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Profanata casa di un poliziotto durante il suo funerale A Nettuno

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Di seguito il comunicato:

Esistono confini che nemmeno la peggiore criminalità dovrebbe osare valicare. Stamattina a Nettuno, quel confine è stato calpestato con una viltà che toglie il fiato.

Tommaso AlessiMentre l’intera comunità si stringeva in un pianto corale per l’ultimo saluto a Tommaso Alessi, lo stimato poliziotto della Scuola di Polizia di Nettuno scomparso prematuramente a soli 55 anni, una banda di sciacalli profanava la sua casa. Lo hanno fatto nel momento di massima vulnerabilità della famiglia: mentre le campane del Santuario di Nostra Signora delle Grazie suonavano per l’ultimo viaggio di un uomo giusto. Il rientro dalla cerimonia, per la vedova e le figlie, non è stato l’inizio del tempo del cordoglio, ma l’impatto brutale con una realtà degradata: porte scardinate, finestre divelte e il nido familiare messo a soqquadro. Uno sciacallaggio pianificato al secondo, eseguito con la fredda consapevolezza che l’abitazione sarebbe stata vuota per permettere ai congiunti di onorare un uomo che ha servito le istituzioni fino all’ultimo giorno.

 

Una vita spezzata a 55 anni, una casa indifesa nel lutto

Il paradosso è lancinante. A 55 anni, Tommaso Alessi era nel pieno della sua forza umana e professionale. Era l’uomo del sorriso, il poliziotto che rendeva migliore la giornata dei colleghi; un padre orgoglioso di due ragazze che, per amore suo, hanno scelto di vestire la stessa divisa. Mentre i vertici della Polizia di Stato rendevano omaggio a un uomo che aveva ancora così tanto da dare, fuori dal Santuario la criminalità segnava una sconfitta pesantissima per il territorio.

Alessi Image 2026 04 20 at 1.26.44 PMNon è solo un furto di beni materiali. È una violazione dell’anima. Rubare in casa di un poliziotto di 55 anni nel giorno del suo funerale è un guanto di sfida lanciato alla società civile e a uno Stato che sembra non riuscire più a proteggere nemmeno l’intimità del dolore dei propri servitori.

 

L’urlo di Nettuno: “Le istituzioni battano un colpo”

L’indignazione che monta tra i colleghi e i cittadini non è solo emotiva, è una richiesta di giustizia. Le parole del cappellano, Padre Antonio Gebrael Raaidy, che ricordava la gentilezza quotidiana di Tommaso, stridono violentemente con la ferocia di chi ha atteso che il feretro entrasse in chiesa per forzare le finestre della sua abitazione.

Questo episodio non può restare confinato alla cronaca locale. È una chiamata alle armi per le istituzioni: Anzio e Nettuno, territori complessi, chiedono risposte. Non basta il picchetto d’onore se poi, fuori, la legalità viene calpestata nel modo più ignobile.

 

Un addio profanato

Nettuno oggi non piange solo un uomo straordinario, un appassionato del volo e della natura, un padre e un collega esemplare strappato troppo presto ai suoi affetti. Oggi Nettuno piange la propria sicurezza violata. La famiglia Alessi, oltre al vuoto incommensurabile lasciato da Tommaso, si trova ora a dover raccogliere i cocci di una quotidianità devastata da sciacalli senza onore.

Resta l’amarezza di un Paese che accompagna i suoi cinquantenni migliori al cimitero, lasciando le loro case in balia dei lupi. Ora servono i fatti: individuare i responsabili e restituire a questa famiglia la dignità di un territorio che non si arrende all’infamia.



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