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La gestione del castello federiciano di Lagopesole Critica

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Di Nino Sangerardi:

“Il declino della Basilicata in atto da tempo e ’segnato anche dal sonnambulismo delle Istituzioni locali e dalla incapacità delle soprintendenze ministeriali di gestire il patrimonio e i giacimenti culturali presenti nel territorio “. È quanto sostiene Pietro Simonetti del CSERES (Centro Studi e Ricerche Economiche e  Sociali).

“Al tempo della rincorsa sfrenata e costosa– afferma Simonetti– ad un titolo, capitale di qualcosa, ad un premio, una pergamena, una targa, una menzione, una segnalazione, una tappa di un evento di qualsiasi natura o calibro, si ignorano Castelli, Archivi, insomma la storia e la realtà.

Lavorano i neo-creativi in cerca di commesse, di fatture da staccare con incerti attrattori da proporre a Regione, Comuni, GAL e Pro Loco, a partire dalle ciclovie.Ed ancora corsi per la pasta fresca, sentieri del benessere senza indicazione e manutenzione, turismo delle radici, delle sensazioni, delle passioni, ricerca simulata del tartufo con cane specializzato sulla terrazza dell’hotel di lusso, in un crescendo di iniziative da esporre alle BIT, alle fiere e ai saloni, eventualmente all’estero: Osaka, Dubai, altri emisferi”.

 

E i finanziamenti pubblici ? Simonetti risponde così :

Molte risorse regionali, statali, UE e  poca resa. In questo quadro, dove prevale la promozione della “cultura” e del territorio, non c’è spazio – neppure a titolo di scuola – per una buona gestione di uno dei più importanti siti europei: il Castello Federiciano di Lagopesole provincia di Potenza.

 

A che punto è oggi il Castello?

Chiuso per lavori di ristrutturazione parziale del tetto e altro nel 2020, è stato riaperto dopo anni con una gestione affidata dalla Regione e dal Polo museale di Melfi a una guardia giurata che apre quattro giorni alla settimana, senza bigliettazione né servizi, limitatamente al cortile maggiore, alla Cappella e al Museo del Calice. Tutto il resto è sbarrato.

La mostra “Il Mondo di Federico”, molto apprezzata, è stata smontata nel 2020 e dispersa nei magazzini. Costata 2,5 milioni di euro, oggi è inservibile. Eppure nell’anno 2019 il Castello fu visitato da circa 20.000 persone.

Ecco un esempio scandaloso di gestione di un grande sito di valenza mondiale, ridotto a luogo dimezzato e disponibile solo per piccoli eventi e per la réclame di privati e dirigenti ministeriali, regionali e comunali.

Poi ci sarebbe da ragionare sui paradossi, diventati ormai sistema.

 

Di che si tratta?

I tedofori che fanno lo show a Castel Lagopesole: una vampa mediatica, ieri e domani di nuovo il deserto. Si vive di spot senza seguito, di eventi che non lasciano nulla.Il colmo è il corteo dei tedofori che passa sotto il palazzetto CONI demolito – e che non doveva essere demolito – simbolo plastico di una programmazione distrutta.

L’elenco delle incompiute sportive è lungo: Lavangone, la palestra CONI demolita con successivo annullamento della  distruzione da parte del Consiglio di Stato, la piscina olimpica progettata e mai realizzata.Oppure si potrebbe far sfilare il corteo davanti a una delle tante stazioni sciistiche abbandonate: Sirino, Volturino, Sasso di Castalda.O ancora presso gli attrattori turistici abbandonati: parco e bob di Trecchina, bob del Sirino, parchi avventura dismessi, voli dell’aquila intermittenti.Fino ai giochi pirotecnici sull’acqua delle dighe di Monte Cotugno, Arena e Sinni: un flop clamoroso, mentre le dighe restano abbandonate, la crisi idrica esplode e le gallerie di collegamento tra Sinni e Sarmento sono crollate o inutilizzabili, così come quelle tra Sauro, Agri e Sinni.

Tutto questo  nel silenzio del Ministero della Cultura, delle Sopraintedenze, della Regione  Basilicata, dei Prefetti e dei Comuni.

 

 

 

 


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