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Clown Ricordi

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Di Franco Presicci:

Grock, al secolo Charlies Wettach, di nazionalità svizzera, nel ventesimo secolo fu il re dei clown in Europa. E a lui Pino Corrente, un siciliano ricco di idee e di energie, nel ‘64 volle dedicare un festival da solennizzare nel salone delle feste di Campione d’Italia. Corrente aveva collaborato con il poliedrico Dino Villani, creatore del concorso “5000 lire per un sorriso” (diventato nel ‘46 Miss Italia) e di tante altre iniziative, compreso il “Premio Suzzara”, decise di allestire questa manifestazione, che attirò un pubblico foltissimo, fatto di giornalisti, amanti della pista circense e dei numeri che vi si svolgono. Tra i presenti, fra gli altri, Morando Morandini, autetorevole critico cinematografico; Emilio Pozzi, esperto di teatro e dirigente della redazione spettacoli della Rai; Romano Battaglia, nome di spicco della stessa emittente; Marco Blaser, regista della televisione svizzera; Macia Cantoni, della stessa Tv. il cantante Tony Dallara, Paola Penni; il baritono Giuseppe Zecchillo, che tra l’altro realizzava quandi con la pasta indorati con la porporina.
Io ero incaricato dallo storico quotidiano “L’Italia” di intervistare i vari clown, tra cui i Rossi, i Cavallini, Charlie Rivel, i Fratellini, e altri.

Screenshot 20260104 061437Qualcuno era inglese o americano, non masticava una parola della nostra lingua nè io della loro, quindi mi sentivo come uno sperduto fra le dune del deserto.
Improvvisamente comparve il grandissimo Enzo Tortora che peregrinava per curiosità. Notò la mia difficoltà, si avvicinò e con il suo solito garbo nobiliare mi chiese se avessi bisogno di una mano. Uomo di grandissima cultura, giornalista dalla scrittura raffinata, gentiluomo di antico stampo, si sedette fra me e l’interlocutore, facendomi uscire dal vicolo cieco.
Per la cronaca, ci vedemmo altre volte ad Antennnatre Lombardia, a casa sua, in via Piatti, e lo seguivo in tivù quando metteva all’asta le uova dipinte da grandi pittori, tra cui Remo Brindisi, destinate alla ricostruzione di Sant’Angelo dei Lombardi, ridotta in macerie dal terremoto.
Tornando al Festival, c’era anche Domenico Modugno, che poi cantò una canzone (se non ricordo male sul tema del telefono), e un giovanissimo clown, il cui numero consisteva nel funerale di un topolino: un numero con venature poetiche. Moira Orfei, che dal suo “chapiteaux” stava vedendo l’avvenimento, telefonò raccomandando all’artista di tenersi a disposizione perche lei lo avrebbe assunto. Scrosciarono gli applausi per l’intervento di Moira e per la bravura dimostrata dal giovane pagliaccio.

Screenshot 20260104 061244Quel festival, come quello dei giocolieri andato in scena qualche anno dopo a Bergamo, presentato da Pippo Baudo (foto accanto: con Franco Presicci, ndr.) riportò un successo enorme. Mi colpì un clown che suonava “’O sole mie” con i palloni da fiera paesana, e apprezzai molto Malaga, rappresentante dei clowm tradizionalisti, quelli che si esibivano in abiti che da soli facevano fremere il tendone per le risate, a differenza degli augusti musicali, che erano bardati con altra eleganza. Fu, quel festival, un evento memorabile. Poi Corrente scomparve e il cantiere venne chiuso dopo due edizioni. Ma se ne parlò a lungo. Io lo ricordai sul quotidiano “L’Italia”, le cui pagine degli spettacoli erano gestite da un altro dinamico e bravo siciliano, amico di Corrente, Graziano Motta, che poi andò inl Medio Oriente come corrispondente di Radio Vaticana.
Corrente dimostrò di avere imparato molto dalla sua collaborazione con Dino Villanii, che nel 1953 fu invitato con altre 14 persone all’Hotel Diana, dal famoso giornalista Orio Vergani per creare l’Accademia Italiana della Cucina. Villani era diventato un personaggio di notevole rilievo: nel 1961 partecipò a un pranzo rinascimentale a Palazzo Tè a Mantova. Pino Corrente dunque veniva da quella scuola, quella di un maestro che aveva scritto anche libri su vari argomenti e fu l’antesignano della pubblicità. Morì nell’89, lasciando tanti allievi e tantissimi ammiratori.
Con Pino Corrente mi sono incontrato molte volte, nel suo ufficio e altrove. Aveva sempre parole elogiative per Graziano Motta, che a trent’anni (lui ne aveva 40) di strada ne aveva fatta. E non mancava di accennare ai passi compiuti da Villani e al giorno in cui gli era venuta l’idea di occuparsi di pubblicità, osservando un muro tappezzato di manifesti di un artista e un nugolo di bambini che andavano al mare. E mi confidò anche che aveva pensato di realizzare quel festival perché era arrivato a quasi metà della sua vita e voleva lanciarsi. Del festival era ovviamente entusiasta. Tutti quei nomi fra il pubblico e tanti protagonisti davanti alle telecamere non erano cosa e da niente.

Screenshot 20260104 061607Quanti ricordi e quante emnozioni risveglia quel festival. Per esempio, l’incontro con Sebastiano Sandro Ravagnani (foto accanto, ndr.) già capo ufficio stampa del circo di Moira Orfei (lo fu per 40 anni), che aveva molto apprezzato la rassegna di Campione. Ravagnani ha poi scritto un libro intitolato “Moira per sempre”. Conversando con lui, appresi tante cose su Moira. “Di lei si è scritto e detto tanto, delle sue attività circensi, cinematografiche e televisive, ma sto per pubblicare tanto alrro che nessuno o pochi conoscono. Molti episodi me li ha raccontati la stessa Moira durante i lunghi viaggi compiuti con il circo”. Un circo non sta molto in uno stesso posto. Lo “chapiteau” si smonta, si smonta,m si carica sui mezzi, si porta ora in questo ora in quella città o paese.
Il circo è attrazione, fascino, musica, coraggio, fatica indescrivibile, risate, bellezza, artisti che volteggiano da un trapezio ad un altro, acrobati che danzano su una fune (furono grandi i Chiarini, che lavorarono snche come mimi), cavallerizze, saltimbanchi. Tutto questo scenario richiamava il Festival del Clown. E i clown sono tra i protagonisti più rilevanti del circo: si trasformano, fanno piroette, elargiscono battute, suscitando simpatia con i loro volti dipinti. Moira – aggiunse Ravagnani – è un’icona, un simbolo”.
Io ho conosciuto anche Liana e Orlando, famoso per la sua testa leonina. Lasciò l’Italia per il Brasile (o l’Argentina), dove andò a dirigere il circo nazionale. In pista “giocava” con le iene. Era un grande artista, gentile, accogliente, un amico.
Andai a Campione d’Italia con gioia, perché ho sempre amato il circo e ho visto tutti quelli che sono venuti a Milano. Nel ‘64 assunsi la difesa di Orlando, perché ilò Comune gli aveva bloccato il circo in largo Giambellino per un piccolo debito lasciato l’anno prima dopo l’esecuzione al Campo Giuriati. Scrissi un articolo, intervenne anche il parroco della vicina chiesa e allora si accesero le luci. E Orlando mi ringraziò tenendo al guinzaglio le iene, proteggendo le gambe con fasce di cuoio.
Il circo non piace soltanto ai bambini, Coinvolge anche i grandi, che trepidano durante le esecuzioni dei numeri dei trapezisti e quelli dei domatori nella gabbia. Il circo è anche “souspemse”. I ricordi scorrono, si accavallano, si alternano. Una volta mi autorizzarono a… far visita al gorilla, mi avvicinai troppo alla gabbia e quello mi si scaraventò contro sollevando una nuvola di segatura.
Ho sempre amato il circo. Negli anni 60 un temporale distrusse il tendone di un circo Togni e tanti artisti si esibirono gratuitamente sulla pista all’aperto. Tra questi Roberto Brivio, Evelina Sironi, Liliana Feldman, Febo Conti (in tivù aveva condotto il programma “Chissà chi lo sa”), Giovanni D’Anzi. E alla fine tutti a casa dell’autore de “La Madunina” a concludere la serata sulla terrazza, dove zampillava una bella fontana.
Tutti per il circo, dunque. Quante dinastie ha avuto il nostro circo: oltre agli Zavatta e ai Chiarini, la cui famiglia vantava fra gli altri Angelica, che fu la prima cavallerizza a cavalcare in piedi un quadrupede al galoppo, nomi rimasti nella storia di quel mondo rutilante.
Il Festival del Clown esaltava, celebrava il circo; il titolo era solo il nome di un clown che aveva avuto la sua grandissima celebrità. Peccato che non durò a lungo. Un pomeriggio, prima che s’illuminasse il salone delle feste, scesi giù al casinò solo per curiosità. M’impedirono l’accesso perchè non avevo la giacca. Ero in compagnia di un collega molto in vista della televisione, ma evito di farne il nome perché scomparso. Anche lui amava il circo, come lo amava Guglielmo Zucconi, che per un periodo diresse “Il Giorno”, venendo dalla “Domenica del Corriere”. Come si fa a non amare il circo, questa pista sfavillante che trascina i sogni?
Un giorno, mentre la intervistavo, Liana Orfei mi disse che dal suo carrozzone (arredato con bei mobili) guardava la sua bambina che giocava sul piazzale con i figli degli altri circensi. Ed ecco venirmi in mente Dubsky mentre suona il violino e uno dei fratelli Rivel capace di suonare lo stesso strumdnto tenendolo in tutte le posizioni. Grande è il circo. Le sue luci palpitano, creano allegria. Date fiagto al circo.

(foto home page: di Carmine La Fratta, il clown Onofrio Colucci di Martina Franca, impegnato con Le cirque di Soleil) 

 

 

 

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