Scrive Antonio Filomeno Lafornara, già consigliere comunale e candidato sindaco di Martina Franca:
Nel 2022, dopo oltre cento giorni dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, parlai di “nulla cosmico” per descrivere l’azione politica del governo cittadino. Non era una battuta, né una provocazione fine a sé stessa. Era un giudizio severo, ma fondato su un dato che appariva già evidente: tante parole, tanti annunci, pochissimi segnali concreti di cambiamento.
Oggi, a distanza di quasi quattro anni, quel giudizio non solo resta in piedi, ma si arricchisce di un’aggravante politica:
questa amministrazione è riuscita in un piccolo capolavoro comunicativo, trasformare l’ordinaria amministrazione in straordinaria amministrazione.
E questa, più che una qualità, è il suo limite più grande.
Perché un conto è governare una città.
Un altro conto è raccontare come evento eccezionale ciò che rientra nei doveri minimi di chi amministra.
Nel maggio 2025 il Comune annunciava con enfasi la riconsegna di Villa Garibaldi, parlando di “festa”, di riqualificazione, di aiuole restituite ai cittadini, di musica, colori, entusiasmo. Un linguaggio da grande rinascita urbana, da svolta amministrativa, da pagina memorabile nella storia della città.
E oggi, sul mercato settimanale, si ripete lo stesso copione: toni solenni, parole altisonanti, narrazione da grande impresa, come se ci si trovasse davanti a un’opera epocale, a un progetto rivoluzionario, a una trasformazione destinata a cambiare il volto di Martina Franca.
Ora, diciamolo con chiarezza, senza ipocrisie e senza il velo della propaganda:
riordinare una villa pubblica e sistemare il mercato non sono imprese straordinarie. Sono il minimo sindacale.
Sono atti dovuti.
Sono compiti normali.
Sono cose che un’amministrazione seria dovrebbe fare senza pretendere applausi a scena aperta.
Il problema politico, infatti, non è che il Comune sistemi un’area verde o metta ordine nel mercato.
Ci mancherebbe altro.
Il problema è che lo faccia passare come se avesse compiuto un’impresa fuori dal comune, quasi un miracolo amministrativo.
È qui che emerge tutta la povertà di visione di questa esperienza di governo.
Quando l’ordinario viene raccontato come straordinario, significa che si è abbassata enormemente la soglia dell’ambizione politica.
Significa che non si riesce più a distinguere tra la normale gestione della città e la capacità vera di cambiarla.
Significa, in sostanza, che si governa di comunicati, di fotografie, di inaugurazioni, non di visione e risultati strutturali.
Eppure Martina Franca avrebbe bisogno esattamente del contrario.
Avrebbe bisogno di una città amministrata con serietà sui temi veri:
gli uffici e i tempi delle pratiche,
il sostegno reale alle attività economiche,
la programmazione urbanistica,
la manutenzione costante e non celebrativa,
i servizi efficienti,
le periferie,
il commercio,
la vivibilità urbana,
la capacità di dare una prospettiva ai giovani e alle imprese.
Invece da anni assistiamo a un modello ripetitivo e ormai riconoscibile:
si prende un fatto normale, lo si gonfia mediaticamente, lo si impacchetta in forma trionfale e lo si consegna all’opinione pubblica come prova di un grande cambiamento in corso.
Ma la città vera non si governa con l’enfasi.
La città vera non vive di inaugurazioni.
La città vera, soprattutto, non si lascia ingannare all’infinito dalla differenza tra ciò che viene raccontato e ciò che realmente incide sulla vita quotidiana delle persone.
Il punto è tutto qui:
se l’ordinaria amministrazione diventa materiale da celebrazione straordinaria, allora vuol dire che manca la straordinarietà vera.
Manca la capacità di affrontare i grandi nodi.
Manca la forza politica di incidere sui problemi strutturali.
Manca il coraggio di produrre atti che lascino un segno oltre il post social del giorno.
Ed è questa la vera eredità di questi anni:
non una città trasformata, ma una città narrata.
Non una città rilanciata, ma una città raccontata come rilanciata.
Non una città cambiata, ma una città continuamente messa in vetrina per nascondere la modestia del cambiamento reale.
Nel 2022 parlai di nulla cosmico.
Oggi, forse, bisogna aggiornare quella formula: non siamo più soltanto davanti al nulla.
Siamo davanti a una politica che ha fatto della banalità amministrativa la propria più grande operazione di marketing.
E allora la domanda che ogni cittadino dovrebbe porsi è semplice:
davvero dobbiamo emozionarci perché un’amministrazione fa ciò che dovrebbe fare normalmente?
Davvero dobbiamo considerare storica la manutenzione ordinaria di una villa o la riorganizzazione di un mercato?
Davvero il livello del dibattito pubblico a Martina Franca deve ridursi a questo?
Io credo di no.
Credo invece che Martina Franca meriti di più.
Meriti una politica capace di distinguere tra gestione e visione.
Tra dovere e merito.
Tra propaganda e governo.
Tra ciò che si annuncia e ciò che resta.
Perché una città cresce quando l’amministrazione smette di autocelebrarsi e ricomincia finalmente ad amministrare.
E oggi, più che mai, il punto politico è proprio questo:
a Martina Franca si continua a spacciare l’ordinario per straordinario perché, evidentemente, di straordinario non c’è nulla.









