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Paola Raisi Iacovone, che porta il cognome di quella intitolazione e non è stata invitata in tempo Giochi del Mediterraneo: una disattenzione gravissima. Anche nostra

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Scrive Paola Raisi Iacovone:

Ho aspettato che la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Del Mediterraneo si concludesse prima di scrivere queste parole.

L’ho fatto volutamente.

In questi giorni avrei potuto parlare,raccontare quanto accaduto,esprimere pubblicamente la mia amarezza.
Ho preferito rimanere in silenzio perché non volevo alimentare polemiche alla vigilia di un appuntamento così importante per Taranto e per l’intero territorio.
Non volevo che una vicenda personale,per quanto dolorosa,potesse essere utilizzata per sporcare una festa che appartiene alla città,agli atleti e alle tante persone che hanno lavorato perché questo sogno potesse realizzarsi.
La festa meritava di essere rispettata.
E io l’ho rispettata con il mio silenzio.
E l’ho fatto anche quando restare in silenzio mi è costato non rispondere alle tante domande di amici e sostenitori,che mi hanno sempre dimostrato vicinanza e affetto.
Adesso, però,proprio perché l’inaugurazione è passata,credo sia altrettanto doveroso ristabilire la verità dei fatti.
E farlo senza urla,senza insulti e senza inutili processi alle intenzioni.
Semplicemente raccontando ciò che è accaduto.

La mia assenza non è stata frutto di disinteresse verso l’evento,né tantomeno di un rifiuto pregiudiziale.
Per molto tempo,infatti,non ho ricevuto alcun invito.
Ho atteso,soprattutto considerando il luogo scelto per una cerimonia di tale importanza:uno Stadio che porta il nome di Erasmo Iacovone.
Un nome che per molti rappresenta un pezzo della Storia sportiva e sentimentale di Taranto,ma che per qualcuno rappresenta un valore ancora più intimo e profondo.
E in questo momento,non parlo di me,penso innanzitutto a Rosy…nostra figlia.
Soltanto a ridosso dell’evento e’ arrivato l’invito!!!
Un invito che,per tempi e modalità,abbiamo ritenuto di dover declinare.
Ed è proprio su questo punto che desidero essere estremamente chiara:dire semplicemente che Paola Raisi ha “ rifiutato l’invito” significherebbe raccontare soltanto l’ultimo fotogramma di una storia,cancellando tutto ciò che è avvenuto prima.
Le parole hanno un peso.
Anche le omissioni lo hanno!
Un invito arrivato quando l’evento era ormai imminente non cancella settimane di silenzio,e non può trasformare chi,con amarezza decide di non partecipare.
Questa è la ragione per cui oggi sento il dovere di precisarlo pubblicamente.
Non per aprire una diatriba,ma per evitare che domani venga consegnata una versione dei fatti diversa da quella realmente vissuta.

E poi c’è Rosy.

Quando si utilizza un luogo che porta il nome di suo padre per uno degli appuntamenti più importanti vissuti dalla città,credo che attenzione,sensibilità,e riguardo nei confronti di sua figlia,dovrebbero essere qualcosa di spontaneo,al contrario,per il Comitato dei Giochi,e’stato un gesto da recuperare all’ultimo momento dopo l’attenzione mediatica sollevata dai tanti tifosi che richiedevano la nostra presenza.

Infine,permettetemi una riflessione sul mondo dell’informazione locale.
In queste settimane abbiamo visto e letto moltissimo:lavori, sopralluoghi,dichiarazioni,fotografie,
preparativi,entusiasmo per l’evento.
Tutto legittimo.
Mi sarebbe piaciuto però vedere la stessa attenzione anche verso domande forse meno comode:
In quali condizioni stavamo custodendo la Memoria dell’uomo il cui nome campeggia su quello Stadio?
Quale attenzione era stata riservata a sua figlia?
Non pretendo che la Stampa condivida il mio pensiero.
Pretendo però,da cittadina,il diritto di rimanere delusa quando vedo un’informazione molto attenta alla cornice,e assai meno curiosa di ciò che accade dentro quella cornice.

Da tutta questa vicenda ho imparato molto.

Ho scoperto dinamiche che non conoscevo e atteggiamenti che non mi aspettavo.
Ne esco certamente amareggiata,ma, anche più consapevole e più determinata.
E soprattutto con una convinzione…
Non basta chiamare
“Erasmo Iacovone”
per onorare Erasmo Iacovone.
Un nome sulla facciata non è
Memoria.
La memoria è attenzione
La memoria è sensibilità
La memoria è riconoscenza
La memoria,soprattutto,
e’ rispetto.
Ed è proprio per rispetto che ho taciuto prima dell’inaugurazione.
Ed è per lo stesso rispetto che,adesso che la festa è finita,ho scelto di parlare.
Non per rovinare ciò che è stato ma perché nessuno possa riscrivere ciò che è accaduto.



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