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La Costituzione non si tocca Referendum, con la vittoria del no è stata bocciata l'assurdità di cambiarne sette articoli con una crocetta

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In queste ore ascoltiamo i vincitori politici, l’ipotesi di mettere (seriamente) su una coalizione che fronteggi quella attualmente al governo, insomma si parla già delle prossime elezioni. Neanche il tempo di analizzare cosa ha rappresentato questo voto referendario.

L’opinione da qui: il segnale arrivato da tutta Italia è che la Costituzione non si tocca. Non si chiede ai cittadini di fare fuori, con una crocetta, sette articoli della legge fondamentale che è frutto della Resistenza e che da ottanta anni ci dice chi siamo noi italiani. Non solo in linea di principio ma anche nei comportamenti concreti.

Il parlamento avrebbe dovuto riformare il settore della giustizia, che ha bisogno urgente di riforme. Non avrebbe dovuto, incapace di fare quella riforma, dire ai cittadini di farla loro. I cittadini, in maggioranza, dagli appena maggiorenni a un’ultracentenaria, hanno detto di no.

Quella legge così importante va fatta dal parlamento, con una maggioranza qualificata. Cioè devono decidere tutti insieme.

La Costituzione: il primo articolo venne scritto in sei mesi perché bisognava decidere quale, fra lavoro e lavoratori, dovesse essere la parola inserita nell’articolo più importante della legge più importante d’Italia. I costituenti capirono che occorreva il dibattito e la sintesi fra loro per varare il migliore testo. Venire ora a chiedere di cambiare con una croce sette articoli della Carta, e chiederlo a persone che non hanno alcun dovere di sapere una materia così specialistica come l’ordinamento giudiziario, era un’operazione irrispettosa della cittadinanza da parte del parlamento incapace di decidere.

Ha vinto la Costituzione. Ed è un bene per tutti, che non venga toccata così superficialmente.


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