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Manfredonia: “Le Vie di Mònde”, docufilm sul caso Nadia Roccia Uccisa a 18 anni dalle sue migliori amiche

castello proiezione

Di seguito il comunicato:

Una professoressa si alza dal pubblico e racconta di aver incontrato in carcere, anni fa, una delle due ragazze condannate per l’omicidio di Nadia Roccia. È accaduto giovedì sera al Castello di Manfredonia, al termine della proiezione di “Migliori amiche – Il caso Nadia Roccia”, il docufilm di Luciano Toriello dedicato a uno dei più drammatici e oscuri episodi di cronaca nera della storia italiana recente.

Nadia aveva 18 anni quando, il 14 marzo 1998, fu uccisa a Castelluccio dei Sauri, in provincia di Foggia, dalle sue due migliori amiche. Ventotto anni dopo, ogni nuova proiezione del film sembra far emergere un frammento ulteriore di quella storia: persone che ricordano, che hanno conosciuto i protagonisti o che hanno incrociato direttamente o indirettamente le conseguenze di quella tragedia.

È accaduto ancora, nell’evento speciale che ha chiuso la prima giornata de Le Vie di Mònde, la seconda parte della nona edizione di Mònde – Festa del Cinema sui Cammini.

Ma la discussione nata intorno a Migliori amiche è stata soltanto l’ultimo atto di una giornata cominciata al mattino con gli studenti e proseguita nel Castello attraverso formazione, cinema, archeologia e un confronto sul rapporto tra cultura e territorio. Un percorso che racconta anche la direzione nella quale Mònde sta provando ad allargare la propria esperienza: non soltanto una programmazione di film, ma occasioni per produrre conoscenza, formare nuove competenze, riattivare memoria e mettere in relazione luoghi e comunità.

Il cinema comincia dai ragazzi.

La giornata di Manfredonia si era aperta all’Auditorium Cristanziano Serricchio, con il matinée dedicato agli studenti di scuole medie e scuole superiori.

Le proiezioni di “Uerra” di Paolo Sassanelli, “Comando io” di Pierdomenico Minafra, alla presenza del regista e del protagonista Francesco Cannone, e “Tutto quello che sarà” di Renato Chiocca non si sono esaurite davanti allo schermo.

Il confronto successivo con Minafra, Cannone, Chiocca e lo stesso Toriello ha coinvolto i ragazzi sui temi sollevati dai film e incrociandoli con le esperienze personali.

Dal cinema ai luoghi: il Castello apre le porte a Mònde.

Lo stesso filo è proseguito nel pomeriggio al Castello di Manfredonia, dove l’apertura istituzionale de Le Vie di Mònde è diventata un confronto sul ruolo che cinema e cultura possono avere nel far conoscere il patrimonio e costruire relazioni tra luoghi, istituzioni e comunità.

“La Direzione regionale Musei nazionali della Puglia gestisce 17 grandi luoghi della cultura, tra i quali il Castello di Manfredonia – ha spiegato la direttrice Anita Guarnieri –: vogliamo aprirli sempre di più al territorio e coinvolgere pubblici diversi, anche attraverso eventi di varia natura. Il cinema è certamente uno di questi”.

È proprio nell’incontro fra cinema e luoghi che Toriello ha collocato il senso de Le Vie di Mònde: “Ci aiutano ad allargare la nostra azione di promozione del cinema e dei film d’autore. E la componente dei cammini trova nel Gargano una dimensione straordinaria: ci permette di visitare luoghi culturali e naturalistici importantissimi come il Castello di Manfredonia, gli Eremi di Pulsano e la Foresta Umbra, con le sue faggete vetuste patrimonio UNESCO. È anche un ulteriore strumento per dare continuità durante tutto l’anno a Mònde”.

Una dimensione territoriale che, dopo l’approdo del festival a Foggia, ha progressivamente allargato la sua rete. “In soli due anni Mònde è diventato una certezza, un momento forte e riconoscibile per la città – ha sottolineato l’assessora alla Cultura di Foggia Alice Amatore – perché è riuscito ad abbracciare Foggia nei suoi diversi ambiti e nelle diverse fasce d’età, parlando attraverso il cinema di cultura, archeologia e identità.

Per l’assessora alla Cultura di Monte Sant’Angelo Rosa Palomba, la forza del progetto sta proprio nella capacità di superare i confini dei singoli luoghi: “È un festival che negli anni è cresciuto ed è riuscito a mettere insieme territori, storie, cultura, valorizzazione e comunità. Ci sentiamo figli di questo grande progetto, che valorizza il nostro territorio a livello nazionale e internazionale”.

La vicesindaca di Manfredonia Cecilia Simone ha richiamato, infine, il rapporto tra conoscenza e bellezza: “Pensiamo che questo festival sia in grado di suscitare un grande desiderio di approfondire la conoscenza del nostro territorio, di condividerla e di godere della bellezza di questo patrimonio”.

Da 150 ore di formazione ai primi due film.

Il tema della formazione, evocato da Toriello anche durante l’incontro al Castello, ha trovato subito una traduzione concreta sullo schermo.

Sono stati presentati per la prima volta a Le Vie di Mònde i due lavori nati dal corso di alta formazione in Digital Humanities e audiovisivo, realizzato a Foggia con un progetto di LuceLab Cinecittà in partnership con MAD – Memorie Audiovisive della Daunia, nato come prima azione della nona edizione del festival.

Il percorso si è svolto all’Accademia di Belle Arti di Foggia, con 150 ore complessive tra lezioni e laboratori dedicate alla gestione e valorizzazione degli archivi digitali e alla produzione documentaristica. L’obiettivo è trasformare progressivamente Mònde anche in una piattaforma permanente di formazione e sviluppo territoriale, creando connessioni tra Cinecittà e il sistema audiovisivo locale.

I primi risultati sono arrivati ieri sullo schermo del Castello.

 “Codice Margherita” di Rita Losurdo è un mockumentary: una storia inventata e parodistica, ambientata a Foggia e costruita utilizzando materiali d’archivio e i codici formali del documentario.

 “Tre tazzine” di Laura Longo, Maria Maddalena La Torre e Donato Russo riporta invece alla luce due vicende drammatiche vissute da Manfredonia: l’alluvione del 1972 e l’esplosione del 26 settembre 1976 nello stabilimento petrolchimico ANIC, della quale proprio pochi giorni fa è ricorso il cinquantesimo anniversario.

Due lavori diversi che mostrano anche due possibili usi dell’archivio: reinventarlo attraverso la finzione oppure interrogarlo per ricostruire la memoria di una comunità.

Il Premio Marina Mazzei: l’archeologia diventa racconto.

Il Castello ha ospitato anche i due vincitori 2025 e 2026 del Premio Marina Mazzei, la sezione di Mònde dedicata all’archeologia.

 “Atto d’amore” di Lorenzo Lo Muzio racconta il recupero e la storia della Cripta delle Clarisse di Monte Sant’Angelo, facendo incontrare ricerca archeologica, patrimonio e racconto cinematografico.

Con “Tumuli di Ankara” di Kadir Uluç, invece, lo sguardo si è spostato fino alla Turchia, verso gli antichi tumuli funerari che emergono come colline dall’arida steppa sulla quale si estende Ankara, testimonianze monumentali dell’antichissima civiltà dei Frigi. Un racconto che incrocia anche l’attualità della ricerca: proprio nell’agosto scorso sono cominciati gli scavi scientifici del Tumulo BT10, risalente a circa 2.800 anni fa, con l’obiettivo di approfondire la conoscenza delle pratiche funerarie frigie e avviare il percorso di valorizzazione del sito come archeoparco.

“Migliori amiche”: ogni proiezione aggiunge una storia.

Poi, alle 21, il ritorno alla memoria più vicina e dolorosa con “Migliori amiche – Il caso Nadia Roccia”.

“In questo mese di circolazione nelle sale e nei festival – ha raccontato Luciano Toriello, lasciando per una sera i panni del direttore artistico per quelli del regista, affiancato da Alessandro Piva che è stato produttore creativo del docufilm  – ho scoperto tanto altro dolore che si è accumulato sulla famiglia Roccia. Ho saputo, per esempio, degli atteggiamenti aggressivi che i familiari di Annamaria Botticelli avrebbero avuto nei confronti di Rocchina e Patrizia, la mamma e la sorella di Nadia, perfino quando andavano al cimitero a portare i fiori sulla sua tomba”.

Da qui anche una convinzione che Toriello ha ribadito davanti al pubblico del Castello: “Continuo a pensare che Castelluccio dei Sauri debba trovare la forza di intitolare una strada o una piazza a Nadia Roccia. Perché i bambini di quel paese, crescendo, devono poter chiedere agli adulti chi fosse quella ragazza di diciotto anni e farsi raccontare la sua storia”.

Oggi Le Vie di Mònde salgono a Monte Sant’Angelo.

Dopo Manfredonia, oggi, venerdì 2 ottobre, Le Vie di Mònde salgono a Monte Sant’Angelo. Il secondo giorno della Festa concentra i suoi due appuntamenti cinematografici nell’Auditorium Peppino Principe, in vico del Monastero 3.

Alle 18 sarà proiettato “Joe’s Back” di Claudia Cassandro, vincitore del Premio Archivio MAD 2026, alla presenza della regista. Il lungometraggio, della durata di 93 minuti, apre la tappa di Monte Sant’Angelo riportando al centro uno dei fili che attraversano questa edizione: il rapporto fra cinema contemporaneo, memoria e archivio.

Alle 20:30 sarà invece proiettato nuovamente “Migliori amiche”, alla presenza del regista. Dopo il confronto nato ieri sera a Manfredonia, sarà una nuova occasione per riportare nel territorio una storia avvenuta a pochi chilometri di distanza e continuare quel processo nel quale, proiezione dopo proiezione, al racconto cinematografico si aggiungono ricordi e testimonianze del pubblico.

Il passaggio da Manfredonia a Monte Sant’Angelo esprime il movimento che dà il nome a Le Vie di Mònde: dal mare al Monte, dalle sale ai sentieri, il cinema attraversa il Gargano.

Nei prossimi giorni la Festa uscirà infatti nuovamente dagli spazi culturali per raggiungere gli Eremi di Pulsano e la Foresta Umbra, intrecciando proiezioni, attività 0-6 per le scuole e per l’infanzia e cammini nel paesaggio culturale e naturale del Gargano.

Mònde – Festa del Cinema sui Cammini, ideata e diretta da Luciano Toriello e organizzata da MAD – Memorie Audiovisive della Daunia, è giunta alla nona edizione. Il progetto è sostenuto dalla Regione Puglia nell’ambito della programmazione triennale 2025–2027 e, alcune attività de Le Vie di Mònde, da Apulia Film Commission nell’ambito dell’Avviso “Promuovere il Cinema 2025/2026”, con la collaborazione delle istituzioni e delle realtà territoriali coinvolte.



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