Di seguito un comunicato diffuso dall’Università del Salento:
Il CEDAD, Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica dell’Università del Salento, ha datato al radiocarbonio tre sepolture rinvenute nella Grotta Romanelli di Castro, uno dei siti simbolo del Paleolitico mediterraneo. Lo studio, pubblicato sul Journal of Anthropological Sciences, rivela un riutilizzo della grotta a scopo funerario in epoca medievale, finora inedito.
La ricerca, condotta da un team interdisciplinare guidato dal professor Raffaele Sardella di Sapienza Università di Roma, responsabile degli scavi dal 2015, ha coinvolto per le analisi i ricercatori del CEDAD Lucio Calcagnile, che ne è direttore; Marisa D’Elia, Giorgio Carbone e Gianluca Quarta. Attraverso la spettrometria di massa con acceleratore (AMS) è stata effettuata per la prima volta la datazione diretta di resti scheletrici di tre individui – un adulto e due bambini – recuperati nella grotta nei primi del Novecento e conservati al Museo di Antropologia della Federico II di Napoli.
Le datazioni collocano l’adulto tra il 1302 e il 1411 d.C. e i due bambini rispettivamente tra il 1423-1455 e il 1435-1489: la conferma che la grotta, nota per la sua frequentazione preistorica, fu utilizzata anche in epoca medievale, in un periodo complesso della storia del Salento.

Per il professor Lucio Calcagnile, fondatore e direttore del CEDAD «questo studio rappresenta un esempio emblematico di come un’infrastruttura di ricerca di rilevanza internazionale come il CEDAD possa generare un impatto concreto sia sulla ricerca scientifica che sullo sviluppo e la valorizzazione del territorio su cui insiste. Mettere l’innovazione tecnologica al servizio della rilettura del nostro patrimonio archeologico, in un luogo iconico come la Grotta Romanelli di Castro, è una parte fondamentale della nostra missione».







