Di seguito un comunicato diffuso dal Comune di Ginosa:
Una donna anziana, le mani che raccolgono i frutti della terra, i campi, i gesti di un lavoro tramandato nel tempo. Da ieri quella storia occupa una delle facciate del quartiere Poggio di Ginosa.
È stato inaugurato il 1 ottobre il murales di “Dove finisce il rosa”, il progetto di riqualificazione artistica e rigenerazione urbana, sociale e culturale curato dall’Associazione MOYA – Movimento Young Artist, in collaborazione con il Comune di Ginosa e nato per costruire attraverso il muralismo un nuovo racconto del quartiere.
Presenti sul palco il Sindaco Vito Parisi, il Consigliere con delega agli Eventi Giuseppe D’Amelio, gli Assessori Domenico Gigante e Vera Santoro, l’amministratore di Arca Jonica Donato Pascarella, la Presidente di Moya Claudia Ranaldo e l’autore del murale Stefano Cammarota. In collegamento, anche il prof. Pasquale Lettieri, docente presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Ha impartito la benedizione Padre Salvatore, della vicina Parrocchia Cuore Immacolato. Ha presentato Valentina Dinardo.

Al centro di tutto, però, c’era il murales.
“Appartenenza terrena – Radici e Dialogo Intergenerazionale” è il titolo scelto per la facciata. Un’opera realizzata dall’artista Stefano Cammarota, muralista e artista dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, con la direzione artistica di Claudia Ranaldo, presidente di MOYA APS, che ha seguito il percorso di ideazione e progettazione, dalla definizione del disegno alla costruzione della narrazione visiva.
La figura centrale è quella di un’anziana donna che raccoglie ortaggi. Non è il ritratto di una singola persona, ma un’immagine attraverso la quale raccontare una memoria collettiva: quella delle mani che hanno lavorato la terra, della fatica, della pazienza, dei gesti quotidiani ripetuti e tramandati da una generazione all’altra.
La donna diventa così simbolo del lavoro, della continuità e del rapporto con la terra, ma soprattutto un punto d’incontro tra chi ha vissuto in quelle case, chi le abita oggi e chi le vivrà domani. Il murales è infatti dedicato agli abitanti attuali del Poggio e alle persone che hanno attraversato e vissuto il quartiere nel corso degli anni.
Le immagini sono scomposte e sovrapposte, i diversi momenti si intrecciano quasi come in un collage, fino a trasformare l’intera facciata in una sorta di grande cartolina del territorio. È il modo scelto dagli artisti per mettere insieme memoria e linguaggio contemporaneo, affinché quella storia possa continuare a parlare anche alle generazioni più giovani.
Il senso dell’opera è racchiuso proprio nel rapporto tra passato, presente e futuro: ricordare da dove veniamo non per rimanere ancorati al passato, ma per riconoscere il valore delle persone e dei gesti che hanno contribuito a costruire ciò che oggi chiamiamo casa. Come spiega MOYA nel racconto dell’opera, il murales è un omaggio a chi ha lasciato le proprie tracce ieri, a chi le custodisce oggi e a chi continuerà a far vivere questi luoghi domani.
Il nome stesso del progetto nasce dalle facciate degli edifici di edilizia popolare del Poggio. Quel rosa originario, progressivamente sbiadito dal tempo, è diventato il punto di partenza simbolico per immaginare una nuova narrazione del quartiere: non cancellarne la storia e le fragilità, ma reinterpretarle attraverso l’arte e restituire agli spazi nuovi colori, nuove storie e una rinnovata identità collettiva.
«Il percorso con MOYA è iniziato lo scorso anno, con il murale tra via Roma e via Lucania dedicato al nostro paesaggio, al Castello Normanno e al patrimonio rupestre. Quest’anno siamo arrivati nel quartiere Poggio, su una facciata ancora più grande, alla quale l’artista ha saputo dare un nuovo significato. È un’esperienza che ci spinge a immaginare altre opere, in altri quartieri, per portare la bellezza nei luoghi che viviamo ogni giorno – spiega il Sindaco Vito Parisi – ringrazio MOYA, l’artista Stefano Cammarota, il consigliere Giuseppe D’Amelio che ha seguito l’iniziativa, Arca Jonica, tutte le persone che hanno contribuito a questo progetto, le associazioni, chi ha raccolto l’invito e i presenti tutti. Venite a guardare l’opera di persona. Da oggi questo murales entra nella vita del quartiere e della città: è di Ginosa, è di tutti noi».
“Dove finisce il rosa”, infatti, non si esaurisce con la prima facciata. Il progetto immagina un percorso più ampio nel quale le opere non siano elementi isolati, ma capitoli di un unico racconto costruito attorno alla memoria, all’infanzia, alla comunità, all’ambiente, ai giovani e al futuro di Ginosa.






