rendimentogold

basilepiccolo

Fritrak - Trasporto acqua


Il ringo Ricordi

dav

Di Franco Presicci:

A Martina Franca in quella via lunga e stretta, quasi un budello, che, partendo da piazza Roma scorre fino a piazza Maria Immacolata, sotto la Torre dell’Orologio, si apriva e forse si apre ancora un locale chiamato “Caffè del Ringo”. Non era un locale storico come il “Cambio” di Torino o il “Gambrinus” di Napoli, dove Gabriele d’Annunzio scrisse quella bella canzone intitolata “’A vucchelle”.

Non era neppure il “Caffè Fontani” di Villafranca (Verona), il cui titolare era amico di Trilussa, Renato Simoni, Antonio Fogazzaro, che ci andava per gustare seducenti sfogliatine. E non aveva lo squisito Liberty del Bar Colombo di Santa Margherita Ligure, che ospitò Guglielmo Marconi, oltre a Richard Berton e Liz Taylor. Comunque, esercitava un’interessantissima attività culturale, grazie a quel pozzo di cultura che è Nico Blasi, fondatore della bellissima rivista patinata “Umanesino della Pietra”, che vanta firme illustri della città e non solo (mi piace ricordare il compianto giornalista Italo Palasciano e le sue “Lunghe vie erbose”). In quelle occasioni la sala-convegno del Caffè era sempre piena di gente, attirata dalle conferenze che vi si tenevano, sui tratturi di una volta, sui castrati e su altri argomenti.

d52eaa30 472c 4fc6 88c4 41eb43f2df79Qualche volta a catturare l’attenzione dei partecipanti era lo stesso Nico Blasi (foto accanto) che tra l’altro è socio onorario del Rotary club di Merate. dove anni fa tenne una dotta conversazione sulla storia della Puglia e socio onorario dell’Unesco, proposto a Bisceglie e confermato nella Reale Cappella del Duomo di Napoli -. Blasi è un intellettuale rispettato e stimato e spesso è il cuore di progetti e iniziative di altissimo livello, come la serata pugliese allo stesso Rotary, che portò in Lombardia i professionisti più famosi di Martina Franca, da Paolo Centrone, direttore del Park Hotel, a Fragnelli, che confezionò le mozzarelle in viaggio immediatamente verso i tavoli.

Nico – all’anagrafe Domenico – è un vulcano non solo di idee. Per un’altra serata mobilitò il suo grande amico Dino Abbascià – imprenditore ortofrutticolo che da Bisceglie si era trasferito a Milano all’età di 13 anni, dove fondò un impero – per fare arrivare gratuitamente chili di uva, oltre a balle di origano per decorare sapientemente il salone delle feste.

Nico conosceva Milano e la Lombardia come le sue tasche, essendovi stato a suo tempo un bel po’, collaborando con un altro eminente martinese dal nome noto in Europa: Guido Le Noci, gallerista, editore e organizzatore di eventi di vastissimo respiro.

Tornando al Caffè del Ringo, uno straniero che soggiornava spesso in Valle d’Itria, commentò: “Ma qui si respira l’aria del Caffè Florian di Venezia, manca soltanto Casanova a paupulare dietro le gonne”. “Magari – rispose il proprietario con un sorriso compiaciuto. Toccherei il cielo con un dito, se il mio Caffè assurgesse al prestigio dell’elegante “salotto” piemontese, amato da Parini, Pellico, Byron, Foscolo, Einaudi, Pavese e non solo per l’architettura interna”. “Era sorto nel 1727, figuriamoci quanti altri nomi vi si susseguirono”.

Ma il Caffè della città del Festival – noto e apprezzato in tutto il mondo, e delle case incappucciate, della luce, dei balconi spanciati, del centro storico che sembra fatto di quinte e di fondali di teatro con gli abitanti seduti sulle soglie a conversare con i passanti o fra di loro – non aveva cristalli e pregi architettonici; non era raffinato ed elegante; ma durante la Rassegna musicale i personaggi illustri non andavano solo al Caffè Tripoli, parlando delle opere in programma, degli interpreti e degli orchestrali. Il Caffè del Ringo nelle serate culturali si affollava, ascoltando avidamente “lezioni” sul brigantaggio in terra di Puglia (Cosimo Mazzeo, don Ciro Annichiarico, il sergente Romano….) e sulle masserie, care allo studioso Nico Blasi e al suo “Umanesimo”. Un pomeriggio relatore e pubblico si trasferirono nel Trullo Sovrano di Alberobello, che profumava di gelsomino e di sapori. Anch’io andai in trasferta, per ascoltare il professor Giovanni Liuzzi, che già seguivo su “Umanesimo della Pietra”. Fra gli altri c’era il professor Oronzo Carbotti, che si occupava di tradizioni popolari e di vecchi mestieri, come Gino Angiulli, che se non erro insegnò anche a Milano e sull’argomento pubblicò un libro. In un numero lessi un articolo su agrari e contadini alla conquista dei municipi-l’eccidio di Ginosa; e uno sulla transumanza, che fu anche materia di un dibattito. Leggendo “Umanesino”, che mi ispirò un “pezzo” sul “Giorno”, ci si sente più arricchiti, edificati.

Coinvolgente fu la serata sul Giubleo: “Pellegrinaggio ideale sui percorsi devozionali della santità pugliese”. Il suggerimento era stato dato da don Franco Castellana, docente di filosofia presso la Pontificia facoltà teologica di Molfetta, con “Il Giubileo nell’Antico Testamento”. Don Franco Semeraro, allora rettore della Basilica di San Martino, svolse il tema: “Evento giubilare e deviazioni popolari nell’Arcidiocesi di Taranto”. Anna Maria Tripputi, docente di Storia delle tradizioni nella facoltà di Lettere dell’Università di Bari, su “Devozione remota per San Michele Arcangelo”. E Paolo Malagrinò, cultore di religiosità popolare, parlò su “Devozione remota per San Nicola”, santo che come san Cataldo nella Bimare viene celebrato solennemente e con entusiasmo, mettendo da parte almeno per una volta il risentimento per la sua predilezione verso i forestieri. Il professor Malagrinò disegnò il profilo di San Nicola anche in una serie di interessanti trasmissioni radiofoniche mandate in onda dalla Rai pugliese, in occasione del nono centenario della traslazione del corpo del santo da Mira a Bari.

7d411daf f0e7 4ecd 8e45 856377144317Detto fra parentesi, ricordo una dotta conferenza di Domenico Porzio (foto accanto, di Carmine La Fratta, ndr.) al Circolo della Stampa di Milano, su invito del pittore barese trapiantato a Milano Filippo Alto. A quei tempi io trascorrevo molto più tempo a Martina Franca. Avevo la casa nel borgo antico, in via Alfieri 23, e ci venivo tutte le volte che mi prendeva la nostalgia. Avevo il mio cicerone, l’amico Pierino Pavone, che conosceva a memoria i libri su papa Galeazzo, e descrivendomi quel prete avido e furbo, mi mostrava i luoghi in cui era nato, quelli in cui confezionava i suoi cappotti che andava a vendere a Cutrofiano, provincia di Lecce: del papà che a suo tempo curava personalmente la sua campagna sulla via di Mottola; del sindaco Alberico Motolese e dell’albero di lazzeruoli, oggi una rarità e una testimonianza, che aveva vicino all’ingresso.

Una passeggiata fu più breve, perché dovevo andare a sentire la “lectio magistralis” di Rino Carrieri sui Castrati (XVII-XVIII secolo). Una serata di notevole spessore culturale. Tra i presenti, seduto accanto a me, Peppino Montamaro, uomo di tante letture, già assistente del sindaco Ulderico Motolore e “fan” di Nico Blasi. “Se non ci fosse, quest’uomo saggio e coltissimo, bisognerebbe inventarlo”, disse un giorno, ospiti di Cenzino Ancona nella sua campagna di Castellaneta. Nico Blasi è un portento”.

Al “Caffè del Ringo” portarono le loro fette di cultura Enza Aurisicchio, storica dell’arte: l’umanista Stefano Carducci; lo storiografo e animatore culturale di Alberobello Angelo Martellotta; lo studioso di memorie storiche e artistiche Gaetano Scatigna Minghetti di Ceglie Messapica; il ricercatore di Crispiano Angelo Carmelo Bello, il professor Giovanni Liuzzi… Tutti gli interventi erano destinati ad essere raccolti in un volume, già prenotato da più di 1000 persone. Insomma, al Caffè del Ringo mancavano gli arredi e gli stucchi, le cristallerie dei locali storici, ma per quanto riguarda la cultura e le persone che lo frequentavano durante il Festival della Valle d’Itria aveva le carte a posto. Sempre grazie al dinamico Nico Blasi, uomo coltissimo, determinato, serio e anche spiritoso, a volte un po’ schivo.

Quando abitavo in via Alfieri andavo a trovarlo ogni sera prima nel suo ufficio nel ringo, poi in via Caracciolo 8, dove per arrivare a lui bisognava salire scale impegnative. Le ho affrontate finchè le gambe me lo hanno permesso. Ma ci siamo sentiti al telefono e ogni tanto la prendo ancora in mano, la cornetta. Poche parole per un saluto o per un’informazione. Purtroppo anche dove ha adesso l’ufficio (la redazione di “Umanesimo della Pietra”), nel Palazzo di Città, ci sono le scale, che ho potuto evitare grazie a Leo Pizzigallo che mi ha indicato l’ascensore. Non potevo mancare alla commemorazione di Elio Greco, presidente della Fondazione “Nuove Proposte”, dove fra gli altri intervenne Domenico Blasi, senza tenere un foglio in mano. Sono lontani i tempi del Caffè del Ringo; ma io non sono lontano dalla “mia” Martina: la sogno a Milano, dove sogno anche di essere nel suo grembo nelle estati calde, ma esaltanti. Fra tutta quella bellezza.

LONA


allegro italia


eventi a napoli




Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *