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Cassazione: stop all’area a caldo del siderurgico di Taranto Ex Ilva, sentenza definitiva. Il sindaco: urgenti alternative economiche

ilva taranto da strada

Hanno vinto i cittadini ricorrenti, tra cui un bambino.

L’area a caldo del siderurgico di Taranto, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, va fermata. Il diritto alla salute viene prima di quello d’imprese.

La Corte di Cassazione, dunque una sentenza definitiva, ribadisce quanto espresso dal primo e dal secondo grado.

Per l’ex Ilva, la più importante industria italiana, è finita un’epoca.

La sentenza di Cassazione arriva il giorno del 37/mo anniversario della presenza del papa a Taranto (e Martina Franca). Wojtyla, quel 29 ottobre 1989, parlò di ambiente e lavoro.

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Di seguito un comunicato diffuso dal Comune di Taranto, dichiarazione del sindaco Piero Bitetti:

Il verdetto della Cassazione ci restituisce l’urgenza di lavorare alle alternative economiche e produttive che abbiamo più volte richiesto al Governo.
La chiusura dell’area a caldo è una condizione che non possiamo più ignorare per almeno due motivi: serve mettere al sicuro il territorio, con le bonifiche, evitando che gli impianti fermi si trasformino in un ulteriore rischio per la salute pubblica; servono risposte occupazionali per gli operai diretti e dell’indotto, affinché il territorio non subisca un impoverimento irrecuperabile. Aspettiamo un segnale, quindi, che vada ben oltre quanto disposto con l’ultimo decreto, perché Taranto non può permettersi ulteriori fratture tra diritti costituzionalmente garantiti.
Nessuno si salva da solo, né chi giustamente rivendica condizioni ambientali e sanitarie adeguate, né chi lotta per un salario dignitoso. Abbiamo detto più volte che la città non può essere lasciata da sola: per chi ha responsabilità in tal senso, è arrivato il momento di dimostrarlo con i fatti.

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