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Puglia da non perdere: Patù Il patrimonio della località salentina

Palazzo romano 8

Di Anna Lodeserto:

Il comune di Patù, dal 2004 città, è situato nel basso Salento all’estremità meridionale del Capo di Leuca. Dista circa 63 chilometri dal capoluogo provinciale, sorge presso l’antica città messapica di Vereto e conserva i resti dell’imponente costruzione megalitica delle Centopietre.
L’intero territorio è sottoposto a vincolo paesaggistico per la composizione naturale caratterizzata da macchia mediterranea ed essenze locali quali l’Alisso di Leuca, il Timo, il Mirto e varie specie di Orchidee selvatiche. Inoltre, perché sono presenti antichi monumenti dall’inestimabile valore culturale, estetico e tradizionale come le Pajare (costruzioni molto simili ai trulli, edificate in pietra utilizzando la tecnica a secco).
La città si affaccia sul Mare Ionio per circa tre chilometri con le località di Felloniche e Torre San Gregorio.

 

stemma comune Patù 1Lo stemma di Patù raffigura un gatto che addenta un pesce. Tale immagine potrebbe ricondurre, indirettamente, agli antichi tempi in cui la città era il granaio di Vereto, per tale motivo ricca di cavità (dette faggi) ove si era soliti stipare il grano. La scelta di celebrare il gatto potrebbe esser riconducibile all’importante ruolo svolto da questo animale per far sì che i topi non si avvicinassero al cibo. Stando a questa analisi, si potrebbe supporre che l’animale tenuto in bocca dal gatto fosse un topo stilizzato trasformatosi, con il passare del tempo, in un pesce giunto sino ai nostri giorni.
Un’altra corrente di pensiero propone come interpretazione quella secondo cui la presenza del pesce sullo stemma rimandi alla distruzione di Vereto che obbligò molti pescatori a rifugiarsi a Patù.
Dal succitato evento storico deriverebbe, secondo alcuni, l’origine del nome del paese. Patù sembrerebbe richiamare alla mente il termine greco pathos (ossia dolore, sofferenza), sentimento certamente provato dai veretini quando la loro terra fu distrutta dai Saraceni. Secondo altri, invece, il nome della città sarebbe un omaggio al custode del granaio Verduro Pato, trasformatosi in Patù sotto l’influenza francese.
Il gatto, oltre che dello stemma, è protagonista di una credenza popolare. Si narra, infatti che giunse la notizia che a Patù dovesse arrivare un alto funzionario per compiere un’istruttoria. Tale atto prevedeva il riconoscimento per il centro abitativo di alcuni privilegi, soltanto nel caso in cui vi fosse un gran numero di abitanti. L’eccezionalità e straordinarietà della situazione richiese un notevole impegno per far crescere velocemente il numero degli abitanti, in realtà particolarmente esiguo. Venne richiesto, vista l’importanza dell’evento, l’intervento del parroco. Proprio in quei giorni si sarebbe dovuta svolgere la celebre processione in onore del Santo Patrono che richiamava numerosi fedeli.
Il numero dei fedeli, seppur importante, non era sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo. Per questo motivo venne ben volentieri accolta la proposta di collocare un gatto sullo stendardo che apriva la processione, dalla cui coda pendeva un filo di spago tenuto dal parroco. Man mano che la processione avanzava per le vie cittadine ed il parroco tirava la cordicella, il gatto miagolava in un modo molto simile al rumorio creato da mille e più persone. Facendo così credere al funzionario che la presenza fosse realmente numerosa e pertanto la città fosse meritevole dei benefici che costituivano la posta in palio.

Cenni storici

Il territorio di Patù è stato, sin dall’antichità, abitato. Come già accennato ha ospitato la città messapica di Vereto distrutta nel IX secolo d. C. dai Saraceni, con l’intento di guadagnare un nuovo punto di riferimento nel capo di Leuca che gli potesse permettere di invadere la penisola salentina.
La fondazione e nascita di Patù risale, secondo la tradizione, all’anno 924 ad opera di alcuni veretini che si spostarono più a valle.
L’invasione saracena venne sventata dall’esercito inviato da Carlo il Calvo (all’epoca Re di Francia) durante la battaglia del 24 giugno 877. In onore della vittoria venne edificata la chiesa di San Giovanni Battista.
Per quanto concerne il periodo feudale numerose furono le famiglie che si susseguirono sul territorio. Nel 1318 giunsero i Sambiasi, successivamente vi furono i Capece ed i De Electis. In seguito, appartenne alla Curia Vescovile di Alessano, al Principe d’ Aragona, ai Guarino ed infine ai Granafei.

centopietre 2Monumento megalitico delle Centopietre

Il monumento è una costruzione di forma rettangolare, composta da cento blocchi di pietre e si trova difronte all’ingresso della chiesa in onore di san Giovanni Battista. Originariamente aveva la funzione di monumento funebre priva, quindi, di accesso. Probabilmente il monumento venne costruito per accogliere le spoglia del barone Germiniano considerato un martire cristiano. La costruzione è databile attorno all’IX secolo. Nel periodo successivo, si assistette al riconoscimento di una funzione per il monumento in oggetto. Fu, infatti, trasformato in un luogo di preghiera per i cristiani. All’interno sono stati rinvenuti affreschi con tipiche immagini sacre risalenti all’epoca bizantina.
La leggenda narra che nel corso dell’IX secolo giunsero truppe francesi del Re Carlo in soccorso di Vereto per combattere e contrastare l’avanzata dei Saraceni.
Alla vigilia dello scontro (avvenuto il 24 giugno 877) il Cavaliere Germiniano, che ricopriva il ruolo di ambasciatore per la pace, fu imprigionato e trucidato. I Cristiani vinsero lo scontro, recuperarono il corpo dell’ambasciatore e lo seppellirono, appunto, nel monumento megalitico. La leggenda riporta anche che, in un secondo momento, le spoglie di Germiniano furono portate in Francia, patria dello stesso.

chiesa san giovanni battista 3Chiesa di San Giovanni Battista

Di fronte alla Centopietre si erge la Chiesa di San Giovanni Battista risalente al X secolo.
A sinistra entrando nella chiesa possiamo notare un grosso blocco di marmo con un’incisione funebre latina la cui traduzione è “A Marco Fadio // Valeriano// dopo la morte Marco Valeriano padre // e Mina Valeriana madre// Posero con decreto Decurione.
Nel 2015 sono stati ultimati i lavori di restauro dei dipinti murali presenti sulle pareti laterali dell’abside e sul sesto pilastro a sinistra sono stati riportati alla luce quattro strati di intonaci.
Al centro si trova l’immagine di una Madonna in trono con il Bambino ed uno strato sovrapposto di dipinto, si pensi, raffiguri lo Spirito Santo con ai lati due Angeli.
Nella parte destra dell’abside sono conservati e raffigurati due Santi Vescovi, di cui uno è San Giovanni Battista riconoscibile dalla formella circolare al lato al cui interno è riprodotto l’agnello (simbolo del Santo).
Guardando alla parte sinistra dell’abside si possono vedere quattro successioni stratigrafiche, sullo strato più antico si intravede una Croce, delle lettere VMA ed un altro strato con la colorazione blu.
Immediatamente sopra si trova un’altra stratigrafia in cui sono raffigurati due Santi corrispondenti alla decorazione del soffitto, mentre la Trinità è il penultimo strato di queste decorazioni.
Il Cristo deposto all’interno del sepolcro si trova nel transetto a sinistra. Si possono vedere raffigurate le mani incrociate sul fondo e sullo sfondo il segno della Croce in legno con le relative venature.
I lavori di restauro del transetto posto a destra hanno riportato alla luce alcuni particolari quali la barba, la capigliatura e l’aureola. Gli addetti ai lavori sostengono che questi dettagli appartengano a San Pietro. Sul sesto pilastro, oltre a San Giovanni Battista, è raffigurato San Leonardo (identificazione facilitata dalla presenza del nome).

marina san gregorio 4Marina di san Gregorio

La Marina di San Gregorio, appartenente al territorio di Patù, è situata a pochi chilometri a nord di Santa Maria di leuca. La marina, che si affaccia sul Mar Ionio, si colloca in un’insenatura naturale a ridosso di un’altra scogliera a strapiombo sul mare.
È presente nella baia una piccola fascia sabbiosa che facilita per i bagnanti l’accesso al mare.
I fondali in questione sono una testimonianza del periodo romani, infatti, sono stati rinvenuti vari cocci di anfore e vasi. La presenza di testimonianze architettoniche, come ad esempio i ruderi, portano a pensare che in epoche passate il luogo fosse sede di trattative commerciali messapiche. altra testimonianza della civiltà messapica è la presenza di una scalinata costituita da rocce squadrate in pietra tufacea.
La Torre di San Gregorio, da cui la località prende il nome, risale al XVI secolo. Ad oggi la torre è abitata da privati, nonostante i numerosi attacchi e le distruzioni che l’hanno vista più volte nel corso del tempo protagonista e vittima.

chiesa vereto 5Chiesa di Vereto

La chiesetta della Madonna di Vereto sorge sul punto più alto della collina, in corrispondenza del centro dell’antica città messapica.
A proposito di Vereto non è sufficiente parlare di città messapica in quanto si tratta di un vero e proprio comprensorio veretino. Tale comprensorio include una vasta area in cui un centro molto potente esercitava la sua autorità, trasformando i sottomessi in avamposti militari e magazzini di vettovaglie oppure, nella peggiore delle ipotesi, li assorbiva nella propria orbita fino a farli scomparire. Tale situazione spiegherebbe la vicenda del sito alla masseria Fano, oppure le mitiche Cassandra e Tirea alla periferia di Morciano. Ma spiegherebbe anche la la millenaria storia di Leuca con la Grotta Porcinara e gli insediamenti protostorici del Promontorio Iapigio ed infine l’esistenza di una muraglia situata lungo l’attuale muro di confine tra fondo Cipollaro e fondo Lame, alla periferia nord – ovest di Morciano.
La suddetta muraglia è stata rinvenuta nell’estate del 1998 durante i lavori di costruzione di una strada. È stata immediatamente ricoperta di terreno vegetale in attesa di autorizzazione per proseguire regolarmente gli scavi.
La chiesetta di Vereto fu edificata agli inizi del 600 dal Principe Zunica, signore di Alessano.
L’edificio, secondo alcuni fonte di ispirazione per gli artisti, sorge nelle campagne. All’interno della chiesetta è conservato un affresco (datazione tardo cinquecentesca) raffigurante San Paolo apostolo in una posa solenne e minacciosa con il classico attributo della spada attorno al quale sono attorcigliati due serpenti. Ai piedi del santo poi è raffigurato un piccolo bestiario composto da un serpente, uno scorpione, un ragno e poco più in alto due serpenti intrecciati a caduceo (verga con due serpenti simmetricamente intrecciati e due ali aperte alla sommità. Simbolo di prosperità e di pace, attributo degli araldi e di Mercurio in qualità di messo di Giove. Oggi è l’emblema dell’ordine dei medici).
L’affresco si presenta come un unicum nel suo genere per la ricchezza delle metafore simboliche che sembrerebbero rimandare ad una commistione di citazioni colte e riferimenti alla tradizione popolare.
L’edificio di culto ebbe ad assolvere una funzione cimiteriale come testimonia il rinvenimento di due tombe presso l’abside, scavate nella terra e fortemente danneggiate dai lavori moderni.
San Paolo era inoltre legato al fenomeno del tarantismo. Tale fenomeno nasce nel Salento attorno all’anno Mille. Le tarantate ( le donne erano maggiormente colpite da questo fenomeno) si radunavano nella piccola strada dinanzi la chiesetta con la speranza di poter ricevere una grazia dal santo.
Essere morsi dalla taranta era vissuta come una vera e propria disgrazia che segnava la vita delle donne e delle ragazze. Il trattamento terapeutico era basato sulla musica. Durante il rito, le tarantate rimanevano in uno stato di completa incoscienza, isolate ed erano in grado soltanto di captare le note e le melodie prodotte dagli strumenti.
Il rito di guarigione durava fino al momento in cui la paziente sentiva che la taranta era morta. Si trattava, però, di una guarigione temporanea. La malattia si sarebbe ripresentata l’anno successivo. La tarantata presentava sintomi simili a quelli identificativi dell’epilessia e dell’isteria nonché un offuscamento dello stato di coscienza.

parrocchiale 6La Parrocchiale

La Parrocchiale, antica chiesetta, fu edificata nel 1564 su progetto dell’architetto Francesco Centolanze di Nardò, a cura della Confraternita del Santissimo Sacramento e del Rosario.
L’edificio ha pianta rettangolare ed è composta da un’unica navata ed ospita, oltre l’altare maggiore, quattro altari dedicati a San Michele Arcangelo, San Francesco d’Assisi, Madonna del Rosario e Madonna del Carmine.
Un piccolo coro con l’organo del 1723 recentemente restaurato è presente sulla porta di ingresso. La facciata, seppur sobria, è impreziosita dal portale e dal rosone in pietra leccese di chiara fattura tardorinascimentale. Il campanile del 1940, adiacente al prospetto principale, ha pianta quadrata ed ospita cinque campane in bronzo tra cui la più antica risale al 1752.

liborio romano 7Liborio Romano

Liborio Romano (Patù 27 / 10/ 1793 – Patù 17 / 7 / 1867) è stato un importante politico italiano. Figlio primogenito di una nobile e rispettata famiglia locale, studiò a Lecce, ed ancora giovanissimo prese la Laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Napoli, in seguito alla quale ottenne immediatamente la Cattedra di Diritto Civile e Commerciale.
Sin da subito, si avvicinò alla politica frequentando ambienti carbonari ed abbracciando gli ideali tipici del Risorgimento Italiano. Fu anche membro della Massoneria.
I Moti del 1820 lo videro protagonista, costandogli la prigionia per un breve periodo e l’invio dapprima al confino e poi in esilio all’estero.
Quando rientrò a Napoli nel 1848, partecipò in prima linea agli avvenimenti che condussero alla concessione della Costituzione da parte del re Ferdinando II di Borbone.
Il 15 maggio 1848 fu nuovamente imprigionato. In quest’occasione chiese ed ottenne la commutazione della pena della detenzione in esilio. Romano visse, pertanto, in Francia (a Montpellier e poi a Parigi) dal 4 febbraio 1842 al 25 giugno 1854.
Nel 1860 mentre la spedizione dei Mille dava avvio alla fase finale del Regno delle Due Sicilie, Liborio Romano venne nominato dal Re Francesco II Prefetto di Polizia. Successivamente assunse la carica di Ministro dell’Interno e Direttore di Polizia. In questa delicata fase Liborio Romano iniziò segretamente a prendere contatti con Camillo Benso Conte di Cavour e Giuseppe Garibaldi, al fine di favorire nel Mezzogiorno il passaggio dal Regno dei Borbone ai Savoia. Fu proprio Liborio Romano a convincere il Re Francesco II di Borbone a lasciare Napoli alla volta di Gaeta, iniziativa volta ad evitare sommosse.
Il 7 settembre 1869 Liborio accolse Garibaldi appena giunto a Napoli, mantenendo il ruolo di Ministro dell’Interno fino al 24 settembre 1860 (giorno in cui entrò a far parte del Consiglio di Luogotenenza ove rimase fino al 12 marzo 1861).
Durante la spedizione dei Mille Liborio Romano ebbe rapporti con la camorra napoletana, al fine di garantire l’ordine pubblico e la tutela ed il controllo del territorio.
Nelle sue memorie Liborio Romano spiegherà che “tale decisione fu presa per evitare il pericolo di un saccheggio della città da parte della plebe urbana.” De Crescenzo ed i suoi uomini ebbero, inoltre, l’incarico di supervisionare il plebiscito di annessione, vigilando le urne a voto palese del 21 ottobre 1860.

Palazzo romano 8Palazzo Romano

Il Palazzo Romano fu fatto costruire da Alessandro Romano (padre di Liborio) nei primi decenni del XIX secolo. La struttura in puro stile neoclassico aveva la duplice funzione la duplice funzione di abitazione per la numerosa famiglia e di simbolo di potere e ricchezza. La facciata principale più alta rispetto al resto dell’edificio rafforza il concetto legato alla grandiosità ed importanza familiare. Dal cortile si accede al portico in stile dorico e caratterizzato da colonne tuscaniche, che introducono alla scala circolare con volta a cupola ed oculo sormontato da lanterna ottagonale in ferro e vetro.
Difronte al prospetto principale del palazzo vi è la Cappella privata della famiglia Romano, realizzata nello stesso periodo del palazzo.

infiorata 9Infiorata

L’infiorata è una particolare forma d’arte che dà vita alla creazione di tappeti floreali. Pur trattandosi si un’opera d’arte effimera il suo fascino non smette di colpire positivamente e travolgere lo spettatore.

L’infiorata del Corpus Domini di giugno è tra gli eventi più importanti della città.
Ad agosto la Pro Loco di Patù organizza una festa in onore di San Gregorio Magno, protettore della baia. La prima domenica dopo Ferragosto si celebra una Messa in onore del Santo seguita dalla processione. Unico e suggestivo è l’arrivo via mare del quadro del Santo, seguito dalla fiaccolata subacquea.
Sempre nel mese di agosto si svolge la Sagra della Sciuscella (polpetta di pane raffermo, farina, uova e formaggio. Il tutto cotto in un brodo di pomodori, cipolla e menta).
Christmas Run è il nome dell’evento benefico che si svolge il 26 dicembre, consiste in una corsa di Babbi Natale a cui possono partecipare podisti, runner oppure dilettanti ed appassionati.

(si ringrazia per la collaborazione e le foto: Pro Loco Patù e Associazione Culturale Don Liborio Romano)




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