Di seguito il comunicato:
Dare luce all’ombra senza tradire la forza espressiva dei dipinti. È questa la sfida affrontata da Francesco e Luigi Murano, lighting designer, autori del progetto illuminotecnico della mostra Artemisia Gentileschi a Firenze, che ha aperto al pubblico il 20 ottobre al Museo degli Innocenti.

La sfida del chiaroscuro
«Nei dipinti a olio su tela caratterizzati da forti contrasti chiaroscurali, le zone d’ombra possono trasformarsi in vere e proprie superfici specchianti, mentre gli incarnati emergono come improvvisi bagliori nel buio», spiega Francesco Murano.
«Per questo motivo è necessaria una particolare sensibilità progettuale, capace di ricercare un equilibrio delicato tra luce e ombra senza attenuare la drammaticità che costituisce l’essenza stessa di queste opere».
Artemisia e i maestri del Seicento a Firenze
La mostra, dedicata al periodo fiorentino di Artemisia Gentileschi, ripercorre una stagione decisiva della sua affermazione artistica, quando la pittrice entra nell’Accademia delle Arti del Disegno e riceve importanti commissioni dalla famiglia Medici.
Il percorso, visitabile fino al 4 aprile 2027, mette in dialogo la sua pittura con quella dei grandi maestri del Seicento, tra cui Orazio Gentileschi e Caravaggio, offrendo un’occasione per osservare da vicino opere nelle quali la relazione tra luce e oscurità è parte essenziale del linguaggio pittorico.
La luce su misura per ogni opera
Per Francesco e Luigi Murano, la sfida è stata trasformare i vincoli degli spazi espositivi in opportunità progettuali. L’altezza ridotta dei binari e la vicinanza alle tele hanno richiesto un attento controllo dei riflessi, ottenuto attraverso sagomatori, filtri diffusori e schermature dei fasci luminosi.
Tra gli interventi più complessi, quello su Ragazzo che monda un frutto (anche detto Mondafrutto), in una delle versioni attribuite a Caravaggio: l’impossibilità di utilizzare un’illuminazione laterale ha portato i due progettisti a impiegare due proiettori con inclinazione quasi zenitale, calibrati per illuminare la tela e compensare le ombre prodotte dalla cornice.
Quando la luce diventa racconto
Il risultato è un’illuminazione discreta, studiata per accompagnare lo sguardo senza imporsi sulla pittura. Una luce che non uniforma le superfici, ma rispetta i contrasti, lascia emergere le profondità e favorisce la lettura dei dettagli, come nel confronto tra le due versioni di Giuditta con la testa di Oloferne di Orazio e Artemisia Gentileschi.

È in questa capacità di coniugare rigore tecnico e sensibilità artistica che si riconosce il senso del loro intervento: non aggiungere spettacolarità alle opere, ma creare le condizioni perché siano i dipinti stessi a raccontarsi.
Informazioni pratiche
Mostra: Artemisia Gentileschi a Firenze
Sede: Museo degli Innocenti, Piazza della Santissima Annunziata 13, Firenze
Date: 20 ottobre 2026 – 4 aprile 2027
Progetto illuminotecnico: Francesco e Luigi Murano
Informazioni: www.arthemisia.it








