Gabriele Gravina, di Castellaneta. Da anni (troppi anni, si pensa qui) presidente della federazione italiana giuoco calcio. Subentrò a Carlo Tavecchio che fu costretto a dimettersi al volo dopo avere bucato la qualificazione ai mondiali 2018.
Gravina a sua volta ha sì ottenuto una vittoria all’Europeo nel 2021 ma ha bucato la qualificazione ai mondiali 2022. Si dimetterà certamente, visto il suo predecessore. Macché.
Figuraccia agli europei 2024. Gabriele Gravina ancora presidente della federcalcio. Si dimetterà certamente. Macché.
Figuraccia nel 2026 con la mancata qualificazione ai mondiali. Gravina ancora presidente. Si dimette subito. Macché. Riunione del consiglio federale la prossima settimana per le valutazioni del consiglio. Le valutazioni. E che c’è da valutare ancora.
Oddio, c’è chi ha fatto peggio del presidente: il capitano. Donnarumma, tre mancate qualificazioni ai mondiali consecutive. Come lui solo Spinazzola.
Gravina ora, si pensa qui, deve accostare e fermarsi. Tanti ringraziamenti per l’entusiasmo che ha saputo dare alla guida del calcio italiano (come no) ma ora a casa. Di corsa.
Ci scrive un lettore, dopo Bosnia Erzegovina-Italia: “Giuseppe avrà 16 anni e non avrà ancora visto una volta l’Italia al mondiale”. Giuseppe sa chi ringraziare. Lui e tutti gli altri. E non i calciatori o il ct soltanto. Perché il fallimento non è solo tecnico. È di un calcio organizzato in un modo che non ci accomuna più e non ci entusiasma più come prima nell’essere italiani.
Ma, proprio per questo, non deve cambiare solo un nome e un cognome. Deve cambiare il sistema.






