Hanno pubblicato Nefertiti, il loro primo disco il 25 novembre 2019, un lavoro intriso di influenze alternative rock e britpop tipiche degli anni ’90.L’arrivo della pandemia, o probabilmente il destino, ha decretato la fine di questo interessante progetto nel corso del 2020.
A questo proposito abbiamo intervistato Giovanni “Palmer” Palmisano, chitarrista e autore dei brani della band.
I Carena: erano il sound giusto con un timing sbagliato o pensi che l’esperienza si sarebbe conclusa anche senza l’effetto covid-19?
Ogni cosa ha una fine, sono convinto però che se quel signore in Cina non si fosse mangiato un pipistrello la nostra storia sarebbe andata diversamente. Magari con una fine naturale e non traumatica.
C’è un brano al quale siete legati tutti in maniera particolare?
“Cena a casa di Arianna” e “Sabaudia” sono certamente quelle che più ci diverte suonare perché sono quelle con il maggior margine di improvvisazione.
Come è arrivata l’idea di questo ultimo concerto di addio?
Ci abbiamo provato molte volte in questi anni, ma non ci sembrava mai il momento giusto. Ora le stelle si sono allineate.
Da poco hai pubblicato due singoli da solista con lo pseudonimo di Bouvier. Ce ne parli brevemente?
“Un blu più profondo” è una lettera aperta al mio io bambino, “Lupi selvaggi” è un’ode agli emarginati. A breve uscirà un terzo singolo, probabilmente a febbraio 2024.
Appuntamento, quindi, a giovedì 29 dicembre 2022 (ore 22:30, ingresso libero) con i Carena al Cibando – Foodexperience (piazza Roma, Martina Franca) che si esibiranno nella formazione originale – composta da Giovanni Maggi alla voce e alla tastiera, Giovanni Palmisano alla chitarra, Claudio Pulito alla batteria e Federico Caramia al basso – per un ultimo indimenticabile concerto.