Di seguito un comunicato diffuso dal coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani accoglie con attenzione l’indagine conoscitiva avviata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato sull’aumento dei prezzi dei beni alimentari e sul ruolo della grande distribuzione organizzata. I dati emersi impongono però una riflessione più ampia, che investe direttamente il mondo della scuola e, in particolare, la condizione dei docenti di ruolo fuori sede.
Nelle grandi città del Centro-Nord – Milano, Torino, Bologna, Firenze, Venezia, Genova – il costo della vita ha ormai superato la soglia della sostenibilità per ampie fasce di lavoratori pubblici. Affitti medi che oscillano tra i 700 e i 900 euro mensili, l’aumento del 24,9% dei prezzi dei beni alimentari dal 2021, i costi di trasporto e dei servizi essenziali rendono di fatto impossibile condurre una vita dignitosa con uno stipendio docente, soprattutto per chi è costretto a vivere lontano dalla propria residenza familiare.
I docenti fuori sede rappresentano oggi una delle categorie più esposte a una progressiva erosione del potere d’acquisto. In particolare, la condizione dei docenti della classe di concorso A046 – Discipline giuridiche ed economiche, immessi in ruolo con la legge 107/2015, è emblematica di una criticità strutturale del sistema scolastico. Migliaia di insegnanti risultano bloccati da oltre dieci anni in sedi lontane centinaia di chilometri dalle proprie residenze, senza reali possibilità di rientro, pur avendo garantito continuità didattica e competenze fondamentali per l’educazione alla cittadinanza, alla legalità e alla consapevolezza economica.
Questa condizione non produce soltanto disagio economico, ma sta alimentando una fase di avanzamento della povertà intellettuale. Docenti altamente qualificati, formati in ambito giuridico ed economico, sono costretti a concentrare energie e risorse sulla mera sopravvivenza materiale, a scapito dell’aggiornamento culturale, della progettualità educativa e della serenità professionale. L’impoverimento del docente si traduce inevitabilmente in un impoverimento della scuola e, di riflesso, della società.
I dati a disposizione sono chiari: una famiglia tipo spende oggi oltre 1.400 euro in più all’anno per la sola alimentazione rispetto al 2021; per un nucleo con due figli la cifra sfiora i 2.000 euro annui; una famiglia su tre è stata costretta a ridurre la spesa per cibi e bevande. A fronte di questi numeri, gli stipendi dei docenti restano sostanzialmente fermi, mentre il costo della vita nelle aree urbane cresce a ritmi incompatibili con una retribuzione pubblica.
In questo contesto, continuare a ignorare la condizione dei docenti fuori sede significa accettare una scuola sempre più fragile, diseguale e distante dalla realtà sociale che dovrebbe interpretare e migliorare.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani rivolge pertanto un appello urgente al Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, affinché si intervenga immediatamente in fase di mobilità per consentire il rientro dei docenti fuori sede, a partire da quelli bloccati da oltre un decennio nelle sedi di assegnazione. La mobilità deve diventare uno strumento di giustizia sociale, di tutela della dignità professionale e di salvaguardia della qualità dell’insegnamento.
Si chiede l’adozione di misure straordinarie di mobilità, il riconoscimento del costo reale della vita nelle politiche scolastiche e un’attenzione specifica alle classi di concorso che formano alla cittadinanza, al diritto e all’economia.
Una scuola che accetta la marginalizzazione dei suoi docenti accetta anche la marginalizzazione del pensiero critico. Contrastare il caro vita non è solo una questione economica, ma una scelta di civiltà. Senza docenti messi nelle condizioni di vivere dignitosamente, non può esistere una scuola capace di educare ai Diritti Umani e alla democrazia.






