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Salvatore Seccia, il barbiere pugliese di Cesare Maldini e Carosio, amico di Lodetti. Nel racconto anche Bearzot e Baresi Ricordi nel giorno della finale mondiale del calcio

Salvatore Seccia

Di Franco Presicci:

Salvatore Seccia è un ottimo parlatore. Sagoma atletica, baffi discreti che onorano il mento, battuta pronta, non mancavai di ricordare il suo paese, in quella Puglia inondata di sole e ricca di storia. Me lo presentò anni fa il prefetto Francesco Colucci, già vicedirigente della Squadra Mobile, portandomi nella sua barbieria a un tiro di fionda dal Duomo. La sua clientela comprendeva persone molto conosciute, come Cesare Maldini e in un passato remoto Ivanohe Fraizzoli, un grande manager dello sport. Salvatore non se ne vanta; soprattutto adesso che ha dimesso la casacca di barbitonsore e si gode il riposo. L’ho sentito al telefono e mi ha risposto con toni un po’ spenti. Ma forse è stata una mia impressione.

Quando lo intervistai la prima volta feci fatica a raggiungerlo: le strade erano molto trafficate, perché era la settimana demma moda. Gli chiesi di Maldini e mi rispose che era molto gentile, ma non disposto alla chiacchiera, Ogni volta che entrava in barbieria le poltrone per caso erano sempre libere, quindi non doveva aspettare: e se era seduto sulla prima poltrona dall’esterno spesso chi lo aveva visto in campo a disegnare le sue ammirevoli geometrie lo salutava e grisava, soprattutto i ragazzi urlavano il suo nome.

Chi invece parlava di più era Nicolò Carosio, radiocronista storico (quando lui commentava le partite non c’era ancora la televisione e i tifosi si raggruppavano davanti alle vecchie radio a sentire i suoi racconti eccitandola). Carosio si sedeva a un tavolo del bar di fronte e invitava i maschi a farsi sbarbare da Salvatore entrare nella barbieria di Salvatore per farsi tosare o sbarbare. La gente si fermava, perché c’era sempre qualcuno che diceva: È Nicolò Carosio, quello che esaltava i tifosi dallo stadio”. Ormai era stato sostituito da Sandro Ciotti e altri che parlavano davanti alla telecamera.

WhatsApp Image 2026 07 16 at 21.01.35Salvatore aveva tosato e rasato anche Riva, quello che stava a capo dell’Italsider. E neppure di lui poteva dire granchè. Io lo incalzav0, ma il suo serbatoio era vuoto. Insomma non acciuffai nemmeno una chicca su Fraizzoli, che a suo tempo aveva dominato le pagine dei giornali sportivi. Un giorno, fingendo di voler fare a gara, gli dissi che anch’io avevo avuto l’onore di incontrare nomi dell’olimpo del calcio: Prima Bearzot. Era nello studio del pittore Guido Bertuzzi e quando entrai mi fu presentato. Lui si alzò con un po’ di fatica, perché non stava bene, e mi sentii in imbarazzo, perché non sapevo che cosa dire a un grande personaggio come lui.

La stessa emozione ebbi quando lo stesso Guido mi mise in contatto con Giovanni Lodetti, già colosso del Milan. Ecco, proprio la squadra del capoluogo l,ombardo aveva consentito al pittore del naviglio di avere questi amici. Da giovane lui aveva sfondato più volte la rete con il pallone nel Milan ragazzi e fattosi più grande un paio di volte nella formazione… adulta. L’occasione del mio incontro con Lodetti tramite Bertuzzi, il cui padre era stato un cantante dell’Eiar, fu la presentazione di un libro della Celip. “Venticinque anni di storia di Milano” alla Galleria d’Arte di Mimmo Dabbrescia, di Barletta, e contemporaneamente quella di uno scrittore barese (credo si choamasse Antonucci) sula storia del Bari. Nella circostanza invitai qualche giocatore del Milan, che il giorno dopo avrebbe giocato a San Siro con il Bari: Baresi mi rispose il giorno della manifestazione per dirmi che aveva altri impegni e gli altri mi dissero tutti di no. Mi sarebbe piaciuto averli, per fare omaggio a due giocatori del Bari e all’amministratore delegato della formazione, che avevano accettato l’invito.

il prefetto ColucciLodetti accettò di sedere al banco dei relatori, di fianco al grande storico di Milano Guido Lopez e a Don Lurio, famoso coreografo di Studio Uno, che ballava con le sorelle Kessler. Quando lo dissi a Salvatore, sorpreso a manovrare le forbici sulla chioma del prefetto Francesco Colucci (foto accanto, ndr.) non si impermalosì come mi aspettavo. Certo, non potevo competere con lui, che di campioni ne aveva ospitati tanti.

Giovanni Lodetti non lo vidi più e dopo qualche tempo Bearzot morì. Continuai ad andare in vicolo dei Lavandai, dove trovavo sempre qualche personaggio illustre. Nello studio del pittore Aldo Cortina, titolare di una libreria universitaria di fronte alla Statale, in via Festa del Perdono, mi dicevano che ci andava Bettino Craxi.

Tornando a Salvatore, originario di Margherita di Savoia, era spassoso, ironico. Come il suo collega Franco Bompieri (autore di libri pubblicati da Feltrinelli, Mondadori, Longanesi, Rizzoli), che… prendeva per i capelli Enrico Cuccia e Cesare Romiti, Tronchetti Provera e Enzo Jannacci, Gaetano Afeltra… “Salvato’ – gli domandai un giorno – torni al tuo paese?”.”Che cosa credi, che lo abbia dimenticato Ci vado, eccome. A volte il mio paese lo sogno”. “Eri amico di Nicolò Carosio?”. “Proprio amico no. Eravamo quasi in confidenza. Anche a lui piaceva scherzare”. E nuovamente: “Parlami di Maldini, ti prego”. “Che posso dirti? Lui non parlava molto, non amava conversare. Entrava, salutava con molta gentilezza, qualche sorriso”. Salvatore è simpatico, riservato, rispettoso. “Con Colucci invece si conversa su Milano, sul traffico, che spesso s’ingolfa, sul rumore dei tram che arriva fino in bottega. E qualche volta si parla della sua vita professionale. Lo stesso con Carluccio. Qualche volta ho rasato Achille Serra, allora capo della Squadra Mobile. Non ho avuto il piacere di modellare i capelli di Giovanni Lodetti, che stimavo molto per il suo garbo. Era un campione, un ‘goleador’ del pallone”.

Ogni tanto mi mandava i saluti con Colucci, che vedevo e continuo a vedere. “Salvato’, com’è il tuo paese?”. “Vieni a vederlo e ti accorgerai che è un bellissimo paese. Tutta la Puglia è bella”. “Ti hanno mai chiamato terrone?”. “No, mai. Se qualcuno lo avesse fatto, non mi sarei offeso. Come per me non è offesa chiamare i milanesi polentoni. Anche noi un volta abbiano mangiato polenta. Pensa al dopoguerra”. “Preferisco non pensarci. Dimmi piuttosto di Fraizzoli”. “Beh, non è che abbiamo parlato molto. Anche lui aveva buone maniere e chissà perché appena entrava lui c’era sempre una poltrona libera Sarebbe stato banale chiedergli come andasse la squadra per avviare un discorso”. “Dimmi di qulche altro tuo cliente”. “Sono stati davvero tanti, è naturale che alcuni mi sfuggano. Raccontami tu di Lodetti”. “Era un signore, un portamento elegante, aveva la parola facile, un sorriso comunicativo, mi ringraziò per averlo coinvolto in quella serata, rimasta memorabile. Il dirigente del Bari, di cui non ricordo il nome, e i suoi ragazzi erano taciturni. Rimasero in piedi perché, arrivati in ritardo, la sala era già piena. Feci di tutto per trovare delle sedie. Un episodio mi è rimasto lucido: la reazione di Beppe Lopez a un discorso di Don Lurio, che aveva detto: ”Io sono di New York e tutti i miei concittadini si sento newjorkesi. Non ci sono come da voi distinzioni e rivalità fra nord e sud”. Lopez insorse accusandolo di averci accusato di razzismo. Alla fine Don lurio scrisse due righe sul suo catalogo e glielo consegnò in segno di pace. Dell’autore del libro sulla storia della formazione barese non posso dire nulla, e mi dispice.

Sicuramente Salvatore segue le partite di calcio, quelle che si stanno affrontando in questi giorni. Fanno palpitare, emozionare. Affascinano i ‘dribblng’, le acrobazie, la palla che vola. Una partita di calcio avvince”. Che attesa per Argentina-Inghilterra, che ha suscitato momenti di ansia.

Salvatore è un un pugliese vero, di quelli che amano usare il dialetto. A Milano ha anche insegnato alla scuola per barbieri, ha fatto parte di giurie. Il prefetto Colucci lo stima molto come tutti quelli che gli affidano le loro teste. Adesso che ha lasciato il mestiere non ha nostalgie, almeno così dice. Non credo che non gli vengano in mente qualche volta i campioni che si sono accomodati su una delle poltrone girevoli. Mi è capitato di sentire qualche collega fare il nome di Salvatore. Un giorno mi ha chiamato il collega Sandro Neri, allora direttore del “Giorno”, e mi ha detto: “Sai dove sono? Da Salvatore. Me lo ha passato al telefono e mi ha fatto festa”.

Provavo piacere andare a fargli visita. La sua barbieria era un luogo d’incontro. La figura di Nicolò Carosio me la delineò con simpatia. Mi dette anche un francobollo con la sua immagine. Nei tempi andati la sua voce catturava l’attenzione, lo conoscevano tutti gli sportivi e non solo. Le partite che raccontava lui erano esaltanti. Era la radio. Carosio un mito.



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