Di seguito un comunicato diffuso dagli organizzatori:
Ricchissimo il programma della settimana della sesta edizione del Festival Internazionale di Danza Contemporanea LE DANZATRICI en plein air, organizzato e promosso dalla Compagnia Menhir e realizzato con il sostegno di Ministero della Cultura (FNSV 2025-27), della Regione Puglia, del Comune di Ruvo di Puglia e in collaborazione con Puglia Culture.
Quattro le compagnie, provenienti da Italia e Lussemburgo, nove gli spettacoli in scena e ben cinque le prime nazionali per questa quarta settimana di programmazione, che si aprirà mercoledì 1^ luglio alle 19 nell’Ex Convento dei Domenicani di Ruvo di Puglia proprio con una prima nazionale: si tratta di Oltre, prodotto da C.G.J. Collettivo Giulio e Jari (sezione Mitologie). OLTRE è un’indagine coreografica sulla tensione che precede l’incontro. I corpi si muovono in una zona liminale, alla ricerca di risonanze e complicità in uno spazio sospeso tra realtà e immaginazione. Ogni azione si configura come un esercizio di ascolto profondo, che apre al riverbero di mondi lontani e prepara lo spettatore a percepire le sottili vibrazioni di un paesaggio in divenire. In questo processo lo spazio si attiva come campo dinamico di presenze, da cui affiorano paesaggi latenti. Seguirà alle 19.10 Tight Dress, della coreografa Jill Crovisier per la compagnia lussemburghese JC Movement Production. Questo spettacolo è la versione rivisitata della performance JCSOUND1 SOLO, sviluppata nel 2023, durante un progetto di ricerca sulla creazione e composizione sonora per la danza contemporanea. La musica, come punto di partenza dell’approccio coreografico, guida questo lavoro che, originariamente interpretato dalla stessa coreografa e sound designer, è ora affidato a Erika Guastamacchia, co-direttrice artistica del Festival Le Danzatrici en plein air insieme a Giulio De Leo. Il pezzo ci accompagna in un viaggio in cui movimenti confusi, frenetici e spezzati si confrontano tra loro, come una giustapposizione di flashback che fluttuano
tra meccanicità e fluidità. Un momento che genera una disperata ricerca di riconoscimento, evidenziata da un tocco di comicità ed esistenzialismo. La serata di mercoledì si concluderà alle 19.30 con un evento speciale Puglia Culture: in scema nuovamente il collettivo C.G.J, Giulio e Jari, con Elysium, una composizione coreografica per quattro corpi che nasce dall’incontro tra due universi misteriosi: la poetica visiva della pittrice Lou Benesch e il paesaggio di Elysium Planitia, regione marziana sospesa tra realtà e immaginazione. Questo dialogo tra mondi enigmatici si riflette nella scrittura corporea della performance, dove i performer si incontrano e si ascoltano, creando relazioni fatte di contrasti, complicità e risonanze sottili. La ricerca musicale di Simone Grande, intrecciata al linguaggio fisico, accompagna un flusso di immagini e sequenze coreografiche. I corpi si dissolvono e si ricompongono in forme inedite che evocano trasfigurazione e migrazione, dando vita a una visione sospesa in cui la trasformazione continua diventa il motore poetico dell’opera.
La programmazione riprenderà giovedì 2 luglio alle 20 al Museo Archeologico Nazionale Jatta, dove il coreografo Mauro De Candia porterà in scena lo spettacolo UMINGMAK per la compagnia Balletto Teatro di Torino. Umingmak è una riflessione coreografica sull’identità e le sue contraddizioni, un’indagine sul corpo come contenitore di esperienze pregresse. Involucro di eventi, di notizie, di stimoli interni ed esterni, perciò mai naturale, mai originario. Eppure, originale: il nostro modo di essere umani, di stare al mondo è interamente mediato e reso fluido da tutte le esperienze iscritte nel nostro DNA, da quelle vissute sul e con il nostro corpo. Mentre le innovazioni biotecnologiche spingono verso la dissoluzione del confine tra naturale e artificiale, l’umanità si ridefinisce in uno spazio fluido e in continua transizione. Umingmak accoglie questi conflitti, non per ricomporli, ma per attraversarli. Abbraccia le opposizioni, non per filtrarle, ma per viverle dentro le complessità del corpo odierno.
La giornata di venerdì 3 luglio tornerà ad aprirsi nell’Ex Convento dei Domenicani alle 19 con NOA – Site specific, coreografia di Jye-Hwei Lin per la compagnia Balletto Teatro di Torino. In scena, Noa Van Tichel, il cui corpo appare mentre i gesti prendono vita. Questo lavoro coreografico per una sola danzatrice è un’indagine intima e potente sul corpo danzante e la sua presenza, un corpo nel qui e ora. Cosa vediamo quando osserviamo un corpo in movimento? In che modo ci approcciamo a un assolo di danza – come autori, come danzatori e come spettatori? Ogni gesto rivela ciò che mostra, ma anche ciò che rimane nascosto tra le pieghe del processo coreografico e creativo. Lo spazio diventa così un terreno di incontro e di scambio tra prospettive intrecciate: quella del danzatore, corpo vivo che incarna il desiderio; quella dell’autore, la mente che lo immagina; e quella del pubblico, lo sguardo che gli conferisce una direzione. A seguire, alle 19.15, sarà la volta della prima nazionale Papusi Corpo, di Jill Crovisier, coproduzione internazionale tra JC Movement profuction e Le Danzatrici en plein air 2026. Papusi Corpo è una creazione aperta agli allievi dei laboratori annuali della compagnia teatrale La Luna nel Letto e a giovanissimi provenienti dal territorio. Il progetto esplora la trasfigurazione del corpo danzante in una “papusa”, termine rumeno che indica bambole, pupazzi e marionette, attraverso l’uso di maschere ispirate ad “Animal Farm” di George Orwell e realizzate dalle studentesse e dagli studenti del corso di scenografia dell’IISS “Federico II Stupor Mundi” di Corato. La serata si concluderà con una performance divisa in due tempi, che per la prima volta vede collaborare due compagnie alla realizzazione di un’opera collettiva: alle 19.30 andrà in scena Petit #1 – Pezzo facile per un incontro, di Alessio Maria Romano, prodotto dalla compagnia Arearea. Petit è un piccolo esercizio. Una sonata, un gioco, una partita. Quattro danzatori comunicano con un linguaggio composto da 24 piccole azioni di movimento nate da 12 sequenze di contatto. Sul percorso di quattro sonate di Domenico Scarlatti, che si sfaldano gradualmente nel corso di 30 minuti, i danzatori possono decidere quali azioni giocare e quindi quali incontri causare o non causare. Petit è un esperimento sulla scelta, sulla responsabilità, sul lasciare e prendere, sulle conseguenze delle proprie scelte e sulle tracce visibili che rimangono. Alle 20 sarà la volta del secondo tempo, Petit #2 – Pezzo facile per un incontro, coreografato sempre da Alessio Maria Romano, questa volta per la compagnia Balletto Teatro di Torino e coprodotto da Le Danzatrici en plein air 2026. PETIT#2 è una continuazione. Qualcosa è già accaduto, qualcosa è già finito. Qualcosa è appena iniziato. Come in un gioco, i movimenti, si susseguono come alla ricerca di un ipotetico “giusto incastro” con o senza l’altro. Un bisogno di ricordare e ripetere. Ogni interprete conosce l’intero materiale coreografico. Il come e il con chi danzare il codice è una libera possibilità che accade nel presente della performance. Anche il costume è una libera scelta nel tempo dell’azione scenica. I suoni sono ricordi che si susseguono come rielaborazione e trasformazione della voce degli interpreti. Un canto d’infanzia come ricordo della base delle prime relazioni, il gioco. Chi siamo in questo accumulo di scelte e possibilità? Chi diventiamo? Quale identità siamo? Cosa rimane alla fine? Chi è l’altro? Qual è il mio desiderio? La mia danza? Possiamo ripartire dal giocare per costruire?
Sabato 4 luglio la giornata si aprirà alle 10.30 in Piazza Dante con la performance Intruders della Compagnia Arearea (sezione Scavi). Un’azione coreografica urbana che indaga un gesto semplice: intrufolarsi. L’ingresso di un corpo estraneo in un luogo presuppone il confronto con regole e funzionamenti preesistenti. È un’azione disturbante che nasconde, però, un seme di gioco: chi si intrufola desidera mimetizzarsi, aderire al nuovo spazio e comprenderne i codici per integrarsi.
Una sovversione giocosa per abitare lo spazio conosciuto e scardinarne, con leggerezza, le sue abitudini. In serata, invece, alle 20, all’interndo dell’Ex Convento dei Domenicani, è in programma un evento per i Secolare Seeds – eventi collaterali che accompagneranno il pubblico verso la quarta edizione del Secolare Festival dal 6 al 9 agosto negli spazi dell’Agriturismo San Giuseppe di Corato – realizzato in collaborazione con Le Danzatrici en plein air. Il protagonista sarà Stefano Pilia che presenterà dal vivo le composizioni tratte dai suoi più recenti lavori Spiralis Aurea e Lacinia, in un adattamento per chitarra elettrica ed elettronica. Un live che intreccia scrittura, improvvisazione e ricerca elettroacustica, esplorando le relazioni tra suono, spazio, tempo e memoria.
IL FESTIVAL
Divenuto ormai evento ricorrente dell’estate ruvese e caposaldo della programmazione artistico-culturale dell’intera regione Puglia, LE DANZATRICI en plein air si propone ancora una volta di rappresentare una chiamata a raccolta della comunità intorno all’antico fuoco dell’arte e della danza attraverso spettacoli, performance, laboratori ed eventi collaterali, affinché nel corpo si torni a riconoscere uno strumento inalienabile di identità, educazione, coesione e rinascita. Il tutto a partire dal celebre affresco tombale “Le danzatrici di Ruvo di Puglia“, opera rinvenuta nella cittadina pugliese nel 1833 e conservata oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La suggestione che ha ispirato l’intitolazione del festival è quella di riportare in vita le protagoniste dell’affresco, permettendo loro di danzare libere negli spazi urbani e di ricongiungere così attraverso la danza passato, presente e futuro. A partire da questa suggestione, il festival intende aprire una riflessione sul tema dell’archeologia della danza: una vera e propria indagine antropologica sull’origine del gesto, sulle stratificazioni e sedimentazioni di memorie, retaggi culturali ed esperienze personali e collettive che lo modellano.
La dicitura en plein air non indica soltanto la mera collocazione delle performance o di altre attività della rassegna in spazi non convenzionali all’aperto, ma insiste sulla dimensione di apertura al territorio e di dialogo con le comunità, le architetture, gli spazi pubblici e la luce naturale. L’intento è quello di portare la danza nella città e negli spazi dei musei, per creare cortocircuiti sociali e culturali, innovare la fruizione culturale del territorio, intercettare fasce di pubblico sempre nuove e attrarre nuovi flussi legati al turismo culturale e consapevole. E dunque, ad ospitare il Festival gli spazi dell’ex Convento dei Domenicani di Ruvo di Puglia,la sala conferenze del Museo del libro, gli spazi esterni e il grottone del Museo Archeologico Nazionale Jatta, corsi piazze e angoli del nucleo antico della città.
Si allega brochure contenente il programma completo del festival.
Biglietti
€6,00/serale €3,00/matinée
info e prenotazioni telefoniche
Elena Iosca
+39 379 239 3620- prenotazioni@compagniamenhir.it






