Bari, 10 giugno 2023. A mezzo minuto dalla fine della finale playoff, rete del Cagliari e tifoseria biancorossa pugliese gelata. Perché con quel gol furono i sardi ad andare in serie A e non il Bari. Tifosi isolani intenti in cori di scherno. L’allenatore del Cagliari va sotto la loro curva e fa ampiamente cenno di no, e lo grida pure. E fa un gesto che invita ad applaudire gli oltre cinquantamila baresi presenti al San Nicola e in preda a una delusione storica. Così come storico è rimasto quel gesto di Ranieri, sir Claudio per avere portato dieci anni fa il Leicester a vincere il campionato inglese (nei giorni scorsi quella squadra è retrocessa in terza divisione).
Claudio Ranieri, sopratutto per quei momenti a Bari, è ormai l’emblema della signorilità nel calcio italiano troppo spesso alle prese con bassezze varie.
Aveva detto che con il Cagliari finiva la sua esperienza di allenatore. Qualche mese di tempo e la Roma in difficoltà lo chiama. Fa un lavoro meraviglioso anche nella sua città, nella sua squadra. Così ne diventa dirigente di primo piano. Però con l’allenatore attuale, Gianpiero Gasperini, il rapporto non esiste. Tanto che i proprietari della Roma appoggiano il tecnico e Ranieri, è cosa delle ultime ore, va via.
Qua non si tratta di schierarsi con o contro questo o quello.
Si tratta però di riconoscere, a prescindere, le qualità di Claudio Ranieri. Autorevole, profondamente onesto, stilisticamente inappuntabile anzi esemplare, come già detto.
Ah.
C’è una panchina libera. Quella della nazionale italiana. Che di uno esperto, espertissimo, capace, serio (che poi, in realtà, lo è pure il dimissionario Gennaro Gattuso) e fondamentalmente di un porto sicuro per uscire dai marosi in cui si trova non ha bisogno. Ha urgenza.






