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Il Tevere ad alta definizione Nuova prospezione archeologica subacquea nel tratto urbano

Archaeological survey under Ponte Sisto by photographer Alice Rabuffetti 1

Di seguito un comunicato diffuso dall’Istituto centrale per il restauro:

La missione congiunta italo-britannica per il rilevamento dei resti archeologici sommersi del Tevere ha gettato nuova luce su un ampio complesso di testimonianze conservate nel centro storico di Roma: edifici, strutture di ponti e relitti.
Il progetto è condotto dalla Soprintendenza Speciale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, dall’Istituto Centrale per il Restauro (ICR), da Barca Archaeology (Oxford, Regno Unito) con il finanziamento della National Geographic Society.
I risultati sono presentati oggi, in occasione della prima Giornata internazionale UNESCO del patrimonio culturale subacqueo, istituita per richiamare l’importanza dell’archeologia subacquea in Italia e presso le comunità di tutto il mondo. La ricorrenza riveste un significato particolare per Roma che, già iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO, può oggi essere annoverata anche fra le principali aree di patrimonio culturale subacqueo. All’interno del Piano di Gestione del sito UNESCO, infatti, uno degli attributes è “Il Contesto Paesaggistico Fluviale: Il fiume Tevere e l’Isola Tiberina, riconosciuti formalmente tra gli elementi e gli attributi identitari del sito”
Il direttore dell’Istituto Centrale per il Restauro, Luigi Oliva, dichiara:
«Mi sembra particolarmente significativo che la celebrazione dei venticinque anni della Convenzione UNESCO 2001 per la protezione del patrimonio culturale subacqueo coincida con il momento in cui si presentano i primi risultati di questo Progetto di prospezione e documentazione della consistenza e dello stato di conservazione del patrimonio monumentale, archeologico e storico-artistico subacqueo del Tevere. Ciò assume per l’ICR un significato ancora più pregnante, considerato che ci si appresta a celebrare i venticinque anni del progetto dell’ICR Restaurare sott’acqua, che di questo approccio nei confronti del patrimonio culturale sommerso costituisce il fondamento etico e metodologico».
La Soprintendente Speciale di Roma, Daniela Porro evidenzia l’importanza del Tevere come risorsa strategica per Roma, che la SSABAP valorizza attraverso mirati interventi di riqualificazione:
«Rafforzare il legame tra la città e il suo fiume è uno dei cardini dei progetti di rigenerazione urbana curati dalla Soprintendenza Speciale di Roma che si esprime attraverso due macro-interventi che focalizzano l’attenzione sulla sponda sinistra del Tevere. Un processo graduale di restituzione alla città degli spazi negletti e abbandonati delle banchine che diventeranno spazi fruibili e perfettamente integrati nel paesaggio urbano e culturale di Roma in una chiave di interazione e cooperazione tra diversi enti e realtà territoriali. Una sinergia che si esprime anche nella ricerca condotta sul patrimonio subacqueo del Tevere».
La ricerca è diretta da Barbara Davidde, direttrice del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea dell’ICR, e da Peter Campbell di Barca Archaeology (Oxford, Regno Unito). Responsabile per la Soprintendenza Speciale di Roma è Alessandra Fassio.
L’indagine si è svolta con il sostegno della National Geographic Society e di NORBIT Subsea; un contributo operativo determinante è venuto dall’Aliquota Carabinieri Subacquei di Roma e dal Nucleo Sommozzatori di Roma dei Vigili del Fuoco. Il progetto si avvale inoltre della consulenza dell’archeologo subacqueo Roberto Petriaggi, già direttore del Nucleo per gli interventi di archeologia subacquea dell’ICR e ideatore del progetto Restaurare sott’acqua, l’esperta di geofisica marina Aleksandra Kruss di NORBIT e l’archeologa marina Lisa Briggs di Barca Archaeology.
Osserva Peter Campbell:
«Di Roma sono stati studiati ogni monumento e ogni pietra; anche il Tevere — linfa vitale della città antica e ragione stessa della sua esistenza — è stato in passato oggetto di ricerche storiche e topografiche, di recuperi di opere d’arte e di indagini dirette condotte con i mezzi allora disponibili. Molto, tuttavia, rimane ancora inesplorato sul piano archeologico. Questa prospezione geofisica multidisciplinare, che impiega strumentazione di ultima generazione, costituisce il primo passo di una ricerca di lungo periodo sul patrimonio archeologico sommerso del fiume».
Il progetto Archaeological Survey of the Tiber ha rilevato dodici chilometri di fiume, da Ponte Flaminio a Valco San Paolo, per un tratto che comprende l’intero centro urbano. Le tecnologie geofisiche impiegate consentono una restituzione tridimensionale del corso d’acqua: un sistema multibeam NORBIT di tipo winghead acquisisce mediante sonar i dati tridimensionali del fondale, mentre uno scanner LiDAR rileva con tecnologia laser il paesaggio circostante. L’integrazione in tempo reale dei due insiemi di dati restituisce l’immagine della città sottratta alle acque e permette di seguire l’andamento delle strutture dalla terraferma all’alveo. Un sub-bottom profiler trasmette nel sedimento segnali acustici ad alta potenza e rivela le successioni stratigrafiche fino a quindici metri di profondità. Le operazioni subacquee, svolte dall’Aliquota Carabinieri Subacquei di Roma, hanno permesso di ispezionare e documentare fotograficamente le anomalie individuate dalla prospezione.
La presenza di resti archeologici nell’alveo è nota da tempo, grazie alla tradizione antiquaria e ai rinvenimenti occorsi nel corso dei cantieri edilizi, che dal fiume hanno restituito elementi architettonici, quali colonne marmoree, e opere d’arte, quali statue. Il Tevere è stato inoltre oggetto di rappresentazione cartografica nel corso dei secoli, dalle carte idrologiche degli ingegneri settecenteschi Andrea Chiesa e Bernardo Gambarini fino ai rilievi idrologici e geologici dell’Autorità di Bacino del Fiume Tevere e del Consiglio Nazionale delle Ricerche. In questo settore del Tevere, le ricerche archeologiche subacquee precedenti a questa risalgono agli anni Ottanta del Novecento e si devono a Claudio Mocchegiani Carpano, prima archeologo della Soprintendenza archeologica di Roma e poi direttore del Servizio tecnico per l’archeologia subacquea del Ministero dei Beni e delle Attività culturali. Tuttavia, l’attuale mappa geofisica è la prima a essere realizzata come planimetria archeologica e conservativa, consentendo agli archeologi di studiare il contesto delle rovine, di valutarne lo stato di conservazione e di elaborare un piano di gestione per la conservazione a lungo termine del patrimonio culturale sommerso di Roma.
«Documentare e accertare lo stato di conservazione dei manufatti — osserva Barbara Davidde — è il presupposto di ogni intervento archeologico. Il rilievo non restituisce soltanto la posizione e la forma delle strutture o dei singoli reperti: consente di valutarne le condizioni materiali e di riconoscere le dinamiche sedimentarie e ambientali che ne governano il deterioramento. È un lavoro che chiama a collaborare competenze diverse — archeologiche, conservative, ecologiche — perché nel Tevere il manufatto archeologico e l’ecosistema fluviale costituiscono un’unica realtà, e la conservazione in situ del primo non può prescindere dal secondo. Il nostro progetto persegue poi un obiettivo ulteriore, non meno rilevante: restituire ai romani la consapevolezza di un patrimonio sommerso che giace nel fiume che scorre sotto i loro occhi, ma che per molti di loro rimane invisibile e ancora in gran parte sconosciuto».
Nei dati geofisici sono documentate centinaia di evidenze antropiche, fra cui elementi architettonici di grandi dimensioni e relitti. I risultati di maggiore rilievo riguardano le acquisizioni di ordine morfologico e strutturale sui resti dei numerosi ponti che in epoche diverse attraversarono il fiume. Sono stati rilevati i resti del Pons Neronianus (ponte di Nerone), che sorgeva in prossimità dell’odierno Ponte Vittorio Emanuele II: la pila orientale, sempre parzialmente visibile, è stata messa in luce in misura più ampia dai recenti bassi livelli idrometrici, mentre le rimanenti pile risultano leggibili nei dati geofisici. Nell’area della Villa Farnesina è stato inoltre riconosciuto un paesaggio sommerso, articolato in edifici e strutture. Porzioni delle ville che vi sorgevano furono recuperate durante la costruzione dei muraglioni del Lungotevere e sono oggi esposte al Museo Nazionale Romano di Palazzo Massimo; i dati geofisici documentano ora l’estensione di quanto rimane sott’acqua.
La prospezione del Tevere si inscrive in un più ampio quadro di collaborazioni internazionali a sostegno della tutela del patrimonio culturale subacqueo. Il regista Martin Scorsese ha visitato l’Istituto Centrale per il Restauro per il documentario Shipwrecks of Sicily, diretto da Peter Campbell e prodotto da Lisa Briggs, al fine di riprendere una conversazione con Barbara Davidde sulla conservazione del patrimonio culturale subacqueo.
L’indagine dimostra quanto resti ancora da esplorare nel Tevere. Il progetto prevede pertanto ulteriori campagne, fra cui immersioni sui relitti e sui contesti individuati, e l’elaborazione di un piano di gestione per la tutela del patrimonio culturale sommerso di Roma.
Un piano necessario come ha sottolineato Alessandra Fassio:
«Il Tevere è ancora oggi l’emblema paesaggistico di Roma – Un fiume irrequieto e intrigante, nascosto e desiderato dalla città. Per questo la Soprintendenza Speciale ha intrapreso un progetto integrato per il fiume denominato TEVEREVER dove passato e futuro si congiungono nella nuova apertura del fiume alla vita urbana. La tutela e la ricerca attraverso l’archeologia subacquea diventano strumenti insostituibili per la piena acquisizione della straordinaria stratigrafia della città sedimentata nell’alveo del fiume. Una conoscenza piena che volge verso la valorizzazione dei risultati degli studi e si integra nei nuovi servizi alla città che restituiscono le sponde del fiume alla vita urbana di Roma».
Il tema acquista particolare rilievo nell’anno in corso, che segna il venticinquesimo anniversario della Convenzione UNESCO 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo, strumento nella cui redazione e attuazione l’Italia ha avuto un ruolo determinante.
(foto: di Alice Rebuffetti)


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