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Il festival dei baffi Ricordi

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Di Franco Presicci:

Eravamo nel ‘70. Una sera, come al solito nelle mie rimpatriate, andai a far visita al compianto Vincenzo Petrocelli, nella redazione de “Corriere del Giorno”, che allora era in via Di Palma al primo piano, sopra il Teatro Odeon – dove da ragazzino andavo a vecere i film di Stanlio e Ollio – e parlando del più e del meno, gli raccontai la storia della recente edizione del Festival dei Baffi: uno spettacolo sempre appassionante e ricco di cose nuove. Vincenzo mi ascoltò attentamente, prese un foglio, scrisse una decina di righe, chiamò un fattorino e gli consegnò il messaggio per la tipografia. “Tu adesso devi fare un gesto di amiciza, non puoi dirmi di no: raccogli tre o quattro signori barbuti, li inviti per dopodomani sera in televisione alle 19 e li intervisti in una trasmissione tutta tua”. “Ma no, non posso farlo, non ho questa esperienza, mi sentirei a disagio, io sono per la carta stampata, non per la tivù. Mi sentirei un pesce fuor d’acqua e poi non voglio mettermi in mosra. Ti prego, non volermene”. Insistette. “Sono sicuro che ne uscirai bene. Non è la prima volta che affronti il pubblico. Lo so, ti ho visto”. Gli volevo troppo bene, era sempre gentile, disponibile, generoso e aveva una cultura enciclopedica, come confermava Paolo Aquaro, martinese che aveva lavorato al “Corriere del Giorno”, prima di trasmigrare al “Quotidiano”, dove c’era Adolfo Maffei, che aveva lavorato al “Giorno”(ricordo che i colleghi gli consigliarono di non affrontare questa avventura, lasciando Milano per Brindisi, ma lui voleva tornare a tutt’i costi alla sua cittò. L’aria del Sud è una calamita).

WhatsApp Image 2026 08 13 at 18.47.54E così mi ritrovai con questo impegno che mi mise un po’ in difficoltà. Ma il bastimento era stato varato e bisognava pilotarlo. Il giorno dopo pregai un amico di cercare uno dei dei partecipanti alla manifestazione e venne da me con un giovanotto sui vent’anni, gentile, disponibile, alto quasi due metri, spiritoso con un paio di baffi attorcigliati sulle orecchie. Per me era una novità e gli chiesi quanto fossero lunghi, quei baffi. “Un metro e ottanta”, la risposta, mentre li srotolava piano come volesse tenermi sulle corde. Erano due coriandoli di pelo che lo facevano apparire un monaco tibetano.

Lo stesso giovanotto provvide a recuperare altri due personaggi, uno con i baffi alla moschettiere, l’altro a sciarpa. Scartai subito l’idea di far venire in trasmissione un fotografo, preferendo tre artisti bravissimi e noti: D’Addario, Baldassarini e D’Amicis, incaricandoli di ritrarre i protagonisti. Non potevo scegliere meglio. Baldassarini aveva passato una vita in Argentina e aveva deciso di rientrare nella sua città (dipingeva i “gaucho).

E arrivò il momento fatidico. Cominciarono le danze con domande anche un tantino impertinenti e risposte spiritose, divertenti, cordialmente provocatorie, sapide, pronte, mai mordaci, soprattutto quelle di un simpaticone che si chiamava Cianciaruso e indossava una barba a sciarpa che gli accerchiava il collo. Rintuzzava le domande con graziosae ironia, raccontava meticolosamente la cura da “star” dello schermo che aveva per il suo pelo, tra shampoo e pettinature tutte le mattine. Gli altri non erano da meno. Divertente anche il battibecco con il personaggio di Alexandre Dumas che aveva il pelo, appunto, alla D’Artagnan.

WhatsApp Image 2026 08 13 at 18.44.16La trasmissione andò avanti per più di un’ora, mentre fuori si scatenava un temporale pauroso. Cianciaruso non mollava: le sue battute a volte anticipavano le mie, senza che ci fosse stato nessun accordo. Niente era preparato. Citai i grandi portatori di barba della storia, iniziando da Carlo Marx e passando per Umberto I. Tutto spontaneo, improvvisato, fatto e cucinato al momento. Cianciaruso, che se non ricordo male faceva il bidello in una scuola dalle parti di viale Magna Grecia, già viale Venezia, non si lasciava sorprendere, tra me e lui era un duello continuo, la sua carica ironica era effervescente. Seduto come un pascià, mi sfidava, io a stento riuscivo a parare i colpi. Pur riuscendo a mantenere il ritmo, speravo che imponessero subito lo “stop”, anche perché tenevo d’incorrere in qualche “gaffe”. Si spensero le luci, i tre maestri avevano eseguito ritratti somigliantissimi e dalle facce degli operatori intuii che tutto era andato bene. O quasi.

Vincenzo aveva seguito la trasmissione e al “Corriere” mi accolse con un gran sorriso. Anche Dino Salvaggio si complimentò e confidò di aver fatto tante risate. Per qualche giorno, uscendo da casa in via Nettuno, alle Tre Carrare, alcune persone mi regalavano sorrisi. Qualcuno mi fermava per congratularsi. Potenza della televisione. Compari sul piccolo schermo e diventi un divo. Anche se per un solo giorno.

Un signore che mi conosceva da quando ero ragazzo elogiò molto Cianciaruso, che considerava un portento, capace di tenere la barra, di parare i colpi con sveltezza, di assestarli, quasi fosse padrone di un gioco. Clemente Salvaggio, che dopo aver scritto pagine e pagine sulle partite di calcio su “Bari Sport”, era stato arruolato al “Corriere”, suggerì a Vincenzo di far rimandare in onda quella puntata. “Mi ha fatto ricordare le risate che ci facemmo al Circolo dei Marinai durante la recita della commedia di Diego Marturano “’U cuèrne de Marie ’a canzìrre. Ricordi?”. “Come no. Fu una giornata di festa. Ricordo anche le trappole che tentarono di predisporre i soliti invidiosi per deturpare l’iniziativa, che tra l’altro era una novità: gli universitari tarantini alla ribalta. Quella volta sulla scena mi aveva spinto Vincenzo, che sapeva intercettare i “tartufi” come un cane bene addestrato. Bravissimo collega e amico, discreto, di poche parole, leale. Conservo quella pagina sul festival dei baffi, che mi fa venire in mente tante cose: la città della ceramica, i tre signori dal pelo ornamentale, coltivato con zelo, come un giardiniere le sue rose, un collezionista i suoi quadri, una signora d’antan la sua bellezza. La conservo gelosamente, quella pagina: è il ricordo di una serata di sana follia.

Anche a Piero Mandrillo, il grande intellettuale che dalla natia Pulsano era venuto a Taranto con un poderoso bagaglio culturale, diceva di non aver riso tanto come in quella occasione. E quando gli affidarono delle trasmissioni, mi chiamò per un’intervista sulle mie giornate milanesi e sulla mia attività professionale al quotidiano “Il Giorno” Di lui custodisco due libri: un saggio su Carducci e un’autobiografia. Era cognato di Pasquale Scardillo, altro colosso del “Corriere del Giorno” trasferitosi a Milano, alla Rizzoli, facendo anche le classifiche delle partite sul “Corriere della Sera”.

Eh, “Il Corriere del Giorno”: è lì che feci il mio rodaggio giornalistico cominciando dalle lettere al direttore, che era Giovanni Acquaviva, uno dei fondatori. Prima o poi racconterò il quotidiano fin dai tempi di piazza Garibaldi, in un locale sotto il palazzo degli uffici, tra cui il tribunale e il Liceo Classico “Archita”: i tempi di Domenico Casulli, che scriveva studiando da notaio, e di tanti altri professionisti che si prodigavano per questo quotidiano che non aveva una vitta tranquilla, con i lavoratori sempre in lotta per la sopravvivenza.

A Grottaglie, per assistere al festival di baffi amdai con il giovanissimo Diego Alto, figlio del pittore Filippo, dotato di macchina fotografica fiammante, nel cui obiettivo finì un… Giuseppe Verdi che veniva da Torino, così somigliante all’originale da aver conquistato più volte l’alloro. Entrò in scena con passo spedito, da mattatore, con i suoi baffi illustri, abito d’epoca: mantello, cappello a cilindro, il “papillon”, portati con disinvoltura. Scrosciarono subito gli applausi, prolungati, un pezzo di pubblico in piedi, , mentre il destinatario si finchinava sventagliando il “cibus” e agitando il bastone. Arrivava dal Nord, credo da Torino, con altre vittorie alle spalle, raccolte sullo stesso palco. La sua trasfigurazione era molto apprezzata e gli dava gloria. Il pubblico era sempre numeroso e festoso. Poi il festival, non so perchè, si trasferì a Montemesola, dove continua il suo cammino tra successi e novità.

(foto: Carmine La Fratta)



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