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Protesta: carburanti, la Puglia degli automobilisti è praticamente a secco. Imprenditore di Apricena: “è peggio del Covid” Lo sciopero dei lavoratori ex Ilva di Taranto blocca le uscite di automezzi dalla raffineria. Masselli (Stilmarmo): "sconcertato dal silenzio dei media nazionali"

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Lo sciopero dei lavoratori ex Ilva di Taranto ha provocato l’occupazione delle statali 100 e 106 nei tratti di accesso alla città ionica. Strada statale 106 ovvero ingresso (e uscita) raffineria Eni. Da lì, in questi giorni, priorio per il presidio dei lavoratori ex Ilva non passano i mezzi. Neanche quelli che devono trasportare il carburante ai distributori. Non solo di Taranto ma di tutta la Puglia e oltre. Puglia che è anche interessata (concaus) dalla massiccia protesta di autotrasportatori, agricoltori, pescatori e ambulanti con migliaia di automezzi ad occupare arterie di prima importanza. La foto, tratta da Voce di Foggia, si riferisce appunto al capoluogo dauno. Scena che oggi è possibile vedere quasi ovunque nella regione. Dunque, la Puglia è piena di carburante ma in queste ore è a secco.

Ora, se qualcuno ipotizzi di lasciare andare le cose come stanno andando tanto i lavoratori ex Ilva prima o poi desistono, non ha capito niente.

Di seguito lo schema dei prezzi dei carburanti riferito ai distributori pugliesi (quelli aperti) e consultabile per ciascun distributore italiano:

https://carburanti.mise.gov.it/ospzSearch/area

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Di seguito il comunicato corredato da foto:

“Stiamo vivendo una situazione di caos e di emergenza, addirittura superiore a quella dei tempi del Covid. Allora tutto era gestito dalla politica nazionale, a differenza di oggi”. È un allarme forte quello lanciato da Alfonso Masselli, responsabile delle relazioni esterne del Gruppo Stilmarmo, che interviene sulle conseguenze delle legittime agitazioni degli autotrasportatori e degli agricoltori in Capitanata, a causa del “caro carburante”, denunciando una situazione che rischia di mettere in seria difficoltà le attività produttive e la vita quotidiana dei cittadini.

Incontro tra imprenditori del settore lapideo e sindacati

Le preoccupazioni sono state al centro dell’incontro svoltosi nel pomeriggio di mercoledì 14 ottobre presso la sede legale del Gruppo Stilmarmo, ad Apricena, dove si sono confrontati rappresentanti delle aziende del comparto lapideo e delle organizzazioni sindacali per valutare gli effetti del blocco dei trasporti sulla filiera della pietra.

blocchi foggiaMasselli, promotore della richiesta di confronto con le sigle sindacali, descrive un quadro che considera sempre più allarmante, con difficoltà nell’approvvigionamento del carburante, merci ferme e crescenti ostacoli alla continuità delle attività aziendali.

«Siamo senza gasolio e impossibilitati a far partire la merce», aveva denunciato, richiamando l’attenzione sulle conseguenze dei blocchi stradali e autostradali. Una condizione che, secondo il responsabile delle relazioni esterne di Stilmarmo, rischia di aggravarsi ulteriormente se non arriveranno risposte concrete.

“Sconcertato dal silenzio dei media nazionali”

Nel suo intervento, Masselli punta il dito soprattutto contro quella che considera una grave sottovalutazione dell’emergenza da parte dell’informazione nazionale.

«Sono sconcertato che i media nazionali e soprattutto il servizio pubblico nazionale non si occupino adeguatamente delle agitazioni degli autotrasportatori e degli agricoltori in Capitanata», afferma.
Parole che accompagnano una denuncia precisa: il rischio è che le difficoltà vissute dal territorio foggiano rimangano ai margini del dibattito pubblico, nonostante le possibili ripercussioni sull’approvvigionamento delle merci, sulle imprese, sui lavoratori e sui consumatori.

A rendere ancora più urgente l’allarme, secondo Masselli, è la situazione che si starebbe verificando nei punti vendita della zona. «Gli scaffali dei supermercati sono quasi vuoti. Cos’altro aspettano per muoversi?», incalza, chiedendo maggiore attenzione da parte dei mezzi d’informazione e delle istituzioni.

Il paragone con il periodo della pandemia da Covid-19 evidenzia la preoccupazione per una crisi che, a suo giudizio, non starebbe ricevendo un coordinamento politico e istituzionale adeguato alla gravità delle circostanze. Un giudizio netto, che accompagna la richiesta di interventi tempestivi per affrontare il problema del “caro carburante” e scongiurare ulteriori conseguenze.

Il comparto lapideo di Apricena già in difficoltà

L’emergenza trasporti colpisce un territorio nel quale la lavorazione della pietra naturale rappresenta uno dei principali motori economici. Apricena è, infatti, uno dei più importanti poli lapidei italiani, con una filiera che comprende estrazione, trasformazione, lavorazione e commercializzazione dei materiali destinati ai mercati nazionali e internazionali.

Per le aziende del settore, la regolarità dei collegamenti stradali e la disponibilità di carburante sono condizioni essenziali per movimentare i materiali, rispettare le consegne e garantire la continuità produttiva. I blocchi e i rallentamenti della circolazione rischiano pertanto di tradursi in ritardi nelle spedizioni, maggiori costi e difficoltà nel mantenere gli impegni con i clienti.

Le conseguenze non riguardano soltanto il comparto lapideo: le criticità nella logistica possono coinvolgere una pluralità di attività economiche, dalla produzione alla distribuzione, fino alla disponibilità dei beni destinati ai consumatori.

Il confronto tra aziende e sindacati

All’incontro promosso a seguito dell’allarme lanciato da Masselli hanno partecipato (in foto, da sinistra) Antonio Mobilio (Canali Marmi), Alfonso Masselli (Gruppo Stilmarmo), Giovanni Pizzicoli (Pizzicoli Marmi), Severino Minischetti (Feneal UIL), Savino Tango (Fillea CGIL) e Giuseppe Villani (Filca CISL).

La riunione ha rappresentato un’occasione per fare il punto sulle ricadute della legittima protesta degli autotrasportatori e per condividere le preoccupazioni delle imprese e delle rappresentanze sindacali rispetto alla possibilità che i disagi si protraggano.
La richiesta di confronto nasce dalla necessità di mantenere aperto il dialogo tra aziende e sindacati in una fase particolarmente delicata per il tessuto produttivo locale, cercando soluzioni condivise per tutelare sia la continuità operativa delle imprese sia la stabilità occupazionale dei lavoratori del comparto.

Il confronto non può essere gestito solo a livello locale

Dall’incontro è emerso un orientamento comune: la crisi in atto non può essere gestita esclusivamente a livello locale. Rappresentanti aziendali e sigle sindacali hanno concordato sulla necessità di avviare un’interlocuzione urgente con le istituzioni prefettizie e regionali, affinché si facciano promotrici di un tavolo di coordinamento nazionale.

L’obiettivo immediato è garantire corridoi sicuri per l’approvvigionamento dei beni di prima necessità e del carburante, sbloccando un’impasse che rischia di soffocare l’economia della Capitanata.

«Non possiamo permetterci di restare isolati», hanno ribadito i partecipanti a margine del tavolo. La priorità resta accendere i riflettori su una crisi che, se ignorata, potrebbe causare danni irreversibili a uno dei motori industriali più importanti della Puglia.

 

 

 

 



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