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Taranto: compirà tra pochi giorni 16 anni l’accusato di avere accoltellato a morte il bracciante 35enne maliano Omicidio di piazza Fontana: cinque fermati fra cui quattro minorenni. La salma di Bakary Sako sarà riportata nel Paese africano a spese di una ong. Palmisano: no all'espressione baby gang, "davanti a noi ci sono assassini"

polizia macchina sera

Uno dei fermati, stando a ricostruzioni, ha fatto ritrovare in serata il coltello usato per uccidere Bakary Sako. Stando ad altre ricostruzioni è stato usato un cacciavite, ancora da trovare. Secondo l’accusa ad avere materialmente vibrato i cinque fendenti è un ragazzo che compirà 16 anni fra qualche giorno: uno dei quattro minorenni, il più piccolo, tra i cinque fermati per l’assassinio all’alba del bracciante 35enne del Mali. La salma di Bakary Sako sarà riportata in Africa con il finanziamento del viaggio ad opera di un’organizzazione non governativa. Il fratello minore è a Taranto per le pratiche di trasferimento.

Il lavoratore, sabato all’alba, era in bicicletta e andava da Taranto a Massafra per il lavoro nei campi, come faceva da dodici anni. Si è fermato in un bar per prendere il caffè, poi ripreso il cammino si è imbattuto nel gruppo di giovanissimi: è stato aggredito prima con un pugno in faccia, fino alle coltellate, ha cercato riparo nel bar. Non ci è arrivato. Le ferite, troppo gravi, lo hanno ucciso in breve tempo. L’arrivo dei soccorritori del 118 è stato vano. Ha indagato la polizia e sulla base delle indagini e sulla base di testimonianze e immagini di impianti di videosorveglianza, ieri, sono stati firmati i cinque fermi dalle giudici (una minorile).

Dettagli in una conferenza stampa in questura stamattina.

—–

Scrive Gianfranco Palmisano, presidente della Provincia di Taranto:

Sacko Bakari, 35 anni, lavoratore agricolo regolare, senza precedenti, stava andando nei campi per lavorare.
Non era “uno straniero”. Era un uomo che lavorava, con un nome, una famiglia da mantenere, le tasse pagate, una vita costruita con dignità. È stato ucciso, e gli indizi conducono a un gruppo di giovanissimi.
Rifiuto con fermezza l’espressione “baby gang”: davanti a noi ci sono assassini. La loro età non attenua la gravità di ciò che è accaduto; cambia soltanto il modo in cui la giustizia dovrà intervenire.
Come istituzione sento il dovere di dirlo con chiarezza: nessun disagio sociale, nessuna marginalità, nessuna giovane età può giustificare l’uccisione di un uomo che stava semplicemente andando a lavorare. La responsabilità è di chi ha commesso questo delitto, delle famiglie che non hanno saputo fermare questa deriva, ma anche nostra, delle istituzioni, se non siamo riusciti a intercettarla prima.
Taranto non è questa violenza. Ma Taranto non può nemmeno permettersi di voltarsi dall’altra parte.



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