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Anelli di Arneo, insediamento neolitico in territorio di Nardò: “sia fermato il mega impianto fotovoltaico” Comitato per la salvaguaria dell'Atlantide salentina

Anelli di Arneo copertina

Di seguito un comunicato diffuso dal comitato “Salviamo gli anelli di Arneo”:

Nel territorio di Nardò in provincia di Lecce nel sud della Puglia (Salento), nell’entroterra tra Torre Lapillo e Porto Cesareo, si trova uno dei siti più enigmatici e rilevanti del panorama archeologico italiano: quello dei cosiddetti “Anelli concentrici di Arneo“, oggi paradossalmente minacciato dalla realizzazione di un mega impianto fotovoltaico industriale!

Il sito: un unicum nel panorama italiano

Gli “Anelli di Arneo” sono una vasta formazione di strutture concentriche visibili esclusivamente dall’alto, estese per oltre due chilometri, con un anello centrale di circa 100 metri di diametro. Queste geometrie, non percepibili a livello del suolo, risultano già presenti in fotografie aeree storiche degli anni ’40-’50, escludendo quindi ipotesi di genesi artificiali recenti.

Il sito si colloca in una pianura costiera a breve distanza dal mare, in un contesto paesaggistico ancora integro. L’origine di quegli anelli enigmatici altamente iconici resta ad oggi non chiarita: potrebbe trattarsi di un fenomeno geologico, antropico o misto, ma è proprio questa indeterminatezza a renderlo di grande interesse scientifico.

A rafforzare il valore di questo luogo già così affascinante vi è la presenza documentata di materiali archeologici in superficie, (ceramiche neolitiche/protostoriche, ossidiana, resti ossei), e la possibile intersezione con il tracciato della Via Augusta Sallentina, antica infrastruttura viaria romana.

Questa antica arteria viaria messapica e poi romana passerebbe proprio nelle adiacenze di Masseria Maramonti (tra gli Anelli concentrici di Arneo osserviamo oggi) secondo il famoso archeologo topografico prof. Giovanni Uggeri (1983) – oggi via Feudo d’Arneo, ecc. Il progetto dell’impianto fotovoltaico in oggetto prevede per alcuni chilometri anche il passaggio del suo cavidotto proprio lungo questo tracciato sconquassandolo nella malaugurata idea di una sua effettiva realizzazione!

A tutto questo si sono aggiunti i risultati straordinari delle indagini archeologiche ufficiali più recenti (anno 2024) che hanno ulteriormente elevato l’importanza del sito: è stato infatti individuato un insediamento articolato risalente al Neolitico recente/finale (V-IV millennio a.C.), comprendente aree abitative (fondi di capanne, buche per pali, trincee, vasellame ceramico, ossa animali, ossidiana, ecc.), cultuali (circoli di pietre con possibili idoletti in ciottoli dalle fattezze di faccine antropomorfe e depositi di semi di origine da approfondire) e necropolari (tombe a grotticella scavate nel banco roccioso con resti umani), definito di “eccezionale interesse” dalla Soprintendenza.

Lo storico della vicenda

 

 

Nel corso del 2024–2026, cresce la mobilitazione civica, con petizioni pubbliche, (che hanno raggiunto 1050 sottoscrizioni!), e appelli alle istituzioni che si aggiungono ai primi malumori che alcuni politici locali e regionali avevano già espresso alla notizia del progetto fotovoltaico lì con quelle sue criticità archeologiche palesi; l’Associazione Italia Nostra ha dedicato un focus al problema di Maramonti in alcuni suoi convegni nel territorio.

A seguito dei saggi di scavo preventivo condotti con la attenta supervisione della Soprintendenza tra giugno e luglio del 2024 nel podere di Masseria Maramonti si è deciso di frazionare una porzione di alcuni ettari, quella con la maggior densità di reperti in superficie sulla quale è stato apposto il vincolo archeologico. I risultati degli scavi sono stati presentati dalla Soprintendenza già nel novembre del 2024 in un convegno sull’archeologia preventiva tenutosi a Foggia, con un intervento dal titolo “il caso dell’insediamento neolitico di Masseria Maramonti (Nardò, Lecce)”:

https://sabap-le.cultura.gov.it/archeologia-preventiva-e-opere-infrastrutturali-in-provincia-di-foggia/

Per l’esito di quegli scavi preventivi estraiamo quanto segue da una delibera della Giunta comunale del Comune di Nardò, la delibera N.112 del 20 marzo 2025,

https://trasparenza.parsec326.it/repo/docs/F842/2000/3516630_ATT_002476737_323202.pdf

quanto segue:

———

Con nota prot. 21660 del 16/12/2024 (acquisita alla Conferenza dei servizi con nota

624916/2024), ribadendo quanto già comunicato con nota prot. 0017336 del 15/10/2024, in relazione alla procedura di Verifica Preventiva dell’Interesse Archeologico (VPIA), ai sensi del combinato disposto dell’art. 28 c. 4 del D.Lgs. 42/2004 e ss.mm.ii. e dell’art. 41 c. 4 All. I 8 del D.lgs. 36/2023, la SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio) per le province di Brindisi e Lecce ha evidenziato che

le ricerche condotte nell’area dell’impianto hanno messo in luce un insediamento articolato, cronologicamente collocabile nel Neolitico recente/finale. Si tratta di un contesto che riveste eccezionale interesse, poiché nel sito indagato è stata evidenziata la compresenza di aree funzionalmente differenti, necropolare, cultuale e abitativa. Pertanto (…) considerato che il contesto ha restituito evidenze di un complesso unitario, con un buon livello di conservazione delle evidenze microstrutturali e delle stratigrafie associate ai materiali; considerate le grandi potenzialità per la ricerca, la conoscenza delle modalità insediative nel periodo considerato (Neolitico recente/finale) e la successiva valorizzazione, visti il D.Lgs. 36/2023, art. 41 c. 4 e All. I.8 e la Parte Seconda del D.Lgs. 42/2004, questa Soprintendenza ha comunicato al Proponente che le evidenze descritte, ascrivibili ad un complesso costituito da villaggio, necropoli ed area rituale rientrano nella categoria c) dell’art. 1, co.8 dell’All. I 8 del D.lgs.36/2023, ovvero “complessi la cui conservazione non può essere altrimenti assicurata che in forma contestualizzata mediante l’integrale mantenimento in sito”, rinviando l’avvio del necessario procedimento di tutela ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 42/2004 e ss.mm.ii. al frazionamento della particella oggetto delle indagini con esito positivo.

———

Il 20 giugno 2025 la Commissione Regionale per il Patrimonio Culturale della Puglia ha ufficialmente dichiarato l’interesse culturale dell’insediamento neolitico di Masseria Maramonti in agro di Nardò. Il documento ufficiale è al link:

https://puglia.cultura.gov.it/SR-PUG/images/corepacu/2025/corepacu26062025.pdf

Nell’estate 2026, nonostante lo straordinario quadro emerso ricco di prospettive di ulteriore scoperta, la Regione Puglia ha sciaguratamente concesso l’Autorizzazione Unica finale per la realizzazione dell’impianto. Il cantiere ora potrebbe essere aperto!

Qui il documento ufficiale della Regione Puglia – Determinazione n. 213/2026:

Determinazione del Dirigente della Sezione Transizione Energetica della Regione Puglia 6 agosto 2026, n. 213, avente ad oggetto: “Autorizzazione Unica ai sensi dell’art. 12 del D.Lgs. n. 387/2003 per la costruzione e l’esercizio di un impianto per la produzione di energia da fonte rinnovabile di tipo agrivoltaico, di potenza nominale prevista pari a 65,7202 MWe, denominato ‘Progetto Agrovoltaico Maramonti’, sito nel Comune di Nardò (LE), nonché delle opere e infrastrutture connesse, ubicate anche nei Comuni di Nardò (LE) – Località ‘Maramonti’ e Leverano (LE)”, pubblicata nel BURP n. 66 del 20 agosto 2026

https://burp.regione.puglia.it/rss-burp/-/asset_publisher/6xyRm0hhUqeb/document/id/2834993?utm_source=chatgpt.com

 

Aspetto gravissimo l’impianto sebbene ridimensionato rispetto al progetto iniziale, seppur ancora esteso decine e decine di ettari, sorgerebbe proprio nell’area di rispetto immediatamente adiacente a quella frazionata e già sottoposta a vincolo archeologico!

Al momento quindi non risulta l’affermazione di un’area buffer tale da impedire la realizzazione dell’impianto a ridosso dell’area frazionata. Questo rischia di compromettere testimonianze archeologiche non ancora rivelate la cui presenza è altamente probabile alla luce della presenza di reperti archeologici evidenti nel suolo arato anche fuori dell’area frazionata già vincolata!

La fascia di rispetto almeno di alcune centinaia di metri intorno a beni vincolati ha la funzione di tutelare testimonianze archeologiche sepolte non ancora note la cui presenza è plausibile nelle pertinenze di un sito archeologico conclamato dal vincolo nonché per una tutela del contesto paesaggistico in cui il bene archeologico si inserisce per una sua migliore valorizzazione, che così invece lì in Arneo sarebbe compromessa dall’impianto agrivoltaico ubicato tutto attorno!

Ecco perché si ritiene urgentissima ora e prima dell’inizio di ogni realizzazione industriale fotovoltaica un’indagine georadar/magnetometrica che non è invasiva da effettuare su tutto il podere di Masseria Maramonti, non solo nell’area già vincolata, la quale meglio potrà definire l’estensione reale del sito neolitico (ed eventualmente altro), la cui presenza è stata confermata tramite i saggi di scavo del 2024, nonché stabilire se l’area di insediamento era bordata da eventuali fossati perimetrali (la presenza di questi è assai prevedibile alla luce delle similitudini con altri villaggi neolitici pugliesi coevi e persino delle medesime facies culturali bordati da fossati a trincea).
Leggende popolari molto vive nell’area parlano di lunghe gallerie presenti nel sottosuolo di Masseria Maramonti, i cui ingressi sarebbero stati tombati.

IMPORTANTE: l’indagine georadar/magnetometrica non va confusa con quella tramite onde sismiche effettuata dal geologo incaricato dalla ditta fotovoltaica e funzionale alla relazione geologica allegata al progetto fotovoltaico che non include rilevazioni di natura archeologica!

Qui la lettera per la richiesta della mappatura georadar/magnetometrica di tutto il sito di cui se ne dettaglia la necessità prima dell’apertura di qualsiasi cantiere:

http://naturalizzazioneditalia.altervista.org/wp-content/uploads/2024/06/RICHIESTA-DI-MAPPATURA-GEORADAR-ESTESA-del-sito-neolitico-di-Masseria-Maramonti-e-dintorni-da-Oreste-Caroppo.pdf

Il progetto che minaccia il sito

Il progetto prevede la realizzazione di un impianto agrifotovoltaico industriale esteso su decine e decine di ettari, (dai circa 92 ettari inizialmente previsti, si è passati ora a 80 a seguito del frazionamento imposto a tutela di una porzione), e tutto questo proprio nell’area centrale degli Anelli di Arneo nel podere di Masseria Maramonti.

Le opere includono:

installazione di pannelli e strutture di sostegno,

scavi per cavidotti e infrastrutture,

realizzazione di cabine elettriche e opere accessorie.

Secondo le stesse relazioni tecniche, tali interventi insisterebbero su aree a massimo rischio archeologico, compromettendo sia i livelli superficiali sia le stratigrafie ancora intatte.

L’impatto

L’impatto dell’impianto agrivoltaico in progetto non sarebbe solo archeologico ma anche paesaggistico, alterando in modo irreversibile la percezione di un’area riconosciuta anche per il suo valore panoramico nel PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) della Puglia, prossima visivamente è l’area del Parco di Porto Cesareo.

Tali estensioni sconfinate di pannelli possono anche avere seri impatti microclimatici locali.

Inoltre c’è un serio rischio di contaminazione della falda acquifera lì importante come si evince dalla stessa relazione geologica associata al progetto fotovoltaico.

Perché “Atlantide salentina”

Il sito è stato definito “Atlantide salentina” per la suggestiva analogia con la città descritta da Platone: una struttura ad anelli concentrici situata in una pianura prossima al mare.

Si tratta di una denominazione evocativa, ma utile a sottolineare il carattere unico, misterioso e potenzialmente straordinario del sito.

Le criticità principali

presenza di un sito archeologico complesso e stratificato di epoca neolitica stando ai saggi di scavo archeologico condotti nel 2024 dalla Sovrintendenza che hanno

confermato l’alta densità di evidenze archeologiche;

parere negativo espresso dalla Soprintendenza durante l’iter autorizzativo dell’impianto;

rischio di distruzione irreversibile dovuto a scavi e installazioni;

assenza (ad oggi) di vincoli estesi sull’intera area, assenza di una ampia area buffer di rispetto attorno all’area già frazionata e vincolata;

contrasto con recenti indirizzi normativi che limitano il fotovoltaico a terra in aree agricole.

Le richieste urgenti

Alla luce delle evidenze disponibili e dello straordinario quadro corroborato grazie alle importanti attività di indagine e tutela già condotte dalla Soprintendenza, cittadini, studiosi e associazioni chiedono:

 

-) Sospensione immediata del progetto del mega impianto fotovoltaico;

-) Ritiro di ogni autorizzazione da parte degli enti pubblici competenti (Governo con i suoi Ministeri, in particolare il Ministero ai Beni Culturali, Regione Puglia, Comune di Nardò, Comune di Leverano, ecc.) in regime di autotutela;

-) Apposizione di vincoli archeologico e paesaggistico sull’intera area degli Anelli di Arneo (Masseria Maramonti, Masseria Santa Chiara, ecc.), nonché, qualora fosse accertata un’origine geologica degli anelli concentrici che caratterizzano fortemente il sito insediativo neolitico, l’apposizione di uno specifico vincolo quale geosito. Tali strutture ad anelli sono oggi a rischio di sconquassante devastazione e di copertura, proprio nelle loro aree centrali più iconiche, ricadenti nel podere di Masseria Maramonti;

 

 

-) Avvio di campagne sistematiche di ricerca archeologica e multidisciplinare, innanzitutto tramite mappatura georadar/magnetometrica (tecnologia per la quale è balzata agli onori della cronaca recentemente per i suoi eccellenti risultati proprio l’Università del Salento);

-) Tutela del tracciato della Via Augusta Sallentina, antica infrastruttura viaria romana, individuato nel 1983 dall’archeologo topografico Giovanni Uggeri e che oggi si scopre passare proprio attraverso gli anelli concentrici di Arneo;

-) Tutela integrale del paesaggio storico e della leggibilità del sito;

-) Valutazione di localizzazioni alternative per impianti energetici preferendo sempre i tetti degli edifici recenti alle pseudo-serre agricole e all’ubicazione al suolo o su laghi da aborrire; “pseudo-serre fotovoltaiche” perché anche se in serra le piante hanno bisogno di luce per crescere, se questa viene invece intercettata dai pannelli gioco forza ne resta di meno per una seria agricoltura che non sia una facciata mistificatoria pro danno e speculazione fotovoltaica;

-) Ricorso alle massime autorità istituzionali nazionali e internazionali;

-) Per lo meno già imposizione di una ampia area buffer intorno al sito già frazionato vincolato così da impedire su tutto il podere di Maramonti connotato da presenze archeologiche diffuse e dai misteriosi anelli concentrici visibili dall’alto le ubicazioni industriali.

Conclusione

Il caso degli Anelli di Arneo rappresenta oggi un nodo emblematico tra transizione energetica e tutela del patrimonio culturale. Uno scandalo di rilievo internazionale!

Qui non si tratta di opporsi alle energie rinnovabili, ma di evitare che uno sviluppo non adeguatamente pianificato comporti la perdita definitiva di un sito che, per estensione, complessità e potenzialità scientifica, già si è rivelato tra i più importanti del Sud Italia.

La questione è aperta e richiede attenzione nazionale ed internazionale.

Le proposte interessate di conciliazione tra valorizzazione archeologica e della masseria storica, tutela e sfruttamento industriale energetico del sito e addirittura conciliando agricoltura sono solo retorica funzionale.

È forse l’accesso ai fondi del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) quanto prima uno dei leitmotiv di una politica poco virtuosa per procedere all’autorizzazione di cotanto previsto scempio fotovoltaico proprio lì in barba a tutto il quadro rilevante evidenziato e in barba ai pareri negativi virtuosamente dati da enti coinvolti nel corso dell’iter autorizzativo?!

Il rischio è che, in assenza di interventi tempestivi, un patrimonio unico venga compromesso prima ancora di essere pienamente conosciuto!

Dati di approfondimento

-) La petizione online, che ha raggiunto ad oggi le 1050 firme, per chiedere la salvezza del sito ricca di spunti di approfondimento in calce:

https://www.change.org/p/salviamo-l-atlantide-salentina-sito-archeologico-no-al-mega-impianto-fotovoltaico-l%C3%AC

-) Scorrete le immagini di questo post su Facebook del giornalista che ha coraggiosamente trattato il caso in questi ultimi mesi sul Quotidiano locale, vi riporta un suo dettagliato articolo corredato di immagini dai sondaggi di scavo del 2024, lì con tombe e vasellame neolitico, dalle relazioni di scavo, nonché corredato dal documento con la segnalazione al Comune di Nardò da parte della Soprintendenza della scoperta del villaggio neolitico a Maramonti (ergo fisicamente proprio tra gli Anelli di Arneo qui in discussione de facto!)

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02zhhZo1j6FARxG8vzBvvsnfCLMJGvtmoZN2SiKZCTVbxxjW7Xyrc2uPDtWzjtdxVAl&id=100005317156885

 

 



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