Di seguito un comunicato diffuso da Cosimo Di Bello, consigliere comunale di Taranto:
Il caso del cittadino tarantino invalido al 100% e affetto da una grave patologia oncologica della colonna vertebrale, emerso in questi giorni sulla stampa locale, riporta al centro dell’attenzione pubblica una questione che il Partito Repubblicano Italiano, attraverso il consigliere comunale Avv. Mirko Di Bello, ha già portato all’attenzione del Consiglio Comunale nelle settimane successive all’approvazione del nuovo regolamento sul CUDE.
Secondo quanto riportato dagli organi di informazione, il cittadino si troverebbe nell’impossibilità di completare le procedure necessarie per il rinnovo del contrassegno a causa dell’obbligo di presentarsi personalmente agli uffici competenti. Una vicenda che, al di là del singolo episodio, ripropone interrogativi concreti sull’effettiva accessibilità delle procedure amministrative per le persone con disabilità e per coloro che convivono con patologie particolarmente invalidanti.
«Quanto emerso in questi giorni dimostra che le criticità evidenziate in Consiglio Comunale erano fondate e meritavano attenzione», afferma il Segretario Provinciale del PRI, Avv. Mirko Di Bello. «Oggi non serve limitarsi a prendere atto del problema. È il momento di affrontarlo e risolverlo, introducendo procedure più semplici, più umane e più vicine alle esigenze reali dei cittadini».
L’attenzione del consigliere si concentra sul regolamento comunale approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 60 del 18 maggio 2026. Fin dalle prime fasi successive alla sua approvazione, Di Bello ha avviato un’attività di approfondimento tecnico e giuridico, individuando alcune possibili criticità che riguardano sia gli stalli personalizzati sia le modalità operative previste per il rilascio e il ritiro del contrassegno.
Tra i temi affrontati vi è quello degli stalli personalizzati destinati alle persone con disabilità. Sul punto è stato richiamato anche il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa secondo cui la personalizzazione dello stallo non può essere subordinata al possesso di un determinato titolo di guida (patente speciale), evitando così disparità di trattamento tra cittadini disabili.
Parallelamente, il consigliere comunale ha posto all’attenzione dell’aula il problema delle modalità di ritiro del contrassegno CUDE.
Proprio per affrontare questa criticità è stata presentata una specifica mozione finalizzata a consentire il ritiro del pass anche tramite soggetto legittimato dalla normativa vigente. Una proposta nata dalla necessità di evitare che persone affette da gravi patologie o da disabilità severe siano costrette a recarsi personalmente presso gli uffici comunali per il compimento di un semplice adempimento amministrativo.
La proposta ha dato luogo a un ampio confronto in Consiglio Comunale, nel quale sono emerse differenti interpretazioni circa l’applicazione delle linee guida regionali e la possibilità di introdurre forme di maggiore semplificazione a tutela degli utenti. Al termine del dibattito, la mozione è stata approvata all’unanimità dal Consiglio Comunale, a conferma della rilevanza della questione e della necessità di individuare soluzioni concrete.
Per il PRI, il caso emerso in questi giorni rappresenta la dimostrazione che il tema non era affatto astratto né meramente teorico.
«Quando abbiamo sollevato queste problematiche lo abbiamo fatto partendo da una valutazione concreta degli effetti che alcune procedure possono avere sulla vita delle persone», prosegue Di Bello. «La vicenda di questi giorni conferma che determinate situazioni esistono realmente e che le istituzioni hanno il dovere di intervenire».
Secondo il Segretario Provinciale del PRI, la tutela dei diritti delle persone con disabilità non può fermarsi all’enunciazione di principi generali, ma deve tradursi in atti amministrativi coerenti con i principi di inclusione, accessibilità e semplificazione.
«Il problema non è mai stato quello di ridurre i controlli. I controlli devono essere rigorosi ed efficaci. Ma eventuali abusi non possono diventare il motivo per imporre ulteriori sacrifici a cittadini già gravemente provati dalla malattia o dalla disabilità. Le carenze organizzative non possono essere scaricate sulle persone più fragili».
Per il PRI è dunque arrivato il momento di trasformare il dibattito in risultati concreti.
«Le criticità sono state individuate, segnalate e portate nelle sedi istituzionali. Oggi abbiamo la conferma che riguardano problemi reali che incidono sulla vita quotidiana delle persone. Per questo riteniamo che sia arrivato il momento di intervenire, correggere ciò che non funziona e costruire procedure che mettano realmente al centro la persona. Una pubblica amministrazione moderna deve essere capace di rimuovere gli ostacoli e non di crearne di nuovi».
Secondo il Partito Repubblicano Italiano, il caso riportato dalla cronaca rappresenta dunque non soltanto una vicenda individuale, ma un’occasione per migliorare il rapporto tra cittadini e istituzioni, garantendo che nessuno sia costretto a scegliere tra la tutela della propria salute e l’esercizio di un diritto riconosciuto dalla legge.






