Di Nino Sangerardi:
L’ultimo rapporto dell’Ufficio studi della CGIA di Mestre sul fenomeno delle botteghe artigianali in via di estinzione traccia un quadro sconfortante per negozi di prossimità e imprese artigiane. Nel corso dell’ultimo decennio, in Italia, sono stati persi oltre il 25% degli artigiani attivi.
Dalle grandi aree metropolitane ai borghi dell’entroterra, le saracinesche si abbassano per sempre sotto il peso della concorrenza dell ‘ e-commerce, dei costi fissi, della pressione fiscale e, soprattutto, di un ricambio generazionale produttivo.
“A risentire di questa trasformazione non è solo l’economia, ma la vivibilità stessa dei territori. Quando un calzolaio, un falegname, un idraulico o un sarto chiude i battenti,– si legge nel report della CGIA– viene meno anche un presidio di socialità, sicurezza e assistenza”.
Nel contesto nazionale, la Basilicata rappresenta uno dei territori in cui la crisi dell’artigianato tradizionale si intreccia in modo particolarmente significativo con lo spopolamento demografico.
I dati elaborati dalla CGIA confermano una tendenza in costante calo: negli ultimi dieci anni sono scomparse circa 2.500 imprese artigiane.
Il saldo negativo più elevato in termini assoluti si registra in provincia di Potenza, ma anche il Materano registra una contrazione significativa e continua del numero di piccoli artigiani.
I pochi settori in controtendenza “rimangono quelli legati all’informatica, ai servizi digitali e alla cura della persona, che tuttavia non riescono a compensare la perdita dei mestieri manuali storici”.
La CGIA di Mestre e le associazioni di categoria sottolineano la necessità di interventi strutturali urgenti.
Pertanto “Senza un piano organico di salvaguardia, la scomparsa dell’artigianato rischia di privare la Basilicata e l’Italia di un patrimonio economico e culturale difficilmente sostituibile”.






