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La mente Evoluzione e qualità

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Di Francesco Cava*:

Lo zoologo Ernst Mayr (1904-2005), biologo evoluzionista tedesco-americano, noto per il suo ruolo fondamentale nella Sintesi Evolutiva Moderna che ha unito la teoria della selezione naturale di Charles Darwin con la moderna scienza della genetica, ha scritto che è possibile vedere elementi di progressività nella storia della vita sulla terra, concetto abbastanza evidente nella classificazione degli organismi di Linneo.
Dai procarioti, primi organismi unicellulari semplici, sprovvisti di nucleo e di organi interni, agli eucarioti, organismi unicellulari e pluricellulari con nucleo ben organizzato, (animali, piante e funghi) provvisti di cellule più grandi e complesse, vi è una differenza che salta subito all’occhio: la differente dimensione che va da 0,1 a 10 micron (un micron corrisponde alla millesima parte di un millimetro) per i primi e da 10 a 100 micron per i secondi. Questi maggiori volumi già anticipano una necessaria aumentata complessità negli organismi più evoluti. La seconda differenza tra cellula eucariote e procariote, sicuramente la più importante, è la presenza negli eucarioti della membrana nucleare che tiene nettamente separato il materiale genetico, il DNA, dal resto della cellula.
Nella storia della vita compaiono quindi organismi pluricellulari con nucleo ben organizzato, con formazione di tessuti, organi, sistemi, fino alla comparsa di animali con piccolo embrionale cervello e limitata organizzazione sociale, in seguito evoluti in animali con un potente sistema nervoso centrale che permette loro di trasmettere l’informazione da una generazione all’altra.
In sintesi si osserva che in natura gli animali pluricellulari sufficientemente complessi hanno una certa dimensione corporea, un corredo genetico non troppo piccolo, sono provvisti di una rete di circuiti regolativi che permette loro una certa autonomia che consente di sostenere comportamenti articolati e una capacità di risposte a stimoli esterni con un certo grado di libertà.
Al vertice di questa scala, con livello crescente di complessità, troviamo l’uomo con il suo cervello capace di comunicare e di concepire programmi astratti.
Il cervello umano è straordinario. Ci permette di pensare in modo astratto e pianificare il futuro, comunicare con linguaggi complessi, creare strumenti, opere d’arte e costruire ampie reti sociali.
E’ per questo che la nostra specie Sapiens è riuscita a conquistare il mondo.

Cosa distingue l’uomo da tutti gli altri esseri viventi?
Con riferimento a queste considerazioni possiamo stabilire che la specie umana, al vertice di questa scala crescente di complessità, è qualcosa di completamente diverso da tutte le altre, individuando, come elemento distintivo, discriminante, il possesso di una mente.

L’uomo possiede una mente capace di concepire elaborazioni complesse e astratte dell’informazione acquisita, elaborazioni che portano alla consapevolezza di sé, del proprio passato e del possibile futuro.
Nel linguaggio comune spesso mente e cervello sono usati come sinonimi, ma non sono la stessa cosa. Il cervello è un organo biologico fatto di neuroni, sinapsi e attività elettrica, la mente è l’insieme delle esperienze che viviamo dall’interno: pensieri, emozioni, ricordi, paure, desideri, decisioni.

I qualia
Esiste un termine che viene utilizzato per indicare gli aspetti qualitativi della nostra vita mentale, cioè l’effetto che fa percepire un colore, provare una sensazione o una emozione; i cosiddetti qualia, al singolare quale.
Vedere un’immagine colorata, ascoltare un brano musicale, provare dolore, provare odio o amore, paura, sentirsi “se stessi”, sono tutti stati mentali che hanno una certa “risonanza emotiva” nel soggetto. La nostra vita mentale quindi non è l’esercizio di capacità cognitive consapevoli, come formulare un giudizio o un pensiero, la cosiddetta “coscienza cognitiva”, ma anche l’essere consapevoli che alcuni di questi stati mentali provocano un certo effetto, possiedono “qualia”, “la coscienza fenomenica”.

Quale è la qualità della mente?
Nulla che sia fatto di materia, neanche con l’immaginazione, riesce a spiegarci la qualità della mente. Può forse esserci una relazione speciale tra certe aree del cervello e certe qualità della nostra esperienza? C’è qualcosa nel modo in cui sono organizzate le diverse aree del cervello che offrano qualità diverse alla coscienza, come ai suoni, alle visioni, agli odori, ai colori? Tutte queste sensazioni, diverse nei singoli individui, da dove vengono? Forse dalla riorganizzazione delle connessioni tra particolari neuroni del cervello? Ad oggi nulla di tutto questo è stato accertato.
Forse la generazione della coscienza non dipende da qualche proprietà delle cellule nervose, bensì dalla quantità di informazione integrata che è generata da un complesso di elementi neurali. E allora forse anche il modo specifico di essere della coscienza, la sua qualità, è determinata da una qualche proprietà delle cellule all’interno del complesso, non dal modo specifico in cui l’informazione è generata.
La coscienza nasce con il cervello, sboccia quando il cervello cresce con le connessioni i suoi rami rigogliosi, quindi li seleziona, li pota e infine li raffina a creare l’intreccio dove finiscono le forme dei qualia caratterizzanti la mente.
Parlare di mente vuol dire parlare di quelle sensazioni che non si possono scatenare con i sensi, è qualcosa che va oltre questi. Siamo nel campo dell’immaginario, del pensiero astratto che arricchisce la coscienza diventandone il suo apogeo.

Pensare la vita
L’uomo viene al mondo provvisto di un eccellente hardware, il proprio bios, ma è sprovvisto di programmi che lo indirizzano a orientare le proprie scelte culturali, i propri comportamenti e le proprie azioni sociali. E’ quindi obbligato a costruire il proprio percorso di vita, a scrivere la sua parte nello spettacolo della vita. La missione dell’uomo è pensare la vita costruendola nella libertà di agire, intendendo questo termine, l’agire, come un’azione che non mira al soddisfacimento di istinti, propri degli animali, ma nel portare a compimento un progetto che va oltre la sfera istintiva. Le azioni dell’uomo hanno a che fare con progetti di situazioni virtuali che non esistono nel presente e sono legate alla previsione, alla ragione e al condizionamento dei sentimenti.

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La parte terminale di questo scritto dal titolo “Pensare la vita” è stato già redatto e pubblicato dallo scrivente come editoriale del giornale di prevenzione oncologica “Prevenzione e solidarietà”, edito dalla Fondazione Torricella nel maggio 2026.
Lo si ripropone perché ritenuto una adeguata sintesi pertinente all’argomento oggetto dell’articolo.

*biologo



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