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Col Natale ormai alle porte Ricordi

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Di Franco Presicci:

Natale è alle porte e su Facebook i presepisti mostrano statuine di tutte le dimensioni e architetture che rievocano la nascita di Gesù. Non soltanto gli artisti di San Gregorio Armeno, di Napoli, che hanno gli scaffali pieni di pastori e re Magi, il gurdastelle e la lavandaia, e anche scenografie complete con ponti, cascate, grotte, sentieri… Paesaggi incantevoli, luminosi, coinvolgenti. “Quella sera si è stesa sul mondo, come milioni di altre notti; eppure ha diviso il tempo in prima e dopo Cristo”, ha scritto Piero Chiara, lo scrittore di Luino che amava raccontare agli amici storie che ritroviamo nei suoi libri . Ad esempio “Il piatto piange”. Una notte che Gianni Zappa ha definito speciale, creatrice di atmosfere,  emozioni, bellezza, stupore.
Screenshot 20261101 062547Davanti a un presepe, si sogna di essere tra i pastori, perché rappresentano un ambiente magico, fascinoso, attraente. Una raffinata delicatezza, una semplicità dettata dal cuore. Il maestro dell’immagine Carmine La Fratta, di Lama, territorio legato a Taranto, è andato a Napoli a ritratte i vicoli di Totò, di Eduardo, di Nino Taranto, di Giuseppe Marotta e ha fatto un salto nella via in cui si creano i presepi e i loro abitanti: il contadino con la zappa sulle spalle, la lavandaia con i panni  immersi nel fiume o nella tinozza, il carrettiere solitario che stimola il cavallo a proseguire.
   Le guardo spesso quelle immagini, anche negli altri mesi dell’anno, perchè il pensiero di Natale porta sempre serenità, rilassatezza, voglia di essere più buoni. E non manco mai di costruire la mia scenografia natalizia, fatta di sughero, materiale che con le sue crespature si presta a simulare i rilievi.
Per ammirare questi capolavori di tutto il mondo, ho visitato il Museo del presepe di Brembo di Dalmine, dove spiccano un paesaggio sacro napoletano del XVIII secolo in legno e sughero, con testa e arti in terracotta; e un presepe trentino, anch’esso antico, realizzato da un autore sconosciuto. Meraviglie.
Ho pensato alla storia splendida, lunga e prestigiosa dei presepi nati all’ombra del Vesuvio, visitando anche una mostra di presepi a Cantù, dove il Bambino nasceva nelle cascine, ricostruite in piccole dimensioni in legno. Ho visto quelle che facevano a Martina Franca vicino alla Basilica Michele Sforza e compagnia e quello eseguito alla stazione Nerd del capoluogo lombardo dagli artisti Manola e Seregni.
Attorno ai presepi sono nate anche alcune leggende. In una scenografia sorta vicino a Piedigrotta non c’era il Bambinello: forse lo avevano dimenticato in bottega o di sagomarlo, forse lo avevano perduto. Certo è che durante la Messa di mezzanotte nella vicina cappella, dal soffitto della caverna, si staccò un frammento di roccia, che cadendo assunse la figura di Gesù. Si legge nei dettagli nel libro di Roberto De Simone, “Il presepe popolare napoletano”. Lo racconta don Vincenzo, che doveva essere un personaggio riverito. E ancora lui riferisce un altro fatto che sa di favola. Tutte le mattine il sacrestano entrava nella cappella e trovava San Giuseppe voltato verso la porta. Lo rimetteva a posto e il giorno dopo stessa posizione. Una notte entrarono i ladri, rubarono alcuni oggetti, compresa la statua del Falegname, e mentre fuggivano una voce scaturita dal presepe intimò di desistere dall’impresa: un furto nella casa del Signore è sacrilegio. I furfanti lasciarono tutto a terra e scomparvero. La mattina dopo il sacrestano trovò san Giuseppe con il volto ancora verso la porta. Allora decise di assecondarlo.
Quante storie ispira il presepe. Ne snocciolavano tante le nonne, che al presepe tenevano molto. La mia nascondeva il Bambinello in un cassetto del comò e a mezzanotte improvvisamente si spegnevano tutte le luci. Al buio ci chiedevamo se fosse un guasto, un’emergenza, se tutto il quartiere fosse rimasto al buio; ma  subito le lampadine si riaccendevamo: nella grotta era nato il Bambinello. Noi stupefatti pensavamo al miracolo. Quel presepe lo faceva mio padre: scheletro di legno, ricoperto con creta immersa in acqua; alberi fatti con rametti di pino; base tappezzata con i licheni che crescono sui tronchi di alcuni alberi, compreso il mandorlo; muschio preso da qualche zona umida e tutto illuminato con una lampada normale, nascosta in fondo dalle fronde. I personaggi erano stati fatti con l’argilla da mia madre e da lei stessa restaurati ogni anno. Quando il 6 gennaio smontavamo l’architettura, mio padre dava il bianco alla parete tutta leopardata .
Da quei presepi fatti in qualche maniera, con tanta semplicità, viene la mia passione per questi manufatti sacri, creati in ogni casa, con le statuette sistemate secondo le regole della prospettiva; le più piccole in secondo piano, le più grandi in posizione avanzata. In fondo alla grotta una cartolina con piccole case o cammelli, acquistata a Tunisi durante una mia permanenza per lavoro.
Screenshot 20261101 063956A Milano presepi suggestivi, capanne, pastori, cesti con frutta …vengono attuati nel laboratorio di viale Certosa di Manola Artuso e Gianluca Seregni. A Taranto alla Casa del presepe di via Anfiteatro, dove erano molto bravi i fratelli Mazzarano, lì da oltre un secolo. Mi furono presentati negli anni ‘50 dal professor Raffaele D’Addario, che costruiva anche lui presepi di sughero in grosse scatole di cartone. Nella sua spaziosa abitazione in via Cataldo Nitti aveva una stanza riservata alla lavorazione presepiale, oltre che  al cavalletto e alla tavolozza e un contenitore di colori e pennelli per la sua professione di pittore. In seguito sostituì il sughero con la carta, dando vita a lavori apprezzabili. Amava anche lui il presepe napoletano. Lo considerava completo anche perché tra i pastori e gli altri mestieri, c’erano gli immancabili pizzaioli, venditori ambulanti di frittelle, o d’incenso e via dicendo. I personaggi avevano espressione realistica, ben curata; gli allestimenti grandiosi, vere opere d’arte, catturavano anche l’attenzione dei viaggiatori stranieri. Tutto curato nel minimi particolari: esercizi commerciali, bancarelle di cibarie, cortili con animali, laboratori di fabbri, di falegnami, il vecchierello con il bastone e una lanterna con la luce fioca…
Screenshot 20261101 064122I presepi erano e sono diffusi dappertutto, oltre che nelle chiese, nelle case popolari e in quelle di lusso. Il re Carlo III di Borbone riempiva le ore libere da impegni collocando le statue nei vari luoghi, immensi, del presepe, mentre la moglie cuciva i vestiti di stoffa pregiata da mettere addosso allo zampognaro, ai Re Magi… Il più bel presepe a Taranto si faceva nella chiesa di san Pasquale. A Lecce e a Cutrofiano venivano e vengono realizzati da autori famosi presepi e figure. In alcuni casi a popolare il presepe compaiono il vigile urbano, lo stradino, protagonisti della politica e anche Pulcinella. Si moltiplicavano i presepi con personaggi e oggetti semoventi: il calzolaio, il mulino, l’asinello che tira un piccolo carretto. Nel capoluogo lombardo l’ho visto e contemplato in pazza Duomo. Si fabbricano presepi enormi, spettacolari. Che incantano, affascinano rendono felice il tempo che passa.
Il presepe è fantasia, magia, luce, colori, allegoria, creatività, arte. Anche quello vivente. Nel 1223 san Francesco si trovava a Greccio, dove anni prima aveva stretto amicizia con un tale molto potente. Quella volta vi era tornato per vedere alcuni suoi frati che lì vivevano da eremiti; ma anche per concretizzare il suo sogno di rinverdire la nascita di Gesù. Così nacque il presepe vivente.
Screenshot 20261101 063800Fino a qualche anno fa si svolgeva a Crispiano, nelle grotte basiliane, ma anche in tante altre parti d’Italia. Come a Lama. A questo presepe Carmine La Fratta ha dedicato un bellissimo libro fotografico: “…Tre Re in cammino nella tradizione”, in cui coglie sapientemente facce, atteggiamenti, espressioni, aiutando chi guarda ad entrare nel vivo della festa.
   Questa estate ho incontrato a Martina Franca, in casa di amici-fratelli, Vincenzo De Filippis, 63 primavere, che per 40 anni in quel presepe ha vestito i panni del pastore, e adesso si occupa degli allestimenti. “Emozionate – afferma – indossare quei panni, fatti in pelle di capra da mia sorella Angela, mentre mia figlia Mariarita da piccola ha interpretato Gesù Bambino e oggi la Madonna. E uno dei miei figli, Vittorio, è uno dei Re Magi. Una tradizione che si trasmette, non si spegne, ed è attesa con ansia. Agli inizi – parola di Vincenzo – persona mite e simpatica, disposta al dialogo, alla battuta di spirito – il rito si svolgeva nella masseria Battaglia, del marchese Bonelli, oggi sul piazzale di fronte alla chiesa, che prima non c’era”.
   “I magi seguono fedelmente quella luce che li pervade interiormente, e incontrano il Signore. In questo percorso dei Magi d’Oriente è simboleggiato il destino di ogni uomo”, diceva Papa Francesco e ripreso nella controcopertina del libro di La Fratta. E Lucio Dalla: “Io so che gli angeli sono milioni di milioni e non li vedi tra i cieli, ma tra gli uomini. Sono i più poveri e i più soli presi tra le reti”. Il presepe coinvolge: è attrattiva, richiamo, anche un po’ fiaba, racconto.
                                                                 Franco Presicci


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