Di Stefania Romito:
La Concordia. Tredici anni per raggiungere la riva di Benedetto Minuto (Pace Edizioni) non è solo un libro sul naufragio. È principalmente un libro sul dopo. Su ciò che accade quando l’acqua si ritira, i soccorsi finiscono, i titoli dei giornali svaniscono e resta solo una domanda sospesa: “Come si fa a tornare a vivere dopo?”.

La notte del naufragio non viene ricostruita come una cronaca, ma come una ferita che pulsa ancora. Il cielo è “un manto di nero velluto colmo di stelle come punte di spilli”, il vento taglia la pelle, le mani tremano mentre cercano appiglio su uno scoglio freddo, viscido, tagliente. L’acqua arriva alle spalle, le voci si perdono nel buio, le lacrime si mescolano al mare. Tutto accade al presente, perché il trauma non conosce passato. Ritorna, si ripete, si impone.
E infatti il vero naufragio, come scrive Antonio Salvati nella prefazione, non è quello della nave. È quello dell’uomo. Quello interiore. Tredici anni di incubi che si insinuano nel sonno, di corridoi allagati che riappaiono all’improvviso, di giubbotti arancioni che lampeggiano nella mente, di figure che emergono e svaniscono. Tredici anni in cui la depressione avanza come una nebbia fitta, il respiro si spezza, il senso di colpa del sopravvissuto sussurra senza tregua: “Perché io sì e altri no?”.
Accanto a lui c’è la famiglia. La moglie che aspetta una chiamata che non arriva. Le figlie che cercano di proteggerlo con la leggerezza di un film, con la presenza silenziosa. È a loro che Minuto dedica il libro, perché sono loro la sua ancora, lo scoglio umano che gli impedisce di affondare del tutto. È per loro che, appena due mesi dopo, decide di tornare su una nave. Non per coraggio spettacolare, ma per necessità. Non lasciare che la paura diventi una prigione.
La scrittura diventa allora una forma di sopravvivenza. Ogni parola è un peso che si solleva, ogni pagina un respiro più profondo. Le mani gelide, la maglietta sudata, le ore passate a riversare sulla carta ciò che non trovava pace. Un’eruzione emotiva che trasforma il dolore in testimonianza. Non per cancellarlo, ma per dargli un senso.
Questo libro parla potentemente anche al nostro presente. La recente tragedia di Crans Montana ha riaperto ferite simili: lo shock traumatico, il tempo che si spezza in un “prima” e un “dopo”, la difficoltà immane di non restare congelati nella notte dell’incidente. Le parole di Minuto diventano così un ponte empatico, una voce che accompagna chi oggi si trova a fare i conti con lo stesso smarrimento, con la stessa fatica di tornare alla vita.
Non manca la riflessione sulle responsabilità, sul panico, sugli errori umani. Ma non c’è rabbia sterile né condanna urlata. C’è piuttosto il tentativo di capire, di interrogare la fragilità dell’uomo quando viene messo di fronte all’impensabile. E soprattutto c’è la memoria, indicata come unico argine perché tragedie simili non si ripetano.
La Concordia. Tredici anni per raggiungere la riva è un libro necessario. Non solo per ricordare le vittime e chi non ce l’ha fatta, ma per dare dignità al dolore di chi è rimasto. È un racconto di caduta e di risalita, di paura e di resilienza, di vita che – nonostante tutto – trova il modo di trascinare in salvo. Si chiude con gli occhi lucidi e il cuore più consapevole. È un libro che non si dimentica, da leggere senza difese, lasciandosi attraversare.
Perché in fondo, in quelle pagine, ognuno può riconoscere il proprio mare… e la propria riva.






