Adriano Panatta, fra tanti campionissimi, è un mito. Eppure con lui oggi a Martina Franca ci sono Francesco Graziani, calciatore centravanti dell’Italia mondiale 1982, Andrea Lucchetta, pallavolista plurivincitore di mondiali e olimpiadi, Luigi Mastrangelo idem come sopra e Gonzalo Canale rugbista di una nazionale italiana in grande crescita e ora rispettata nel mondo.
Però Panatta è Panatta. Intramontabile riferimento del tennis e dello sport mondiale, dopo avere svolto la premiazione di Jannik Sinner agli Internazionali di Roma (che lui vinse cinquanta anni fa) era pronto per andare a premiare l’altoatesino anche al Roland Garros. Senonché la partita di oggi ci ha ricordato che (per fortuna, in linea generale) siamo umani e ci si può anche sentire male. Anche il numero uno del mondo. E così Jannik Sinner che in condizioni normali mai e poi mai avrebbe perso, ha dovuto lasciare il torneo di Parigi. A distanza, nel primo pomeriggio pugliese, è stato attento alla partita anche Adriano Panatta. Che così a Martina Franca, accanto alla gioia del successo di “Un campione per amico”, bellissima manifestazione sportiva e sociale con oltre mille bambini, ha dovuto abbinare la grande amarezza che poi è di tutti quelli che tifano il tennis italiano. Lui con un’amarezza in più: era pronto per premiare Sinner a Parigi a cinquanta anni dal suo successo al Roland Garros, in quella che fu una doppietta indimenticabile e, oggi va detto, insuperata. A mezzo secolo di distanza. E il primo (magari il secondo, facciamo) a dispiacersene, probabilmente, è lui.









