Di Nino Sangerardi:
Originale e dunque unica l’idea dell’Associazione Calcarea di realizzare visite e tour specializzati nella Città Sotterranea gravinese. Che nasce in epoca neolitica quando oltre la transumanza si giunge “all’essere stanziale grazie all’agricoltura. Per esserlo aveva bisogno di acqua (e la gravina ne offriva tanto), terreni fertili (le colline di Botromagno e aree limitrofe) e una casa. Casa costruita scavando la roccia e il tufo morbido del costone locale e della zona prospiciente il Bastione (i cavati)”.
Nel corso del cammino sotterraneo è possibile ammirare il Cavato San Marco dove, a metà del 1900, questi ipogei “ sono diventati spazi abitativi e di vita dei contadini al servizio del Nobile. In questi ipogei si riscontrano le diverse evoluzioni storiche e come queste abbiano modellato di spazi a secondo del loro utilizzo. Un viaggio nella storia dell’uomo che arriva fino ai nostri giorni… Per quanto riguarda le cisterne probabilmente in epoche più antiche venivano usate per conservare grano o alimenti, dalla fine del Settecento venivano utilizzate per lo smaltimento dell’acqua sporca dato che la roccia assorbiva l’acqua attraverso il fenomeno della percolazione”.

Alle spalle invece(guardando in direzione scalinata a salire) la conformazione richiama “a una arabata e ad una piccola moschea, ipotesi non assurda vista la dominazione araba, un ipogeo poi diventato casa del vino e lo si può ammirare dalla croce : molto comune nelle cantine d’epoca che era un segno anche scaramantico per impedire che il vino si tramutasse in aceto”.
Le cronache storiche della Città narrano, tra l’altro, di un quartiere nei pressi di Santa Sofia chiamato Rione dei Greci : qui vivevano comunità Albanesi sbarcati a Taranto e in Brindisi e arrivati in seguito fino ai paesi e città dell’entroterra. Agli inizi del Cinquecento un facente parte ella Dinastia Orsini “prese in moglie una ragazza Albanese(si dice figlia di Castrista Scandenberg) creando un nuovo casale chiamato Casalnuovo. Questo portò nuovi Albanesi a Gravina che si mischiarono con la popolazione locale. Dato che le comunità albanesi vivevano negli ipogei nei pressi i Santa Sofia facile pensare che molto probabilmente anche le cantine di Sotterranea ospitarono famiglie albanesi. A valorizzare questa tesi ci sono due Bassorilievi scolpiti nel muro, scendendo verso il secondo piano sotterraneo, che rappresentano due soldati con fucile e mani in segno di difesa(come due pugni) e con un cappello a forma di croce tipico della Dalmazia(regione all’epoca molto importante e sotto il controllo degli Albanesi)”.
Visitando il Secondo Piano Sotterraneo si notano gli interessanti segni di piccone sul muro “… dovuti all’estrazione dalle pareti di salnitro(conosciuto fin alla remota antichità, e usato ai Cinesi e dai Greci in miscele pirotecniche per il potere che esso ha di deflagrare con il carbone) che era una polverina ricavata dalla roccia che serviva a creare polvere da sparo. Una volta estratta si poteva venere da prima a Napoli e successivamente anche alla bombarderia di Gravina(in via Garibaldi) dietro un cospicuo compenso monetario. Questo uno dei motivi per cui le grotte non presentano affreschi… Altra cosa importante è il capovento nella parte centrale della pavimentazione, dove si perde l’acqua tra i meandri sotterranei. E’ come l’eco ineguagliabile in montagna: lo senti ma impossibile capire da dove è partito. Quando hanno imparato a usarlo lo aprivano e chiudevano in base alla quantità di acqua che volevano trattenere o eliminare”.
Quindi per scoprire, conoscere la Città Sotterranea di Gravina(già Urbs Opulenta) nonché le Chiese rupestri, gli affreschi, gli ipogei, le case grotte e le cantine bisogna inviare messaggio alla seguente email : apscalcarea@gmail.com o telefonare a 3421470043 e 3461350146.






