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La ciclopasseggiata turistica Ricordi

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Di Franco Presicci:

Dai, pedala, goditi il brivido della corsa, i profumi della campagna di Martina, il sole, la bellezza. I ciclisti radunati davanti al Villaggio In, convocati dal notaio Alfredo Aquaro, un gentiluomo di antico stampo, generoso e disponibile, aspettavano l’ora della partenza. Al via tutti in sella, mani sul manubrio per la “Passeggiata turistica del plenilunio d’agosto”. Con loro Nico Blasi e lo stesso Aquaro, che dall’auto li incoraggiavano a proseguire allegramente, festivamente. Qualcuno tentava subito una  volata, altri per gioco improvvisavano il zig-zag canticchiando, altri se la prendevano comoda e il fiumicello scorreva placido come il Don. Era invitante vederlo tra le ali di spettatori ai margini della strada che si spellavano le mani, incitando il gruppo che si beveva beatamente il venticello.

Ecco, Benvenuto Messia, principe della bicicletta, capace di virtuosismi inimitabili. C’erano anche altri personaggi di Martina, amanti da sempre delle due ruote, che sono libertà, sport, velocità e tante altre cose.  Macinavano il percorso con entusiasmo, come un ciclista professionista che indossa per la prima volta la maglia gialla. Osservando quella fila indiana qualcuno pensava ai quadri dei maestri della tavolozza che si erano ispirati alla bici e ai ciclisti. “Corri, ragazzo, corri”, ripetevano alcuni curiosi affascinati da quell’evento. Dovevano smaltire, credo, 15 chilometri, sbirciando il paesaggio armonioso che attraversavano e i tratturi, molti dei quali senza più voci, le vigne, gli ulivi ombrosi   e le querce e le viti… Erano divertiti e immaginavano la meta che li avrebbe accolti.

Di solito una masseria, dove Nico Blasi avrebbe descritto la storia, le linee architettoniche, il lavoro del contadino, gli altri lavoranti che l’avevano popolata, esercitando ciascuno la sua funzione. Cominciavano all’alba e terminavano al tramonto per un piatto di fave con la cicoria. Alcuni abitavano nella struttura, dove il massaro tutelava gli interessi del padrone, se questi non viveva nel luogo.

Ascoltare Nico Blasi è sempre un piacere: cattura l’attenzione dell’ascoltatore, lo coinvolge, lo rende culturalmente più ricco. Lui le masserie le conosce bene, le descrive nei dettagli sulla sua rivista “Umanesimo della Pietra”. E’ interessante far conoscere questi gioielli. “Per nulla al mondo rinuncerei alla ciclopasseggiata”, mi disse tempo fa Benvenuto Messia, che non so quanti chilometri abbia divorato stando sul suo “velocipede”. E mi raccontava che alla fine di ogni corsa il notaio Aquaro faceva regali a ogni partecipante. A lui donò una bici fiammante “che tengo come un cimelio…. Quella corsa ti allarga gli orizzonti, ti aggiunge brani di cultura, ti fa vedere cose che non hai mi visto. Ti fa entrare negli spazi, che Nico spiega con passione, te li fa vivere”. Messia era elettrizzato e lo erano molte altre persone eccezionalmente loquaci.

A pedalare erano professionisti, impiegati, operai, il mondo martinese legato alla bicicletta. Tanto che sentii il dovere e il piacere di scrivere un articolo sul quotidiano “Il Giorno”. E scrivendo mi pareva di essere a Martina su quel percorso. Ho sempre stimato molto questo “duo”, Blasi e Aquaro. E conservo gelosamente una loro  pubblicazione in cui si parla di maghi della pioggia e di altre credenze popolari, con illustrazioni di un bravissimo artista, Vincenzo Milazzo, che dipinge sul vetro soprattutto scene della vita rurale di un tempo: feste sull’aia, contadini che tornavano a casa in bicicletta dopo il lavoro; asini che carichi di fascine o di legna da ardere percorrevano le vie erbose (espressione di Italo Palasciano), donne che conversavano sui cancelli dei trulli, vendemmie, torchi nel palmento, botti vino, tutto con colori vivaci…

Un mondo sognato, fatto di “aurje” e “munacjdde”, che galoppavano di notte sulla pancia di fanciulle non ancora in età da marito e li riempivano di pizzicotti che lasciavano lividi e intrecciavano i capelli. C’è ancora qualche paese in cui si crede a questi folletti? Anni fa in un luogo a un tiro di fionda dalla Puglia un esercente mi disse che quegli esseri esistono: la zia aveva comperato una cavalla e durante la notte “’u munacjdde” le aveva fatto la criniera e la coda alla Boderek. E si arrabbiò quando osservai che tutto questo apparteneva alle leggende. Mi domandai se fossero passati davvero 80 anni da quando Giovanni, un contadino con la schiena ricurva, sul Chiancaro, mi raccontava questi episodi, compreso quello del mago della pioggia, e del fantasma che a mezzanotte si stagliava sul pozzo in mezzo alla terra come un guardiano, un brigante o un sonnambulo con un cappello a cono come i trulli e un mantello nero. Si era diffusa la paura, qualcuno accorreva per curiosità tremando, e il fenomeno scomparve quando arrivò un prete ad agitare l’aspersorio.

Perdonatemi la svolta, torno al racconto della “ciclopasseggiata del pleninulio d’agosto”, che scuote la mia memoria e faccio fatica a frenare i ricordi di questa terra della bellezza e della musica. Quella pedalata mi è rimasta nel cuore, anche se non mi sono mai intruppato in quel piccolo esercito, per il fatto che non so più cavalcare la bici da quando ebbi un incidente.

Quel binomio formidabile (Blasi-Aquaro) da qualche anno si è spezzato: il notaio non c’è più. L’ultima volta che l’ho visto e gli ho parlato è stato alla festa della Madonna della Consolata sulla vecchia strada per Noci, dove prese parte alla processione fra i tratturi con un un cero in mao. Alla fine acquistò un sacchetto di arachidi, semi di zucca, nocelle per due bambini che non potevano acquistarli. Il notaio Aquaro aveva un cuore grande. Era un martinese doc., che non mancava mai alle presentazioni del Festival della Valle d’Itria al Piccolo Teatro di Milano e faceva tante altre cose per la sua “culla”.

La ciclopasseggiata era un’ottima idea che tra l’altro consentiva ai tanti patiti del pedale di sgranchire le gambe e gioire. Quanti ricordi quando si parla di quella ciclopasseggiata. Durante l’itinerario una volta qualcuno intonò “Che belle gambe che ha la campagnola…”, mentre Benvenuto Messia pensava a “Ragazze in bicicletta” e agli innamorati che in sella fantasticavano e si scambiavano promesse d’amore.

Mi venivano in mente i calendari di Messia, ricchi di immagini di Martina (il cestaio, il forno a legna, le “nchiostre”, i vicoli, le case come quinte di teatro del centro storico…). “Dimmi, Ben, ma tu gli scatti li facevi stando in sella? Non ti ho mai visto a piedi, colosso della fotografia. Portasti persino tua figlia all’altare il giorno delle nozze. Lo ha fatto qualche altro? So di coppie che sono arrivate sul sagrato di una chiesa nella cabina di un tir: lui alla guida e lei comoda sulla poltroncina del passeggero”. Gianni Spartà, caporedattore della ‘Prealpina’, storico quotidiano di Varese, fece in bici da Milano al suo paese in Sicilia, e in una delle sue visite a Martina mi disse che avrebbe partecipato volentieri alla “Ciclopasseggiata” (aveva finito di scrivere il suo libro su Borghi, il patron della Ignis, che aveva la sua squadra di campioni del manubrio) e iniziava quello sulle sue esperienze con la bici. “Il Giorno” aveva fatto conoscere l’idea di Aquaro e Blasi in Lombardia. So che nella “scampagnata” s’inseriva qualche turista, avido di conoscere meglio la città delle case a cono di gelato rovesciato, circondate da vigne e ulivi. “Ben, tu che sei un fuori classe, che ti accodi al Giro d’Italia su via Taranto, come ti trovi ad andare in bici con il ritmo di un giorno di vacanza?”. Mi rispose con versi improvvisati, da poeta delicato che recitava con la voce e con il corpo. Anche io amo la bici. L’amo nelle opere dei pittori, soprattutto quelle che ritraggono i ciclisti in corsa; amo quelle in miniatura, “souvenir” di lusso, almeno per me; l’amo quando la vedo nelle vetrine dei negozi. Ricordo il contadino che raggiungeva il fondo con la bici tirata da un cane e un’opera di Milazzo indicatami da Antonio Rossano, il giornalista che ogni anno seguiva per Raitrè il Festival della Valle d’Itria: ‘’n’ome de fore” che vacillava sulla bici su un sentiero fangoso dopo una pioggia furiosa, un’edicola sacra su un muro a secco quasi sbriciolato.

Un sogno: il ritorno della ciclopasseggiata in ricordo di un grande uomo: il notaio Alfredo Aquaro.

 

 

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