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Quelle trasmissioni a “Fuori orario” con David Riondino Un ricordo dell'autore scomparso ieri

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Di Franco Presicci:

Lo conobbi nel 1988 a “Fuori Orario”, che andava in onda su Raitre. Basso, cortese, discreto, senza enfasi, svolgeva il ruolo di presentatore con delicatezza. Io partecipai a quella trasmissione una decina di volte, incaricato di telefonare a mezzanotte alle varie questure d’Italia, per farmi raccontare dagli ispettori delle centrali operative, con l’autorizzazione dei vari questori, in diretta, i reati compiuti in serata. Di solito erano scippi, aggressioni, borseggi e io dovevo in pochi minuti spiegare tutto quello che c’era da dire su questi episodi. Si arrivava molto prima in studio e avevo così l’occasione di scambiare due parole con gli altri ospiti: Abatantuomo, la Sandrelli, Amanda Lear, Gregory Corso, il poeta inglese che pubblicava con Mondadori e mi fece un lungo sfogo in inglese, senza che capissi una mazza.

Una sera ebbi il piacere di conversare con Dennis Hopper, di cui avevo visto il film “Easy Rider (1969). Forse proprio in quella occasione Abatantuono s’inalberò, perché un professionista che intervistava i personaggi, rivolgendosi a lui,” aveva definito la sua comicità oleosa. La reazione di Abatantuono era più che giustificata e soprattutto efficace. “Oleosa? Se vuole offendermi si sbaglia: l’olio è un elemento prezioso, impreziosisce il cibo e fra l’altro è il prodotto di un albero sacro. L’altro non replicò. Una risposta che accrebbe la simpatia per l’attore e non soltanto la mia.

In una delle pause della trasmissione Amanda Lear mi parlò della sua amicizia con Salvator Dalì. E delle opere che aveva realizzato nello studio del maestro, mdentre io vidi su una mensola una biografia di Cicciolina, presente a due passi da noi, e me la presi.

Riondino presentava con una professionalità ammirevole, che metteva subito a loro agio gli ospiti. Il programma, nazionale e in diretta. andava in onda il sabato; e in uno di questi ebbi un bacio a stampo sulla guancia da Cicciolina: aveva perduto un libro con la sua biografia, io lo avevo trovato e glielo ave consegnato. Nel tardo pomeriggio di un giorno credo di febbraio avevano fatto a una signora anziana una truffa all’americana (nel gergo malavitoso scartiloffio) e io feci la storia di quel reato, rispolverando esempi tratti anche da un famoso film.

Poi la regista, alla quale piacevano i miei interventi, mi chiese se potevo organizzare un servizio sui ladri. Interpellai il maresciallo Ferdinando Osuri, che titubò nel darmi dei nomi; allora andai a cercare in una bisca clandestina al chiuso un personaggio che nel ‘76 aveva fatto una rapina in una banca di piazza Insubria. Non c’era, ma mi chiamò lui, e mi disse che non era disposto, anche se lo avrebbero pagato. Mi fu richiesto un servizio sulle bische, che appartenevano tutte alla malavita che spadroneggiava a Milano. Parlai con il questore, che mi mise a disposizione due Volanti. A mezzanotte irrompemmo nella “belanda” del mezzanino Garibaldi della metropolitana e i giocatori alla vista della polizia subito s’impegnarono a giustificare la loro presenza. Uno non prendeva sonno ed era uscito per comperare le sigarette; un altro aveva saputo di quell’assiepamento notturno d era andato a curiosare; un altro ancora aveva litigato con la moglie ed era uscito per calmare i nervi.

una biscaRiondino seguiva con attenzione, pensando che io stessi raccontando una favola. Me lo disse dopo, affascinato, confessando di non sapere che nella metropoli lombarda si giocassse d’azzardo anche all’aria aperta. Quando le telecamere chiusero gli occhi tornò sull’argomento e volle conoscere altri particolari. “Scene da Chicago anni Tretnta”, commentò, ignorando che quando nelle bische faceva irruzione la polizia e metteva tutti mani in alto e spalle al muro l’atmosfera era quasi quella.

Mi piaceva parlare con lui e mi piaceva assolvere quell’incarico in quel programma ideato da Enrico Ghezzi con la collaborazione del critico cinematografico Tati Sanguineti. In una delle trasmissioni parteciparono Dario Fo, Enzo Jannacci… A proposito, desidero aggiungere che nella belanda del mezzanino della stazione Garibaldi come in tutte le altre c’erano le sedie e un posto di ristoro gestito da Cosimo, 48 anni, una moglie e due figli, pugliese, che campava vendendo panini, caffè, coca-cola ai biscazzieri.

Un’altra sera parlai dei borseggi, che a Milano facevano stragi “fisarmoniche”, cioè di portafogli con tecniche diverse. Prima si esercitavano i siciliani, poi arrivarono i sudamericani, professione alla quale era stato dedicato un film: un trio molto abile, che operava soprattutto sui mezzi pubblici; uno sfilava il portafoglio”, un dietro di lui lo passava all’altro e poi scendevano tutti alla fermata.

Parlando di specialisti del caschè, borseggiatori appunto, dissi che a Santiago del Cile esisteva l’Università della categoria e a fine puntata una collaboratrice di Riondino mi domandò se fosse riconosciuta. Certo che no, era una metafora per dire che da quelle parti c’era una scuola, come nel film di Totò, di imbattibili del mestiereo che insegnavano ai neofiti.

“Fuori Orario” andava in onda alle 23. Ricordo che nello studio c’era un biliardo, che era servito a una gara di campioni. Prima che… si aprissero le dande io e Fabrizio Ravelli, uno degli assi di “Repubblica”, prendemmo in mano le stecche. Mi capitò di fare due tiri precisi e David Riondino mi si avvicinò per congratularsi. Ma non me la sentii di dirgli che non avevo mai lanciato una palla contro l’altra. Qualche giorno dopmi ritrovai con Fabrizio Ravelli fuori della caserma delle Fiamme Gialle di via Fabio Filzi, in attesa di Licio Gelli che doveva essere interrogato e il collega propose di andare nel bar di fronte, visto che Gelli tardava e i colleghi ci avrebbero avvertiti dell’arrivo dell’auto della Finanza che lo portava a bordo. Mi schermii, perché molte fame vengono usurpate per esibizioni come quella.

Era divertente prendere parte a questa trasmissione, che aveva come ospiti anche Giilio Giorello, Elvio Facchinetti… La chiacchierata con Gregory Corso fu molto interessante, grazie a una persona che si offrì gentilmente di farmi da interprete. Non ho vergogna di riferire che a un certo punto feci al poeta una domanda sulla pubblicazione delle sue opere e lui rispose: “Ma te l’ho detto prima”. Il traduttore fu preso da imbarazzo nel riferirmi le parole di Corso, che dopo aver atteso parecchio tempo per entrare in trasmissione prese il cappotto e andò via.

Riondino era premuroso e rispettoso e mi chiese fuori dallo studio di informarlo sul mondo della malandr in una delle sere successive, senza l’occhio delle telecamere addosso.

Il pubblico seguiva molto la trasmissione, Vincenzo Petrocelli, capo redattore del “Corriere del Giorno”, mi disse che una notte tornando a casa sentì la mia voce sul televisore e subito alzò il volume per ascoltare. Era un amico, Vincenzo detto Cenzo. Curava la terza pagina del giornale e pubblicò un articolo intitolato “Un Fuori Orario con Franco Presicci/ Fioriscono le bische nel … Non era la prima volta che entravo, protetto, in una bisca. Le conoscevo tutte. In piazza Tirana, al Lorenteggio, cominciavano alle 14 e finivano alle 6. Anche lì c’era il vivandiere, Agostino, che aveva il bagagliaio dell’auto pieno di merce. Sotto il lampione che torreggiava nella piazza c’era invece un signore molto anziano che sul sellino posteriore della bicicletta sgangherata aveva una cassetta di fichidindia. Snocciolai un pomeriggio tutto questo a David Riondino, che mi ascoltava con interesse.

David Riondino è morto oggi a 73 anni. Era nato a Firenze, il 26 giugno del 1952. Ho appreso la brutta notizia all’ora di pranzo dalla televisione. Sono rimasto amareggiato. Era un gentiluomo. Scrittore, regista, attore…. Ed era bravissimo nell’improvvisare. A metà anni ‘90 condusse con Daria Bignardi “A tutto volume” e aveva preso parte molte volte al Salotto televisiva di Maurizio Costanzo al Teatro delle Vittorie; e partecipava spesso alla trasmissione “Quelli che il calcio”o. Ci sarebbe molto altro da dire sull’attività di questo signore elegante, che quando presentava voleva essere libero amava la libertà.


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