Di seguito un comunicato diffuso dalla Guardia di finanza:
I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Ravenna hanno dato esecuzione a un provvedimento
di sequestro preventivo “d’urgenza” emesso dalla locale Procura della Repubblica, avente ad oggetto liquidità,
beni mobili o immobili nella disponibilità degli indagati fino al raggiungimento di circa 37 milioni di euro, quali
profitti illeciti di reati tributari e del relativo “riciclaggio”. Disposte anche oltre 40 perquisizioni nelle Province di
Ravenna, Rimini, Cesena, Napoli, Caserta, Bergamo, Padova, Taranto e Lecce.
Le indagini, in particolare, hanno fatto luce sulla effettiva inconsistenza di numerose società formalmente attive
nel settore delle costruzioni meccaniche ma, di fatto, strumentali esclusivamente a rappresentare veri e propri
serbatoi di manodopera per circa 1000 lavoratori: saldatori, carpentieri e manovali d’officina, perlopiù di origine
straniera, venivano infatti assunti o licenziati solo in funzione dei carichi di lavoro delle reali società operative
coinvolte, ossia le uniche ad avere mezzi e organizzazione per l’effettuazione in concreto di commesse o
subappalti.
Evidente il vantaggio per quest’ultime: oltre a un cospicuo risparmio fiscale, godere con continuità di
“manodopera”, senza essere assoggettati a tutti i meccanismi sottesi all’instaurazione di un rapporto di lavoro
dipendente (ad esempio: gestione amministrativa, tutele salariali e previdenziali, obbligo di assunzione a tempo
indeterminato, etc.) e senza fare ricorso alla “rete” delle agenzie regolarmente autorizzate.
Non solo: seguendo le “tracce del denaro”, le investigazioni sono state ulteriormente approfondite e hanno
consentito di delineare uno scenario molto più ampio ed esteso sul territorio nazionale, essendo stato individuato
il coinvolgimento di ulteriori soggetti dediti al riciclaggio dei denari incassati a fronte delle citate
somministrazioni di personale, risultati solo parzialmente destinati al pagamento dei lavoratori.
Di qui l’interessamento delle Province di Napoli e Bergamo, ove i “riciclatori” -tramite la “gestione” di nr. 155
società cartiere- provvedevano, dapprima, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti (130 milioni) e,
successivamente, a retrocedere le somme pattuite in contanti dopo alcuni passaggi nei vari conti bancari, al netto
di una commissione oscillante dal 14 al 22%, secondo il tipico schema del c.d. “underground banking”. Un
sistema che ha coinvolto circa 1200 ulteriori soggetti economici con il trasferimento all’estero di oltre 80 milioni
di euro in circa 2 anni.
Nel delineato contesto, inoltre, non aveva rilievo nemmeno la possibilità che le cartiere generassero
contabilmente redditi imponibili, poiché le relative imposte venivano sistematicamente compensate con circa 11
milioni di euro di crediti fiscali fittizi.
In tale ambito, le perquisizioni eseguite hanno permesso di scoprire l’allestimento di un vero e proprio “ufficio
finanziario”, dotato di server, computer, macchina conta-banconote, oltre 100 smartphone e centinaia di carte di
credito impiegabili per il ritiro di denaro. A ciò si aggiunga il reperimento di “contante” per circa 250 mila euro,
nonché di gioielli e numerosi orologi di lusso, tra i quali uno del valore unitario stimato di circa 100 mila euro,
oltre che immobili, autovetture e centinaia di conti correnti il cui saldo sarà quantificabile nei prossimi giorni.
Importante anche la cooperazione giudiziaria instaurata con il Tribunale unico della Repubblica di San Marino ai
fini del sequestro, per circa 7.5 milioni di euro, dei rapporti continuativi ivi intrattenuti da un soggetto indagato
(già condannato per reati tributari), che era solito giustificare la legittima disponibilità di risorse finanziarie come
vincite al gioco.
Non solo: la medesima Autorità Giudiziaria, sulla base degli elementi forniti, ha avviato le indagini di propria
competenza, disponendo accertamenti su slot machine e sul comportamento di alcuni dipendenti.
L’attività di servizio testimonia l’impegno profuso dalla Guardia di Finanza non solo nel contrasto alle frodi
fiscali e all’indebita compensazione dei debiti tributari con crediti fittizi, ma anche allo sfruttamento della
manodopera e all’illecita reintroduzione dei profitti nell’economia legale. Ciò, mediante l’effettuazione di
indagini orientate alla sistematica aggressione dei patrimoni e delle disponibilità finanziarie indebitamente
conseguiti, a tutela anche degli operatori rispettosi delle regole e dei lavoratori, in una prospettiva di garanzia del
regolare funzionamento dei meccanismi di libera concorrenza.
Occorre comunque evidenziare che il procedimento penale, che allo stato riguarda 22 persone fisiche tra le quali
2 professionisti, è nella fase delle indagini preliminari e che, indipendentemente dagli elementi indiziari sui quali
si fonda l’emissione dei provvedimenti cautelari, per il principio della presunzione di non colpevolezza, le
eventuali responsabilità derivanti dal contesto investigativo descritto saranno definitivamente accertate solo a
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