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Il professionista di Martina Franca: “ho deciso di non rientrare in Italia, sto con la Cina” "Non voglio creare disagio e panico nella mia piccola terra circondata dai trulli". E attacca le "fake news pubblicate dai media occidentali" sul corona virus

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Scrive Marcello Vinci, originario di Martina Franca e residente a Shanghai dove lavora come interprete:

La mia famiglia, così come quella di ogni altri straniero in Cina, è preoccupata fino al midollo osseo. Smettetela di far circolare notizie e foto false creando allarmismi e terrorismo psicologico. Tengo a precisare che i video che pubblico e continuerò a pubblicare sono rivolti a stigmatizzare le fake news pubblicate dai media occidentali, tranquillizzare le persone che mi seguono dall’Italia, far capire come un connazionale italiano vive questo periodo delicato in Cina, riportare a tutti voi con delle immagini vere le azioni di un paese che si ritrova il mondo contro e con le spalle rivolte. La Cina sta adottando delle misure precauzionali senza precedenti che nessun altro paese al mondo sarebbe in grado di compiere. Solo chi sta vivendo questa situazione sulla propria pelle, può confermare la positività di una nazione che vuole farcela, vuole rialzarsi e non vuole perdere la faccia dinanzi alle frontiere chiuse e agli insulti del mondo. Io credo nel governo cinese. La Cina è il paese che mi ha accolto in un posto sicuro e mi ha fatto sentire a casa, mi ha dato la possibilità di aprire i miei orizzonti e mi sta facendo fare la gavetta a livello professionale. In un periodo difficile come questo dovremmo unire le forze e aiutarci, non discriminare ed isolare. L’italia è un paese fondato sulla religione, l’amore verso il prossimo, non verso l’odio e la discriminazione. Fare i finti predicatori di aiutarsi nel momento del bisogno e poi invilire un quinto della nostra umanità non fa altro che aumentare il desiderio di xenofobia e violenza. Mi chiedo come si possa pregare, dare fondi e inviare donazioni per il rogo alla cattedrale di Notre Dame e non avere un minimo di coscienza umana per un paese colpito da un virus, lo stesso paese che vi veste dalla testa ai piedi, che vi fa spendere meno soldi quando dovete comprare oggetti di uso quotidiano, che porta ricchezza in termini di turismo nel nostro paese, unica fonte per cui ancora sopravviviamo. C è un virus che circola e stermina la vita preziosa di un essere umano, non di un popolo marchiato e connotato con l’aggettivo ”cinese”. Vi esorto a riflettere che nessuno vuole infettare nessuno, poiché nessuno si auspica la morte. I cinesi non vanno in giro ad aumentare i casi di coronavirus. Ogni giorno leggo episodi di razzismo contro la comunità cinese in Italia e ogni parola di quegli articoli mi strazia il cuore. E se un giorno è l’Italia a doversi confrontare con una realtà simile? Come ci sentiremmo? Il mondo contro uno stato. Gran parte di quei cinesi non ha visto la Cina nemmeno con il binocolo, e la grande muraglia l’ha vista solo sugli atlanti di geografia dei banchi di scuola in Italia. Oggi sono stato io a essere vittima di questi episodi xenofobi. Questa persona che oggi ha dedicato qualche secondo della sua esistenza per scrivermi questo piccolo papiro mi lascia con la fierezza di aver abbandonato l’Italia. Ho deciso di NON rientrare in Italia perché non voglio creare disagio e panico nella mia piccola terra circondata dai trulli, potrebbe creare allarmismo anche tra amici che frequentano i miei genitori e parenti, influenzando così anche il loro lavoro. Vi prego di riflettere, condividere e agire. Inviate mascherine, le mascherine in Cina hanno subito il tutto esaurito. La gente non può uscire di casa nemmeno per andare a fare la spesa. Collaboriamo, aiutiamoci. Perché la ruota gira, e i prossimi possiamo essere noi. Condividete!
Io sto con la Cina #prayforchina #武汉加油 #中国加油

 




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2 Comments

  1. Va bene. Sicuramente si può condividere il gravissimo atteggiamento preconcetto che alcuni italiani hanno dimostrato contro la presenza di personale originario cinese. per il resto, è altrettanto vero che il governo cinese, di cui lei tesse le lodi, ha perso del tempo prezioso per intervenire tempestivamente ed efficacemente all’insorgere dell’infezione del l’epidemia. Il dottor Li Wenliang e la sua morte ne sono una testimonianza incontrovertibile. Forse gli è sfuggito che già nei primi di dicembre questo medico avvertì le autorità del pericolo. Non solo non fu creduto, ma fu punito severamente. Il governo cinese ha delle gravi responsabilità, quindi, per aver ritardato d’intervenire tempestivamente e, colpevolmente di aver consentito che l’epidemia da corona virus si conclamasse. Comunque, buona permanenza.

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