Di Franco Presicci:
Il libro ”Quelli che… il ‘Giorno” di Mario Consani e Stefano Passarelli è come un viaggio attraverso la storia di un giornale, che cominciò la sua navigazione ben 70 anni fa, con un equipaggio altamente specializzato. I due autori hanno fatto parte di quella imbarcazione e hanno vissuto per anni la sua rotta, qualche volta su mari procellosi. Consani nei panni di esploratore infaticabile e Passarelli in quelli di topo d’archivio. Una bella accoppiata che ha lavorato sodo per raggiungere il risultato che è sotto gli occhi di molti lettori. Io mi sento disteso sul letto di una cabina raccolta e accogliente che cattura la luce del sole, mentre seguo il percorso di questa nave dal porto di partenza. Fuor di metafora, ho letto con interesse e piacere queste pagine, che scorrono dai primi palpiti del “Giorno” in via Settala, di fronte alla “Gazzetta del Sport”, alle ex Varesine, quando l’entusiasmo e la gioia dei personaggi che vi prendevano parte era alle stelle.

Ricordo Guido Nozzoli, la sua icastica descrizione di Pietro Cavallero, che nel settembre del ‘67 scatenò un mezzogiorno di fuoco per le vie di Milano per sfuggire alla cattura dopo la rapina all’agenzia del Banco di Napoli di largo Zandonai; Mario Soldati; Giancarlo Fusco, che fra i tanti fans aveva il famoso “chansonnier” Enrico Simonetti;

Tante furono le iniziative inanellate per tenerlo sempre vivo fra i lettori: il telefono installato nelle edicole per le richiese ulteriori e le consegne immediate; le pagine interne dedicate ai motori, alle donne (curate dalla Cornelli), ai ragazzi, per cui era stato allestito un piccolo treno ai giardini con la scritta lungo i vagoni “Il Giorno ragazzi”,. Lo conoscevano tutti, “Il Giorno”: i tassisti lo tenevano sul sedile posteriore per leggerlo durante le attese. Gli sportivi divoravano gli articoli di Gianni Brera, che aveva inventato un linguaggio (tema di tesi di laurea) e affibbiava etichette ai calciatori (Gianni Rivera era l’abatino).
Tra gli inviati Bernardo Valli, che aveva cominciato la professione occupandosi di cronaca nera; Mario Zoppelli, che partendo per Mosca scrisse un lodevolissimo articolo sul “Tramonto del capellone”. Chi aveva fatto del “Giorno” casa e bottega, comandante o nostromo che fosse, era orgoglioso di farne parte. Orgogliosi erano quelli che avevano cominciato in quei locali striminziti di via Settala e tutti gli altri che saltarono in poppa in via Fava, le cui ampie finestre si affacciavano sulle rotaie della ferrovia, a Greco, quel pezzo di Milano che ha ancora il ricordo della scuola bombardata durante l’ultimo conflitto (evito di snodarla, quella storia, perché fa ancora male al cuore).
Consani e Passarelli, occhio magico e memoria storica dell’archivio, si sono impegnati molto, facendo davvero un ottimo lavoro: il volume oltre alle eminenze ha colto e raccontano con piacevolezza gli anni del “Giorno”. Questa lettura distende, risveglia una miriade di ricordi, fa tornare indietro nel tempo felice. Chi non ha mai dimenticato il suo “Giorno”, chi lo ha amato e lo ama ancora, chi vi ha passato le notti, tastando il polso della città, i suoi umori, i suoi drammi non può non apprezzare la fatica di Consani e Passarelli. Questo libro emoziona chi ha vissuto quella meravigliosa esperienza; arricchisce chi ne ha solo sentito parlare.
“Quelli che… il Giorno” non annoia mai, anzi stimola, incuriosisce, spinge ad andare avanti come in ogni viaggio. Ed è un viaggio in prima classe. Consani è abile a narrare, cogliendo i dettagli nel disegnare i primattori, molti dei quali non ci sono più da tempo: “Gian Carlo Fusco è un altro dei personaggi da film che popolano la redazione di via Settala all’inizio degli anni 60. Spezzino, nato nel ‘15, debutto sulla ‘Gazzetta di Livorno’ e poi all’’Europeo’ e al ‘Mondo’, vulcanico e rissoso, generoso e gran bevitore, ex pugile”… ed ex attore (ne “Il generale, le donne in piedi”, n.d.a.), giornalista di talento e fecondo autore di libri, colto e simpatico, stimatissimo da Enrico Simonetti, che mi parlò di lui durante un viaggio a bordo della “Michelangelo”, una delle regine del mare in un’altra epoca.
Quelle di Consani sono spatolate incisive, che calamitano e coinvolgono. E’ un giornalista di ottima stoffa, e lo dimostrò già quando frequentava la scuola di giornalismo di via Soderini. Attento, preciso, determinato, preparato, ottimo scavatore, intuitivo. Dopo il pensionamento ha collaborato con “Repubblica” e attualmente è una voce di Radio Popolare. Stefano Passarelli da anni archivista del “Giorno”. e’ nato a Sondrio e fu arruolato nel 1989 come braccio destro dei giornalisti del quotidiano.
Ho amato “Il Giorno” anche quando gli anni della gloria si sono esauriti. Vì ho vissuto l’epoca della macchina per scrivere e poi quella dei computer: ho annusato l’odore del piombo, ho imparato a memoria le voci della tipografia, i comandi del proto. E ho sofferto quando ho visto la demolizione del palazzo di via Fava, che però non ha seppellito la memoria. Rivedo, per esempio., Pietrino Bianchi, Roberto De Monticelli, Gianni Brera, Giorgio Bocca, Nicola Cattedra, Natalia Aspesi… Consani non se n’è fatto sfuggire uno.
Ricordo i rumori, gli impaginatori che collocavano le colonne di piombo sulla balestra. l’ufficio correttori con il tappeto rosso che le scarpe bagnate di pioggia deturparono in sei mesi. Ricordo il vicedirettore Giovanni Raimondi, sempre con un foglietto nel taschino, a curare la prima pagina con Gaetano Afeltra, direttore vigile ed esigente, innamorato di Milano e dei suoi navigli (il balcone della sua prima pensione, nel ‘39, dava proprio sul Martesana). In un suo libro, “Milano amore mio”, ha dedicato pagine al Savini, al Campari, al “Santa Rita” (cucina che portò a Milano la pizza nel 1929), alla storia dei loro titolari, alle personalità che li frequentavano o lo avevano già fatto nel passato. Sapeva tutto, di Milano e dei giornali. Conosceva tutti e aveva tantissimi amici. Una sera rientrando da una conferenza guardò la prima pagina e commentò: “Non mi piace, domani ride tutto ‘Il Corriere”. “Io dico di no”, la risposta di un capo redattore. “E allora rido solo io”.
Il libro di Mario Consani e Stefano Passarelli è una fonte preziosa, che riapre un passato di “scoop” (uno quello del grande Nino Gorio di cui s’interessò tutto il Paese). Il libro di Consani e Passarelli è stato presentato durante una festa per i 70 anni di questo monumento nella sede del cortile della sede del giornale, in corso Buenos Ayres dal vcedirettore Guido Bandera e da altri, con una larga partecipazione di pubblico. E già sono in programma presentazioni a Roma e in altre città.






