Di Franco Presicci:
“Io la mia libreria me la sogno di notte. Ma non passo più da viale Tunisia. Sono già tanti e penosi i ricordi, La mia cara libreria era quasi all’angolo con corso Buenos Ayres e a un tiro di fionda dal piccolo ufficio che aveva avuto Sandro Pertini durante l’ultimo conflitto”. Sono le poche parole che mi ha detto qiuel barese testardo e coraggioso, di quelli che hanno fatto onore alla propria terra e allo stesso capoluogo lombardo. Basso, calvo, passo spedito, sguardo volpino, generoso, pronto a regalare un libro a chi non aveva le possibilità.
La sua libreria internazionale era ben frequentata: vi si potevano incontrare, all’epoca, Gianni Brera ed Enzo Biagi; l’archietto Empio Malara, lunga militanza nella difesa dei navigli; lo scrittore Carlo Castellaneta, il fotografo Mario De Biasi, che per il settimanale “Epoca” girò il mondo, e il suo collega veneziano Fulvio Roiter, che si trasformava in un funambolo per fare uno scatto originale.
Partipilo era un uomo pieno di idee. Quando decise di rinnovare il suo tempio laico agli operai dettò il progetto che egli stesso aveva elaborato. Fra l’altro, in un angolo fece sistemare una macchinetta per il caffè da servire agli ospiti senza doverli portare al bar di fronte; una poltrona vicina a un tavolino dove i clienti potevano appoggiare i libroni da sfogliare e una scala che portava a un piano superiore. Durante il periodo della vendita dei testi scolastici la folla debordava sul marciapiedi.
Partipilo e la sua libreria erano conosciutissimi non solo a Milano. Se non aveva l’“Iliade” richiesto ne proponeva un altro, faceva scorrere la scala e lo prendeva. Nessuno usciva con le mani vuote. Quando doveva sostituire un commesso, desideroso di cambiare mestiere o di trasferirsi altrove, al nuovo arrivato diceva che la prima regola che doveva osservare era la cortesia.
Partipilo, uomo poco loquace, conoscitore della forza e del significato della parola, della loro capacità di essere un’arma o un fiore pensava prima di pronunciarla quando impacchettava i suoi tesori per i clienti. Così è ancora oggi, che ha ottant’anni e vive nella nostalgia della sua casa del libro. Un giorno gli chiesi di raccontarmi i suoi primi anni milanesi per “Il Giorno”, giornale in cui lavoravo, e dovetti incalzarlo per per superare gli argini: non amava e non ama esporsi. Era orgoglioso dei sacrifici fatti e delle rinunce per realizzare il suo successo.
Aveva iniziato consegnando i libri a domicilio per conto di un grosso librario. Attraversava le vie della città in sella a una vecchia bicicletta, come fanno oggi i ragazzi che portano le pizze sotto casa o sulla porta del committente. Un lavoro duro, che lui svolgeva con piacere e c on entusiasmo. E giacché c’era, spesso si fermava ad osservare le vetrine, i monumenti, le targhe, i caffè, le gallerie, i teatri e mandava a memoria. Così ha conosciuto Milano, i suoi arredi.
Intelligente e curioso, sensibile e avido di apprendere, quando concretizzò il suo sogno, una libreria tutta sua, toccò il cielo con un dito. “Ricorda il primo giorno con soddisfazione. Il primo cliente mi chiese ‘La montagna dalle sette balze’, di Thomas Merton, non ce l’avevo e glielo procurai in un paio d’ore”.
Era nato libraio. Nel suo spazio con tutti quegli scaffali, confortevole, riposante, edificante, conobbi tante personaòità: Guido Lopez, che con i suoi libri ha descritto ogni aspetto della storia di Milano; Alberto Lorenzi, che scriveva dei teatri, dei caffè letterari, degli artisti, delle passeggiate a piedi, dei segreti del varietà, editore lo stesso Partipilo.

Tutti i libri pubblicati da Partipilo venivano presentati da storici, critici d’arte, docenti, scrittori, giornalisti, in sedi prestigiose come il Palazzo Tè a Mantova; la Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano; la storica Società del Giardino, ancora a Milano, che a suo tempo ospitò grandissimi nomi del teatro, della lirica, regnanti… La prima opera venne illustrata nella nota Galleria d’Arte di Mimmo Dabbrescia, di Barletta, che esponeva quadri dei maggiori rappresentanti dell’arte contemporanea. Quella sera appesi ai muri si potevano osservare le tele di Don Lurio, celebre ballerino, coreografo, cantante, attore di RaiUno al tempo delle gemelle Kessler (i vecchi come me lo ricordano in coppia con Lola Falana). Lo ritroviamo nel libro “I segreti del varietà”, con una mia intervista a Wanda Osiris, nella sua abitazione di via Sant’Andrea, il cui balcone si affaccia su un giardino interno meraviglioso. Me lo mostrò il maggiordomo in livrea, dalla cortesia inimitabile.
Anche come editore Partipilo fece presto ad imporsi all’attenzione dei giornali e delle televisioni pubbliche e private. Andrea Bosco, di Raitrè, ad ogni uscita dedicava ampi servizi, e così le altre reti pubbliche eTelenova, Telelombardia, Telereporter… E i relatori erano lieti di essere scelti, come Giovanni Lodetti, gloria del Milan.
Adesso che la libreria ha abbassato la saracinesca Nicola evoca a stento i giorni esaltanti, quando rimaneva in libreria da solo e con le luci spente a pensare alla tribolazione per il pericolo incombente sulla sua creatura, come lui considerava le sue vetrine di viale Tunisia. La vita è spietata, non ammette sconti.

Partipilo ricorda quei tempi e quando se la sente li riassume in poche frasi. Non li racconta ai suoi figli (uno, Andrea, conduce con le stesso amore del padre una libreria in via Soderini) come un vecchio nonno di 80 anni faceva con i nipoti seduti con lui attorno al braciere con i ceci messi a cuocere sotto la cenere, anche perché soprattutto il ricordo della libreria gli suscita molta amarezza. E ne suscita anche a tanti clienti dei giorni migliori. Un pomeriggio sono passato da viale Tunisia per andare a fotografare i Bastioni di Porta Venezia e ho sentito un papà che diceva al figlio: “Lì una volta c’era la ibreria Partipilo, dove venivo a comperare i libri per te”.
Io intanto ho ripreso tra le mani “Milano, i venticinque secoli di storia attraverso i suoi personaggi”, i cui i testi, di autori diversi, sono intervallati da bellissime fotografie, documenti, mappe, cartoline d’epoca… Mi fa compiere un viaggio nella bellezza di Milano. Sì, la bellezza, al diavolo chi sostiene che la città del Porta non abbia niente a che fare con Firenze. Si leggano le pagine di Guido Piovene o di Francesco Ogliari. Il primo diceva che Milano è una città discreta, che non ama mostrare tutto il suo volto. Per esempio, i cortili interni, con i giardini ticchi di semiarchi, fontane, statue, vialetti bordati di fiori policromi… Partipilo ha pubblicato anche un libro su questi giardini, testo di Gigliola Magrini, esperta della materia. Anche io sostengo che Milano ha una bellezza dove pochi la vedono: nei giardini pensili; in piazza Belgioioso; in via Borgonuovo; in via Bigli, dove abitò Montale; in via Bigli, dove aveva avuto il suo famoso salotto letterario la contessa Clara Maffei… E l’amo, Milano, quasi quanto il mio nido, Taranto, dove mi piace ritornare, attirato dal profumo di Mare Piccolo, il mare dei poeti Petrosillo, Marturano, Maiorano, Fedele…; e da quello del fiume Galeso caro a Orazio, Virgilio…
Partipilo l’ha amata, e l’ama, Milano, e questo amore lo ha trasmesso lattraverso e pagine sui navigli, sui castelli, sulle piazze… Ah, le piazze di Lombardia, con lo stile seducente di Guido Gerosa, anche questo con la Celip..






