Fra una settimana seggi aperti. Domenica 22 marzo dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15 si voterà per il referendum sulla riforma costituzionale in tema di giustizia.
Questo il quesito.
Approvate il testo della legge di revisione degli articoli 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?
Ecco, dunque, cosa si intende cambiare.
L’articolo 87, decimo comma, della Costituzione in merito alle caratteristiche del presidente della Repubblica, recita “Presiede il Consiglio superiore della magistratura.”
L’articolo 102, primo comma, della Costituzione recita “La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme sull’ordinamento giudiziario.”
L’articolo 104 della Costituzione recita “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vicepresidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.”
L’articolo 105 della Costituzione recita “Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.”
L’articolo 106, terzo comma, della Costituzione recita “Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.”
L’articolo 107, primo comma, della Costituzione recita “I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.”
L’articolo 110 della Costituzione recita “Ferme le competenze del Consiglio superiore della magistratura, spettano al Ministro della giustizia l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.”
Questi articoli sono stati cambiati in parlamento, nella legislatura in corso, con il testo di legge costituzionale pubblicato in Gazzetta Ufficiale 253 del 30 ottobre 2025.
Al link di seguito, in formato pdf, il testo della legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale, con la nuova formulazione degli articoli
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Ai cittadini, dunque, con questo referendum confermativo viene chiesto di mantenere l’attuale formulazione degli articoli della Costituzione (votando no) oppure di approvare la nuova formulazione varata dal parlamento nel 2025 (votando sì). Attenzione: stavolta non è necessario il quorum del 50 per cento più uno dei votanti. Il referendum è valido qualunque sia il numero degli elettori andati alle urne. Chi prende un voto in più vince.
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È comprensibile? No? Appunto.
La Costituzione prevede giustamente che siano i cittadini, raccolto mezzo milione di firme, a confermare le variazioni al testo della Costituzione qualora non ci riesca il parlamento. E il parlamento non ci è riuscito, non essendo stata raggiunta la maggioranza qualificata per operare la variazione costituzionale. Così, per esempio, alla cittadina anziana che stamattina ha preparato le polpette e che, bontà sua, magari non sa nemmeno chi indossi la toga in tribunale, si chiede di decidere su una materia così specialistica. E, altro esempio, capita di imbattersi in strada in persone che assolutamente impreparate sul tema, con “spiegazioni” da mettersi le mani nei capelli, vogliono convincere della bontà di votare nel modo motivato solo dall’appartenenza (facciamo simpatia, va’) a questo o quel partito. Persone impreparate perché non hanno il dovere di sapere lo scibile umano fra cui una materia del genere. Essere 60 milioni di ct della nazionale è più facile. Essere 60 milioni di giuristi è dura. Ci sono gli operatori del diritto che, giustamente, si stanno impegnando per le rispettive tesi. Ma finisce sostanzialmente lì.
Questo accade, nel caso che ci occupa, perché il sistema partitico, tutto insieme, che con questo referendum ha già perso, non ha saputo trovare una soluzione che rappresentasse tutti gli italiani. Anche stavolta la campagna referendaria è stata condotta come se fosse, domenica prossima, la finale di coppa dei campioni. E invece riguarda i destini dei cittadini.
Trattandosi di Costituzione, piccolo esempio di come venne scritta ottanta anni fa. Per la stesura del primo articolo ci misero sei mesi perché si fronteggiavano le parole “lavoro” e “lavoratori”, secondo le proposte dei democristiani e dei comunisti. Sei mesi per una parola, poi venne trovato un accordo fra tutti. Perché era la parola di base della legge fondamentale di tutti gli italiani e quei politici lo capirono. Oggi non ci si riesce e si lascia, da rappresentanti dell’anziana che ha fatto le polpette stamattina, a lei la responsabilità di decidere. Ma che bravi.
C’è chi chiede una conclusione di questo ragionamento. Eccola: ci vorrebbero zero voti. Per dire: fatela voi parlamentari, insieme. Poiché non accadrà, va ricordato ancora che vince chi prende un voto in più, qualunque sia il numero dei votanti.
Cosa e come diavolo ci state chiedendo di fare.






