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La straordinaria presenza degli albanesi in Gravina in Puglia Storia

MAUSOLEO DI ANGELA CASTRIOTA GRANAI SCANDERBERG

Di Nino Sangerardi:

“Tra il 1448 e il 1543 un certo numero di Albanesi migrarono nell’Italia meridionale dove fondarono nuovi insediamenti o ripopolarono  insediamenti abbandonati. Oggi in molti di questi paesi sopravvivono ancora gli usi, l’antica lingua dei padri e il rito religioso degli Arbereshe.

Dopo le vittorie militari, ai soldati di Skanderbeg e alle loro famiglie vengono concessi i primi feudi in Puglia. Con la caduta degli ultimi avamposti veneziani in Albania, i civili fuggono dall’avanzata e dalla definitiva sottomissione dei territori costieri ai turchi. E’ in questo clima politico e culturale di inizio Cinquecento che si inserisce il matrimonio in Gravina di Puglia tra la discendente di Skanderbeg, Angela Castriota  Granai e il Duca di Gravina Ferdinando Orsini, favorendo l’integrazione e l’edilizia locale”.

È quanto scrivono e raccontano in viva voce gli esponenti di Calcarea Aps: Associazione ( presidente Oronzo Rifino, sede in Gravina Piazza Notar Domenico 12, telefono  e contatti 3421470043 e 3461350146, email : apscalcarea@gmail.com) di guide turistiche abilitate che gestisce visite guidate della città, tour esclusivi nei sotterranei gravinesi e tour di gruppo regionali(Matera, Alberobello, Altamura), la Casa Museo e attività esperenziali nel significativo territorio murgiano.

“Gli Albanesi—rileva il Dr. Gabriele Buzzi—possedevano una straordinaria abilità manuale legata alla pietra e alle costruzioni, come dimostrato in Gravina : progettarono e costruirono mulini a acqua, strutture complesse fondamentali per la macinazione del grano. Hanno contribuito alla ricostruzione di grani opere pubbliche come il Seminario vescovile  e la Cattedrale della città che aveva subito crolli a causa del terremoto del 1456. Introdussero e potenziarono tecniche di allevamento i bestiame adatte ai territori montuosi e collinari”.

 

A Gravina dove si stabilirono gli Albanesi?

CAVATO SAN MARCO IPOGEO“Principalmente—spiega Buzzi–  tra la Chiesa di San Giovanni Evangelista ed il convento di San Francesco, dando vita al quartiere di Casalnuovo, sui fianchi della strada denominata Via dei Greci, oggi Via Pietro Ianora, e di via San Giovanni Evangelista. Alcuni si stabilirono a ridosso di Palazzo Orsini, nell’attuale Via Vittorio Veneto e nei dintorni della Chiesa di San Nicola, trasformano le tante grotte in abitazioni, depositi di beni e ricoveri di animali. All’interno del quartiere di Casalnuovo, gli Albanesi organizzarono fiorenti corporazioni i mestiere e si distinsero come esperti cardatori e tessitori di lana. Utilizzarono i sotterranei del luogo, per la raccolta e la lavorazione del salnitro : ingrediente chimico fondamentale per fabbricare la polvere pirica per le armi da fuoco d’epoca. Il Cavato San Marco, composto da più livelli, nel suddetto quartiere, presenta segni di piccone che mostrano i vari scavi a opera i albanesi con un cappello a forma di croce tipico della Dalmazia, regione controllata all’Albania. Nel 1500 gli Albanesi presenti in Italia che venivano indirettamente o direttamente associati alla filiera del salnitro non erano una categoria di operai minerari ma i civili delle comunità Arbereshe(italo-albanesi) e gli Stradioti a riposo che si erano stabiliti nel Regno di Napoli e nei territori della Repubblica di Venezia. La zona di Casalnuovo fu popolata e vitalizzata con “case palazziate” che nascevano in piccoli quartieri di inclaustri che ebbero fulcro di aggregazione la Chiesa di Santa Sofia dove è ubicato il mausoleo di Angela Castriota  e il Monastero di Santa Maria Scala Coeli che ospiterà nel secolo XVII Fulvia Orsini, sorella di Papa Benedetto XIII”.

Dunque, non resta che visitare quanto realizzato dagli Albanesi dentro e fuori Gravina Urbs Opulenta in campo urbanistico agricolo



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