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Laino Ricordi

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Di Franco Presicci:

La succursale della biblioteca di Laino d’Intelvi è in una cabina telefonica, nel centro sportivo. Un cabina rossa, di quelle inglesi, senza l’apparato per comunicare, ma con scaffali pieni di libri. Chi è avido avido di lettura l’apre, preleva il volume, se lo porta a casa, lo legge e torna per rimetterlo a posto. E’ grande e ben riposta la fiducia del sindaco Cipriano Soldati: nessuno infatti lo ha deluso. La gente qui è riservata, puntuale e rispettosa delle regole. Il sindaco per primo dà l’esempio: gira per il paese e dove trova qualcosa da aggiustare interviene personalmente senza incaricare altri. Quindi dappertutto c’è ordine.

0e9f1b9b f29c 4f93 bc56 773e6a3780e4Il centro storico è un abbraccio di case immerse nel silenzio. Non si avverte neppure il guaito di un cane. La volpe a volte si fa la sua passeggiatina fra i passanti, che l’ammirano incuriositi. Come me quando la prima volta la sorpresi fare la ronda sul mio balcone, dove, quando le andava, passava la notte, tanto nessuno la disturbava. Non dava fastidio, e, se avvistava una presenza umana, ostentava indifferenza. Un giorno fece un salto sul muretto, si voltò e mi guardò con una dolcezza inattesa, quasi un saluto, mentre un orbettino sbucava da un varco fra due pietre di origine martinese.

Spesso sopra di noi volteggia senza far versi un aquilotto, che dà l‘impressione di voler planare sui tetti e invece i suoi volteggi fanno forse parte di un gioco. I cervi e i daini si presentano verso le 4 del pomeriggio e si nutrono delle foglie degli alberi e delle siepi. Qualche volta, se intorno non c’è nessuno, vengono a brucare il glicine, che si spande su un lato del giardino. La loro apparizione porta gioia e l’idea di vivere in un una riserva naturale.

Laino offre una quiete riposante, interrotta dal suono delle campane, che proviene da Ramponio Verna, un agglomerato di case arrampicate sulla montagna dirimpetto, con il Santuario di San Pancrazio e siti antichi. Ogni tanto all’epoca compariva Antonio Fogazzaro, l’autore di “Piccolo Mondo Antico”. Aveva una crisi religiosa e una sorta d’inquietudine interiore. Si confidava con un sacerdote, don Silvio Girola, incontrato proprio su quest’altura. Durante l’assedio della sua città, Vicenza, riparò con la madre e la sorella a Oria, in Valsolda.

Venni a Laino una quindicina d’anni e me ne innamorai subito. A tendermi l’esca, i boschi che lo accarezzano, i tappeti di verde, le case avvolte nel profumo dei fiori, la chiesa di origine romanica dedicata a San Lorenzo, persino la fontana che fronteggia il municipio. Chissà quante volte mi sono promesso di andare alla festa di San Vittore, che cattura persone da altri paesi: Peglio, Ponna, San Fedele, Castiglione e anche da lontano… Ma sempre ho avuto un impegno improvviso e improcrastinabile. So che è una bella festa con suoni, odori e sapori. Un’ottima occasione per chi ama stare insieme agli altri, quindi questa festa è il momento giusto per conoscere persone e socializzare. Le persone con le quali avevo una certa familiarità erano i titolari del cementificio, che sta quasi alle porte di Laino, i Folli, una coppia ospitale e disposta al dialogo. Abitava a Ponna. Da qualche è scomparsa.

4db9aa90 ff95 4f68 b620 1b699bdcc817Da Laino si può scendere a Porlezza, godersi il lago, sbirciare oltre la galleria e trovarsi in pochi minuti appena in Svizzera. Io ci andavo per il mercato del sabato, dove ascoltavo le conversazioni della gente, mi soffermavo davanti a quelle tavolozze che sono i banchi della frutta.

Ho visitato anche gli altri luoghi: a Casasco il museo della civiltà contadina, comprendente anche l’equipaggiamento dei contrabbandieri e gli oggetti che servivano durante i loro percorsi verso la terra elvetica per rifornirsi di sigarette, con il continuo rischio di finire nelle trappole dei finanzieri. Un interessante libro di Giuseppe Valesi racconta la loro vita, i loro sacrifici, la paura dei familiari quando i mariti e i figli la notte uscivano da casa per intraprendere il viaggio.

A Ponna ho cercato un signore che con la motosega trasforma in sculture gli alberi morti. A Castiglione mi sono imbattuto in Francesco Pala, che costruisce casette per gli uccelli, dotandole di fregi e rosoni, uscite secondarie e finestre e alleva galline che gli saltano addosso ogni volta che lo vedono disteso sulla sdraio: hanno bisogno di coccole e lui gliele dà alla presenza del pavone, che, ingelosito, fa la ruota per richiamare la sua attenzione o per dispetto e vanità. A San Fedele vado ad acquistare i giornali. “Il Giorno” e “La Provincia di Como”; e di tanto in tanto mi affaccio al terrazzo, che è il parcheggio, per contemplare il panorama.

A Laino fermo l’auto su un piazzale enorme, vado al centro sportivo e osservo chi gioca al pallone o a tennis o a bocce: ci sono i campi attrezzati e non soltanto quelli, oltre a bar, dove uno spazio è occupato dal biliardo. Un tempo su un tavolo campeggiava il computer, a disposizione dei clienti.

Laino è convenientemente dotato anche per i più piccoli. Nelle belle giornate, il sabato o la domenica, le mamme e i papà li portano a sfogarsi sullo scivolo… I più grandi si arrampicano su una parete con decine di sporgenze che simulano la montagna. Il paese ha 566 abitanti, che d’estate diventano uno sciame proveniente non soltanto dalla Lombardia. Da Milano dista un’ora e mezza. In autostrada si esce al cartello con la scritta “lago di Como” (a sinistra si apre la Svizzera), si va diritto, si svirgola a sinistra e si procede, costeggiando il lago manzoniano, dove i motoscafi e le altre barche sembrano moscerini con una coda spumeggiante.

L’idea della libreria in una cabina telefonica piace e molti mobilitano il cellulare per immortalarla. Se si vuole consultare volumi d’arte, di letteratura, di storia… bisogna bussare a Palazzo Scotti. che a suo tempo fu decorato dall’omonimo artista. Laino fu la culla dei maestri intelvesi: pittori, scultori, architetti… che esercitarono il loro talento in vari Paesi d’Europa. Una categoria protetta da norme severe, come gli orefici, gli armaioli, gli spadari a Milano… Sopravvivono le tracce dei loro lavori non soltanto in Val D’Intelvi.

Ne ha di storia, Laino. Per chi ha voglia di esplorarla in biblioteca c’è su uno scaffale chi fornisce esaurienti informazioni. Basta richiederlo alle bravissime volontarie.

Cultura e verde. Bellezza e armonia. Se si sta con l’orecchio teso si può cogliere il mormorio del torrente Lirone. Se la sera si guarda Ramponio e Verna con le luci accese appaiono come una miriade di lucciole palpitanti o se si preferisce un presepe costruito nel buio dei monti. Da qui a Lanzo il passo è breve; e salendo ancora di più ci si trova sul balcone d’Italia.

Quanti percorsi da Laino. Andando a Porlezza si vedono una cascata, uomini e donne che conversano sulla soglia delle villette,il tabaccaio con il suo negozietto, che è anche un luogo d’incontro. Un artista del pennello che volesse venire a dipingere da queste parti troverebbe diverse fonti d’ispirazione. E quella pace che ristora, inebria, crea un senso di agiatezza spirituale, dà energia, fa rinascere, rinvigorisce. Da Porlezza si può raggiungere il lago di Piano, dove vivono vari uccelli acquatici.

Laino coltiva i sogni, introduce il visitatore in una specie di fiaba. “Qui il forestiero vive lontano dai pensieri ossessionanti, è come se fosse in un piccolo mondo antico”, commentava un mio ospite, mentre il ”barbecue” emetteva fumo e profumo e il sole inondava il piccolo giardino. Laino è affascinante. Chiunque venga a trovarmi si trova a suo agio, avverte la piacevolezza del luogo.

A Laino si è in uno stato di beatitudine. Vi domina una luce magnetica. I miei amici mi chiedono di invitarli anche solo per un caffè, per poi fare una piccola gita nei dintorni a godere l’aria, i paesaggi, l’armonia. Uno mi ha detto: “Vorrei scappare dalla città, dallo smog, dal rumore, dal traffico, dalle corse quotidiane e stabilirmi in questo paese che tu chiami bomboniera, ma è un eden e, se eden non è, è qualcosa che gli somiglia”. Più o meno lo stesso discorso mi fanno altri amici, che hanno conosciuto Laino, un giardino ben tenuto, ben pettinato, ben curato.

All’ufficio postale a volte fioriscono amicizie da coltivare, come una piantina ai primi germogli. Se si ha bisogno, la gente corre a darti una mano. Vado in centro attraversando un viottolo che accorcia la distanza e vedo su un ramo più basso una dimora per gli uccelli. Io ne ho cinque e i volatili vengono a farci la cova. Preparo loro il becchime e non li disturbo. E’ un condominio di pennuti che il mattino danno la sveglia con un’orchestra di cinguettii. Un giorno ho scoperto una salamandra e l’ho lasciata dov’era, ammirando i suoi colori, all’ombra di un alberello di alloro. Un tempo si riteneva che fosse in grado di passare sul fuoco senza bruciarsi.



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