Di Anna Lodeserto:
“Il Salento non lo puoi spiegare. Il Salento lo devi vivere, perché ti entra nell’anima, ti avvolge e non ti lascia più.” Fabrizio Caramagna
La città di Santa Maria di Leuca, la punta più a sud di tutta la Puglia, è una frazione del comune di Castrignano del Capo in provincia di Lecce.
Il termine Leuca deriva dal greco Leukos che vuol dire “bianco”. Ad oggi, il motivo che spinto gli avi ad utilizzare questo aggettivo è incerto. Si potrebbe pensare, che sia un chiaro riferimento al colore delle abitazioni ed all’effetto del Sole che illuminava quelle terre sin dal primo mattino. Oppure, potrebbe riferirsi all’effetto della schiuma del mare che sbattendo, continuamente, sulle coste lasciava dietro di sé il bianco, appunto.
Non è possibile stabilire con certezza l’origine del nome, ma di sicuro Santa Maria di Leuca ha molto da raccontare e da offrire ai visitatori.

La più celebre e conosciuta vede coinvolti un pastore, Melisso, la sua amata, l’aristocratica Aristulla e la sirena gelosa del loro amore idilliaco, Leucasia.
Quest’ultima, gelosa della relazione e del rapporto che legava i due giovani, scatenò una tempesta mentre i due ragazzi erano sugli scogli ed, irrimediabilmente ed inesorabilmente, caddero e morirono in mare.
Fu l’intervento della dea Minerva (divinità romana della lealtà in lotta, della guerra giusta, delle virtù eroiche) a salvare i due giovani amanti ed a tramutarli nelle due scogliere che, ancora oggi, abbracciano la città. Nello specifico Aristula fu tramutata nella scogliera di Levante, Punta Ristola, e Melisso fu trasformato nella scogliera di Ponente, Punta Meliso.
Per punizione, la divinità tramutò la sirena nella città di Leuca, il cui colore bianco deriva proprio dal suo colore della pelle. Un’altra versione, invece, vede la sirena Leucasia incontrare la morte gettandosi in mare per l’insopportabile rimorso, diventando lei stessa una scogliera. Si sostiene che, ancora oggi, sia possibile ascoltare il suo canto nei giorni di tempesta.
Per quanto concerne, invece, l’altra parte del nome la sua origine è legata al culto cristiano.
La leggenda vuole che, esattamente nello stesso punto in cui oggi sorge il Santuario, un tempo fosse stato edificato un tempio dedicato alla dea Minerva. La costruzione cadde in frantumi quando giunse in loco San Pietro, di rientro dall’Oriente e diretto a Roma con il sol scopo di diffondere la parola di Dio. Una conferma di ciò è l’iscrizione all’ingresso del Santuario datata 43 d.C. che testimonierebbe, appunto, il passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Il Santuario, ubicato sul promontorio Iapigio che i Romani chiamavano De Finibus Terrae, rientra tra i luoghi di culto cristiano più antichi.
Leuca divenne, così, Santa Maria di Leuca, la porta del Paradiso.
A tal proposito, si narra di un intervento miracoloso ad opera della Madonna, avvenuto nel 343, che salvò un gruppo di pescatori del posto. Da quel momento, si invocò la Madonna di Leuca per salvare le anime, ed il culto varcò piuttosto velocemente i confini del promontorio. Nel tempo, Santa Maria di Leuca è stata visitata da Papi, condottieri, crociati e gente comune in cerca di un passaggio per il Paradiso.
Le grotte di Leuca
Lungo tutto il litorale sono presenti le grotte carsiche a cui, nel corso del tempo, sono stati attribuiti nomi singolari che rimandano a particolari caratteristiche, ad avvenimenti e ritrovamenti. Gran parte delle grotte possono essere raggiunte e visitate affidandosi alle compagnie che offrono tali escursioni.



Per visitarla è necessario approdare su alcuni scogli e, inoltre, percorrere un breve sentiero alla fine del quale si giungerà in un mondo quasi fiabesco. Ad attendere il visitatore vi sarà, infatti, un laghetto, caratterizzato da acque cristalline, gelide in superficie e calde in profondità, che il mare ha scavato nella roccia. Tale fenomeno e tale location consentono di vivere l’esperienza di un bagno rigenerante immersi in un gioco di colori che spaziano dal blu cobalto al verde smeraldo.


La grotta in questione è alta circa 35 metri, caratterizzata da una superficie irregolare ricca di formazioni minerarie e sali di calcio che creano sfumature cromatiche dal rosa al verde.



La grotta del presepe è piuttosto singolare e fantasiosa, che è denominata così per le particolari somiglianze con lo scenario bilico. La grotta è formata da una serie di archi bassi.

In questa grotta sono stati rinvenuti resti di ossa di elefante antico, di rinoceronte e di cervo. Sulla parte nord della grotta, si apre un cunicolo che conduce alla Grotta del Bambino, chiamata così perché tra i tanti reperti ritrovati vi è anche molare umano appartenuto ad un bambino di circa dieci anni. Il ritrovamento del molare è il primo tra i fossili neandertaliani del Salento.
La grotta dei giganti è tra le grotte più importanti ed interessanti dal punto di vista paleontologico ed archeologico. Dal punto di vista strutturale, è composta da un vestibolo immerso nell’acqua, dal quale si accede ad un vano spazioso ed asciutto.
Qui sono stati rinvenuti ossa e denti di pachidermi ed, inoltre, è ragionevole sostenere che la parte superiore della caverna fu utilizzata nel IX secolo d.C. per una sepoltura.
Da un esiguo lembo di terra sono state estratte varie ossa umane, qualche coccio bizantino e frammenti di un vasetto di vetro assieme a cinque monete di bronzo, di Costantino VIII e Romano I.
La Grotta della Stalla ha un nome che deriva dall’utilizzo che in passato si faceva della stessa. Infatti, la grotta era utilizzata dai pescatori per cercar riparo quando una burrasca li sorprendeva. Si tratta di due grotte vicine.
La Grotta Porcinara è, forse, la più famosa delle grotte di Leuca. Si compone di tre antri intercomunicanti. A renderla così famosa è la presenza di numerose iscrizioni greche e latine nella stanza centrale ed in quella occidentale, e di croci incise sulle pareti nella stanza orientale.
Le varie iscrizioni, che esprimono preghiere voti e ringraziamenti alla divinità locale Batios, mostrano che il santuario era frequentato non solo dagli abitanti del luogo, ma anche da naviganti ed avventurieri.
Inoltre, il ritrovamento di alcuni reperti (monete, iscrizioni, ossa, ceneri, frammenti di vasi) hanno dimostrato come fosse un luogo di culto frequentato dai pagani.
Nei pressi di Punta Ristola si trova la Grotta del Diavolo o, chiamata anche, Grotta Fredda. Il nome è legato ad un’antica tradizione e fantasia popolare, ossia si sosteneva che in passato non era raro ascoltar cupi rimbombi, quasi vulcanici, attribuiti ai diavoli.
La Grotta del Diavolo è l’unica a cui si può accedere sia via mare che via terra.
Si tratta di un luogo particolarmente interessante dal punto di vista paleontologico. Infatti, studi condotti hanno dimostrato e confermato la presenza nella grotta dell’uomo primitivo.


Stando a quanto tramandato dalla tradizione, sul luogo ove oggi sorge la Basilica, un tempo si trovava un antico tempio dedicato alla dea Minerva. A testimonianza di ciò, è la presenza del cippo monolitico all’interno della Basilica, considerato un importante resto dell’antica struttura pagana, l’Ara a Minerva.
Si tramanda, inoltre, che fu l’apostolo Pietro a sostituire il vecchio tempio con quello attuale dedicato al rito Cristiano.
La storia del Santuario ha visto anche l’emanazione degli editti contro i cristiani e, quindi, al pari di tutti i luoghi di culto del periodo anche Leuca subì le conseguenze di tale decisione.
Nel IV secolo fu nuovamente ricostruita e riconsacrata al culto della Madonna. Tutto ciò fu reso possibile dal passaggio del Papa Giulio I, il quale decise di concedere l’indulgenza plenaria a chiunque si fosse recato a Leuca.
Nel medesimo periodo, si verificò un intervento dal sapore miracoloso della Madonna che salvò alcuni pescatori da una terribile tempesta.
Era il 365 d.C. quando nacque il culto della Madonna di Leuca.
Da allora, il santuario è stato vittima di numerose distruzioni ed altrettante ricostruzioni.
L’edifico che oggi è possibile osservare è il frutto della ristrutturazione del 1700 ad opera del vescovo Giannelli. La grande piazza antistante la Basilica è delimitata da un grande colonnato che la separa dalla zona del faro. Al centro della piazza si erge la colonna Mariana, con la statua della Madonna risalente al 1694 e voluta dal Duca di Alessano F. D’Aragona.
Le due rampe che compongono la scalinata monumentale di Leuca collegano il promontorio con la zona del porto e, quindi, con la parte a valle della città.
A proposito della scalina, vi è una leggenda. Si afferma e tramanda che contando le scale sia in salita che in discesa in numero non corrisponde mai.
Sarà vero?

Nei pressi del piazzale della Basilica si trova una colonna in carparo sormontata da una croce di forma ottagonale.

La sua costruzione risale al 1864 su progetto dell’ing. Achille Rossi, anche se entrò in funzione il 6 settembre 1866.
È dotata di una lanterna dal diametro di tre metri, che poggia su una torre ottagonale e su un edificio di due piani.

Il faro si innalza per quarantasette metri dal suolo e raggiunge un’altezza di centodue metri. Sul livello del mare di Punta Meliso.
La suggestiva scala a chiocciola, composta da 254 gradini, che si snoda all’interno della struttura, permette di salire e raggiungere la sommità del terrazzo circolare.
Per visitare il faro di Leuca è necessario prenotare, rivolgendosi alla sede locale della Pro Loco Leuca.

Costituisce l’ultimo tratto di uno dei progetti nazionali importanti, l’Acquedotto Pugliese.
Il suo compito è quello di accogliere l’acqua di tutta la regione che, una volta giunta al santuario viene simbolicamente benedetta e restituita al mare.

Due rampe di scale, con i trecento gradini, consentono ai visitatori di ammirare la cima.
Dal 2015 l’apertura della cascata è accompagnata dall’illuminazione artistica che si muove in sincronia con la musica.
Le Ville
Un altro tratto caratteristico e che cattura l’attenzione dei turisti e dei visitatori, sono le numerose ville ottocentesche. All’epoca, furono costruite per volere delle famiglie nobili del luogo, per poter comodamente godere della pace, della quiete e delle acque della città.
Tutte le ville presentavano elementi in comune, nonostante lo stile rispecchiava prevalentemente il gusto del committente. Si pensi alle cappelle, alle scuderie, al giardino che circondava le dimore e le bagnarole ossia zone protette per le signore affinché fosse garantita la riservatezza della balneazione.



Santa Maria di Leuca è un incontro, una vacanza da vivere pienamente lasciandosi coccolare dalla gentile disponibilità, dal sorriso e dai profumi e sapori tipici di una terra che ha molto da raccontare.
Si ringrazia la Pro Loco Leuca per la preziosa collaborazione e per il materiale fotografico.






