Di seguito il comunicato:
Si è svolto giovedì 5 marzo nella sede della Casa delle Arti un interessante incontro culturale con la dottoressa Giuliana Scialpi, protagonista di un seminario capace di condurre il pubblico in un affascinante viaggio tra mito, storia e storia dell’arte. L’evento ha registrato una partecipazione numerosa di soci dell’associazione e appassionati, a conferma dell’interesse che ancora oggi suscitano i grandi temi del patrimonio artistico e simbolico della cultura occidentale.
La serata si è aperta con i saluti del presidente Tonio Cantore, che ha sottolineato l’importanza di promuovere momenti di approfondimento culturale e di dialogo con studiosi ed esperti del settore. Subito dopo, la parola è passata alla dottoressa Scialpi, che ha guidato il pubblico attraverso una narrazione coinvolgente, partendo dal celebre mito di Aracne raccontato da Publio Ovidio Nasone nelle Metamorfosi.
Dal mito la riflessione si è spostata su uno dei capolavori della pittura barocca europea: Le filatrici di Diego Velázquez, oggi conservato al Museo Nacional del Prado. Il dipinto, realizzato nel XVII secolo, racconta una vera e propria “storia nella storia”: nella scena in primo piano le tessitrici sono intente al lavoro, mentre sullo sfondo appare il riferimento al ratto di Europa, episodio mitologico legato alla sfida tra Aracne e la dea Atena. Velázquez costruisce una narrazione complessa attraverso contrasti di luce e ombra, dettagli realistici e il movimento dell’arcolaio, rendendo l’opera un capolavoro di tecnica e simbolismo.
Nel corso dell’incontro è stato ricordato come l’artista spagnolo aspirasse a un riconoscimento ufficiale della propria attività, in particolare alla croce dell’Ordine di Santiago. Nel Seicento, infatti, l’arte non era ancora pienamente riconosciuta come professione nobile e l’artista viveva spesso nella speranza di ottenere prestigio e legittimazione sociale.
La figura di Aracne, simbolo dell’arte della tessitura e della sfida tra talento umano e divino, conobbe un lungo periodo di oblio durante il Medioevo. In alcuni manoscritti comparivano solo piccole icone di ragni, segno di un ricordo lontano del mito. Saranno invece i secoli successivi e soprattutto l’età moderna a restituire centralità alla figura della tessitrice, simbolo delle botteghe artigiane e del lavoro femminile. Non a caso scene di tessitura compaiono anche nelle decorazioni del campanile di Giotto a Firenze e in importanti opere pittoriche, come quelle di Tintoretto nel Palazzo Ducale.
Il percorso tracciato da Scialpi ha poi attraversato altre figure femminili del mito e dell’arte, come Penelope, simbolo di pazienza e ingegno nel racconto di Ulisse. L’analisi è giunta fino al Novecento con la figura della fotografa Dora Maar, compagna di Pablo Picasso, esempio di donna moderna, autonoma e ribelle. Lo stesso Picasso richiamò simbolicamente il tema della ragnatela nell’opera La maglia gialla, utilizzandola come metafora della complessità dell’identità femminile.
Il secondo grande mito affrontato nel seminario è stato quello di Medusa, una delle immagini più potenti e ambigue della tradizione classica. Secondo il racconto di Ovidio, la bellissima Medusa fu trasformata in Gorgone, creatura dai capelli di serpente e dallo sguardo capace di pietrificare chiunque la osservasse. Nel corso dei secoli questa figura è stata reinterpretata dagli artisti come simbolo di paura, seduzione e potere.
Celebre è la rappresentazione dipinta da Caravaggio sul suo scudo decorato con la testa di Medusa, oggi agli Gallerie degli Uffizi, mentre nella Loggia dei Lanzi si trova la monumentale statua bronzea di Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini, che raffigura il momento della decapitazione della Gorgone. Nel tempo il mito è stato reinterpretato da numerosi artisti, tra cui Peter Paul Rubens, Gian Lorenzo Bernini e Renato Guttuso.
La ciclicità di queste rappresentazioni dimostra la forza simbolica del mito. Non a caso, immagini di Medusa e delle Gorgoni compaiono anche in reperti antichi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Taranto, testimonianza della diffusione del simbolo nel mondo greco e romano come emblema apotropaico, cioè capace di allontanare il male.
La riflessione finale proposta dalla dottoressa Scialpi ha condotto il pubblico verso una dimensione più profonda: quella dell’animo umano. Medusa diventa così metafora delle due forze che abitano l’uomo – una oscura, capace di pietrificare e paralizzare, e una luminosa, legata alla conoscenza e alla consapevolezza.
Il seminario si è concluso con l’idea del viaggio culturale come esperienza di scoperta continua. Anche ciò che sembra noto può rivelare nuovi significati se osservato con attenzione. Come ha ricordato la stessa Scialpi, spesso sono proprio i dettagli a trasformare un’opera d’arte in una porta aperta verso nuovi mondi di conoscenza, bellezza e memoria.






