualcosa che prima non esisteva.

A chi appartieni? È una domanda sulla memoria, ma anche sul futuro.
Su ciò che ci forma e sulla libertà di diventare altro.

(foto: Francesco Galli)

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