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Corte dei Conti: report su fondo per diritti e pari opportunità Esercizio 2025

CORTE DEI CONTI

Di Nino Sangerardi:

La Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei Conti ha approvato( delibera n. 48/2026/G), la relazione sul “Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità”, con riferimento all’assistenza e al sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli.

In coerenza con la precedente analisi del 2016, il documento ne analizza la gestione, affidata al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e finalizzata al sovenzionamento dei Centri antiviolenza, delle case rifugio e degli interventi di prevenzione e contrasto della violenza sulle donne.

Per gli anni 2017-2025 gli stanziamenti sono stati pari a 401,6 milioni di euro, oltre a 56,2 milioni di euro di contributo regionale, per un totale di 457,8 milioni di risorse nazionali, interamente spese e rendicontate per l’attuazione delle politiche in questione.

L’esame della Corte ha riguardato, inoltre, i sistemi regionali di monitoraggio, il funzionamento delle reti territoriali, l’operatività delle strutture di accoglienza e gli strumenti di prevenzione, assistenza e rilevazione della violenza di genere.

Le risorse, incrementate rispetto al passato, hanno consentito il rafforzamento delle politiche di contrasto al fenomeno, lo sviluppo di strumenti di coordinamento istituzionale e l’ampliamento della rete dei centri antiviolenza e delle case rifugio, pur con alcune criticità nella distribuzione territoriale dei servizi.

“Il sistema – scrivono i Magistrati – ha visto, rispetto al 2016, un’evoluzione sotto il profilo normativo, programmatorio e finanziario, anche in linea con gli impegni assunti a livello internazionale, nonché con gli obiettivi della Convenzione di Istanbul e dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Molto più diffusa risulta, in particolare, la rete dei centri di accoglienza, sebbene con livelli quantitativi ancora inferiori agli standard europei e differenze tra i territori per qualità e tipologia delle misure di supporto fornite.Nell’ambito dell’articolato quadro emerso, positivi appaiono il consolidamento degli interventi di sostegno e protezione delle donne vittime di violenza, la crescente attenzione all’empowerment femminile, la formazione degli operatori, nonché l’avvio di processi di rafforzamento dei sistemi informativi e delle attività di raccolta dati, sia pure con profili di disomogeneità a livello locale.Fattori da attenzionare sono, invece, la differente capacità delle regioni nell’organizzazione dei servizi e l’esigenza di garantire sempre tempi rapidi nella ripartizione dei finanziamenti e nella trasmissione dei dati”.

I Giudici  raccomandano, pertanto,  “il potenziamento dei sistemi informativi e il coordinamento nazionale delle politiche di settore, attraverso criteri uniformi di verifica. Si sollecitano, inoltre, continuità e celerità nell’assegnazione delle risorse, oltre all’aggiornamento degli <em>standard</em> organizzativi e qualitativi relativi alle strutture di accoglienza e alla formazione del personale specializzato.Appare peculiare, al riguardo, l’importanza delle iniziative di prevenzione culturale e di contrasto agli stereotipi di genere, specie in ambito scolastico e formativo, anche tramite percorsi strutturati di educazione alla parità e alla prevenzione della violenza nelle relazioni interpersonali, in coerenza con le indicazioni degli organismi europei di monitoraggio previsti dalla Convenzione di Istanbul”.

Un’azione coordinata, tempestiva e omogenea sul territorio – conclude la Corte – è essenziale per l’effettiva tutela delle vittime e il rafforzamento dell’efficacia delle iniziative, in un contesto di grande rilievo sociale, segnato da persistenti episodi di violenza domestica, assistita e sommersa e da un numero ancora significativo di uccisioni in ambito familiare o affettivo.

La relazione è  stata tarsmessa alle Presidenze  di Senato e Camera dei Deputati.

 



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