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Veneto, 2026. Studente disabile 15enne fatto scendere dal pullman mentre pioveva: si era scordato l’abbonamento Coordinamento docenti sull'accaduto nel vicentino. Alcune settimane fa un minorenne venne lasciato in strada nel bellunese

prof. Romano Pesavento presidente CNDDU 7

Di seguito un comunicato diffuso da Romano Pesavento, presidente del coordinamento nazionale docenti delle discipline dei diritti umani:

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda amarezza e forte preoccupazione per quanto accaduto a Piovene, nel Vicentino, dove uno studente quindicenne con disabilità è stato fatto scendere da un autobus della Società Vicentina Trasporti ed è rimasto sotto la pioggia dopo aver dichiarato con correttezza di aver dimenticato a casa l’abbonamento che regolarmente possedeva.

Non siamo di fronte a un semplice disguido amministrativo. Siamo davanti a un fatto che interroga la coscienza collettiva e il senso stesso del servizio pubblico. Le parole del presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che ha ricordato come il rispetto venga prima di ogni procedura, riportano al centro un principio che dovrebbe essere elementare: nessuna regola può essere applicata sacrificando la dignità della persona, tanto meno quando si tratta di un minore con disabilità.

La vicenda assume contorni ancora più gravi se si considera che il ragazzo non ha tentato di eludere il controllo, ma ha spontaneamente segnalato la propria dimenticanza. In quel gesto c’era fiducia nell’adulto, nell’istituzione, nella correttezza reciproca. A quella fiducia è seguita una risposta che ha trasformato una semplice irregolarità formale in un’esperienza di esclusione e solitudine. Il messaggio che ne deriva è doloroso: la buona fede non basta, la fragilità non viene riconosciuta, la procedura prevale sulla persona.

Come docenti impegnati nell’educazione ai diritti umani, sentiamo il dovere di ricordare che la cultura del diritto non coincide con l’automatismo della norma. Le regole esistono per garantire equità, non per produrre umiliazione. Esistono per tutelare, non per abbandonare. Un autobus non è soltanto un mezzo di trasporto; è uno spazio pubblico in cui si esercita una responsabilità educativa implicita. Ogni decisione presa a bordo parla ai giovani di cosa significhi vivere in una comunità. Lasciare un quindicenne con disabilità sotto la pioggia significa trasmettere l’idea che l’efficienza procedurale possa valere più della cura e del buon senso.

Non si tratta di invocare indulgenza indiscriminata, ma di richiamare la necessità di discernimento. La normativa aziendale prevede strumenti per verificare successivamente il possesso dell’abbonamento; proprio per questo l’allontanamento immediato appare non solo sproporzionato, ma contrario allo spirito di tutela che deve orientare ogni servizio pubblico. La legalità autentica non è mai cieca alla condizione concreta delle persone, soprattutto quando queste sono minori o vivono una situazione di fragilità.

Episodi analoghi verificatisi recentemente in Veneto mostrano quanto sia urgente rafforzare una cultura del servizio fondata sulla responsabilità e sull’attenzione ai più vulnerabili. Quando casi simili si ripetono, il problema non è più individuale ma culturale. È necessario interrogarsi sulla formazione, sulla sensibilità, sulla consapevolezza del ruolo che ciascun operatore svolge nel rappresentare lo Stato e i suoi valori.

Accogliamo con favore l’avvio di accertamenti interni, ma riteniamo che la risposta non possa limitarsi a una eventuale sanzione disciplinare. Da questa vicenda deve nascere un’assunzione di responsabilità più ampia, capace di tradursi in percorsi formativi strutturati e in una rinnovata attenzione alla tutela dei minori e delle persone con disabilità. L’educazione ai diritti non è un capitolo teorico dei programmi scolastici: è una pratica quotidiana che si misura nei comportamenti concreti.

Se vogliamo che i giovani credano nelle istituzioni, dobbiamo dimostrare che le istituzioni sanno prendersi cura di loro. La dignità non è una clausola accessoria, ma il fondamento di ogni azione pubblica. Quando viene meno, non è solo un ragazzo a restare sotto la pioggia: è l’intera comunità a smarrire, per un momento, il proprio senso di umanità.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani continuerà a promuovere riflessione e confronto affinché episodi come questo non si ripetano. Perché il rispetto non è un’eccezione da concedere: è la misura con cui si giudica la qualità morale di una società.


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