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Ottanta anni: buon compleanno a Fabio Capello (la polemica sul mago di Turi si supera) Un ricordo di Oronzo Pugliese

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Di Agostino Convertino:

È passato troppo tempo, non ricordo l’anno e il nome della squadra da lui guidata. Quello che so è che quando l’allenatore Oronzo Pugliese, il “Mago di Turi”, si presentò al “Comunale di Martina Franca” venne accolto col rispetto e la curiosità riservate alle grandi celebrità. Tanto che mio padre, che lavorava nelle Forze dell’Ordine e coordinava la sicurezza, cedette alle mie insistenze di imbucarmi sul rettangolo di gioco per potermi godere, da pochi passi, il profeta del calcio “pragmatico-motivazionale”.
La scaramanzia e la cadenza turese contribuirono ad alimentare la simpatia nei confronti di un genio della comunicazione sportiva in un’epoca in cui le interviste televisive agli eroi del calcio non erano propriamente florilegi letterari. Il congiuntivo era un optional, il condizionale un lusso che non tutti padroneggiavano. Ma il carisma no. Quello o ce l’hai o non ce l’hai. E Oronzo Pugliese lo emanava in quantità industriali.
Credo che in tanti anni di onorata carriera, vissuta ad ogni latitudine del calcio, nessuno lo abbia mai visto senza cravatta. Spiccava per eleganza e portamento e temo che, a dispetto di quanto afferma oggi il suo allievo Fabio Capello cui inviamo gli auguri per l’80° compleanno, Oronzo Pugliese fosse un autentico maestro. Certo, Capello ha dato un senso compiuto ed evolutivo al concetto di “zona” ma al Mago di Turi va ascritto il merito di aver applicato la filosofia del grande giornalista napoletano Edoardo Scarfoglio: ha fatto le nozze con i fichi secchi. Esattamente come Oronzo Canà, interpretato dal gigantesco Lino Banfi, che al Mago di Turi si ispirò in un film tra quelli di culto per Quentin Tarantino: “l’allenatore nel pallone”.
Nel senso che se non ci hai Pelè o non alleni Milan, Real Madrid, Roma o Juve come “Don Fabio” ti toccano il “mezzo-sistema”, una linea Maginot composta da robusti maniscalchi, un certo rhythm&blues del calcio a base di “blood, sweat and tears (sangue, sudore e lacrime, ndr)” e un concetto dogmatico di contropiede che, se non vuoi retrocedere, diventa unguento salvifico. Pura magia.
Con affetto per Oronzo Pugliese, Fabio Capello, Lino Banfi e Oronzo Canà.



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