Di seguito il comunicato:
Ritorna il rischio di chiusura del punto nascita dell’Ospedale San Pio di Castellaneta.
A darne notizia è Marika Fumarola, assessora con delega alle politiche per la salute del Comune di Castellaneta.

“Da allora, grazie al lavoro di squadra delle strutture complesse di ginecologia ed ostetricia e anestesia e rianimazione e – nonostante le gravi carenze di personale – la struttura ha realizzato miglioramento costanti”. Quest’anno, in controtendenza rispetto agli altri presidi della Asl, l’Ospedale San Pio vanta 70 nascite in più, non poche confrontate con la denatalità nazionale”.

“Ho compreso quali sono le ragioni, ma non le condivido” commenta Fumarola “queste decisioni così impattanti con il territorio vanno affrontate non solo con le direzioni strategiche e sanitarie, ma anche con la politica locale che non va tenuta all’oscuro, servono scelte condivise e motivate”.
Sulle possibile ragioni che potrebbero pesare a favore di una deroga da parte del Comitato Percorso Nascita Nazionale ((CPNn) le difficoltà di collegamento che interessano il versante occidentale della Provincia di Taranto, ma soprattutto della rete di emergenza-urgenza, che interviene spesso con ambulanze prive di medico a bordo. Non bisogna dimenticare poi che molte delle strade che collegano alla Statale 106 per Taranto sono provinciali frequentemente prive di manutenzione puntuale e costante. Ed in ogni caso si parla di distanze di circa 56 chilometri nel caso di Ginosa o di 40 nel caso di Castellaneta, solo teoricamente percorribili in breve tempo.
In ogni caso osservano dal municipio castellanetano gli standard sono mantenuti, il problema del personale è generale e tocca anche il punto nascita indicato come sostitutivo già all’epoca di un primo tentativo – sventato – di chiusura: quello dell’Ospedale Santissima Annunziata di Taranto e della Utin, cioè l’Unità di terapia intensiva neonatale.
Al momento però ciò che manca è un’analisi dei costi di esercizio, essenziali per capire se sia opportuno rinunciare ad un servizio essenziale come quello del punto nascita. E questo non solo per i circa 140.000 utenti del versante ovest della Provincia di Taranto, ma anche per le partorienti impossibilitate a partorire altrove o provenienti dalla vicina Basilicata o cittadine straniere (25 solo quest’anno). Chiudere il punto nascita a Castellaneta significherebbe inoltre sovraccaricare Taranto, senz’avere la certezza di maggiore personale idoneo in servizio al Santissima Annunziata.







