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Martina Franca: “Le ragazze stanno bene”, oggi presentazione Libro di Davide Simeone

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Le ragazze stanno bene, Le Flaneurs, sono dieci racconti che costituiscono, a due anni di distanza da Quella volta che ho imparato a nuotare, il nuovo libro di Davide Simeone. L’autore lo presenterà questa sera a Martina Franca alla Fondazione Paolo Grassi conversando con Anna Maria Montinaro, locale referente dei Presìdi del Libro, e con il giornalista Pietro Andrea Annicelli. L’inizio è alle 19.30, l’ingresso è libero.

Che cosa rappresenta per lei questo lavoro?
«Questa raccolta di racconti è un personale tentativo di raccontare senza filtri quello che accade tra giovani uomini e donne che non sono riusciti a superare traumi e frustrazioni derivanti da situazioni familiari e relazioni precedenti. È la ricerca della vera natura umana che si nasconde dietro i like sui social network».

È esatto ritenere questa raccolta di racconti un libro generazionale?
«Per certi versi lo è, perché rappresenta l’inettitudine a vivere celata accuratamente dietro filtri bellezza e ostentazioni di un benessere personale inesistente. L’unico personaggio realmente spensierato è l’uomo medio per eccellenza, un “privilegiato” perché totalmente privo di contenuti e di un pensiero critico».

Quanto c’è di autobiografico?
«Ho raccontato due esperienze che mi hanno segnato particolarmente avvenute negli anni scorsi attraverso le parole di Danilo e Stefano, due dei personaggi maschili. E ho raccontato la malattia attraverso le lacrime e la rabbia di Veronica, giovane laureanda che scopre di essere affetta da sclerosi multipla a ventitré anni».

Come collocare questi racconti rispetto ai suoi precedenti lavori e in relazione a quello che probabilmente ha in mente di fare in seguito?
«Nelle mie intenzioni è un punto di arrivo. Un allineamento dei protagonisti di precedenti romanzi con la propria essenza e con la consapevolezza che sono perfetti così come appaiono, senza che sia qualcun altro a giudicarli tali. In futuro è in arrivo un’antologia di racconti sulle periferie del Mezzogiorno e io ho scelto di parlare del carcere duro e della vita dei detenuti all’interno delle strutture carcerarie».

 




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