L’Italia sta vivendo una trasformazione demografica senza precedenti. Con oltre 14 milioni di over 65 nel 2025, pari al 24% della popolazione secondo l’ISTAT, il nostro Paese si colloca tra i più longevi al mondo. Questa longevità rappresenta un successo della sanità italiana, ma pone anche interrogativi concreti su come garantire qualità della vita agli anziani, soprattutto nella propria abitazione.
La casa, nella cultura italiana, ha sempre avuto un significato profondo che va oltre il semplice alloggio. Rappresenta il luogo degli affetti, delle relazioni familiari, della memoria condivisa tra generazioni. Permettere agli anziani di continuare a vivere nel proprio ambiente domestico significa preservare radici e identità, elementi fondamentali per il benessere psicologico e sociale.
Il ruolo centrale della famiglia italiana
Il modello familiare italiano si è storicamente distinto per la solidarietà intergenerazionale. A differenza di altri Paesi europei dove l’istituzionalizzazione degli anziani è più diffusa, in Italia l’83% degli over 75 vive ancora nella propria abitazione, spesso con il supporto di figli e nipoti che abitano nelle vicinanze.
Questo dato, rilevato dall’Osservatorio nazionale sulla famiglia nel 2024, testimonia la vitalità di un modello basato sulla prossimità e sul sostegno reciproco. Tuttavia, la permanenza a domicilio richiede condizioni abitative adeguate. Il patrimonio immobiliare italiano, costruito in gran parte prima degli anni ’80, spesso presenta barriere architettoniche che limitano la mobilità: scale ripide, assenza di ascensori, dislivelli interni.
Secondo i dati del Ministero della Salute, circa il 65% degli edifici residenziali italiani presenta almeno una barriera architettonica significativa. Le scale rappresentano l’ostacolo più comune e, per molte persone con difficoltà motorie, possono trasformarsi in un limite concreto all’autonomia quotidiana. Una problematica che si intreccia con le questioni più ampie del welfare nazionale, dove il tema della spesa assistenziale continua a essere centrale nel dibattito politico.
Tecnologia al servizio della tradizione
Fortunatamente, le soluzioni tecnologiche moderne offrono risposte efficaci a queste problematiche. I dispositivi per il superamento delle barriere architettoniche si sono evoluti significativamente negli ultimi anni, diventando più affidabili, discreti e integrabili negli ambienti domestici tradizionali.
Sul mercato italiano operano diverse aziende specializzate nel settore dell’accessibilità domestica. Tra le realtà più consolidate figura Stannah, l’azienda britannica che produce soluzioni per l’abbattimento delle barriere architettoniche come montascale e servoscala, presente in Italia da oltre 30 anni con centri autorizzati di assistenza distribuiti su tutto il territorio. Accanto a questa, operano anche altri produttori come Handicare e Vimec, ciascuno con specifiche caratteristiche di prodotto.
I montascale moderni si adattano a qualsiasi configurazione di scala – dritta, curva, a chiocciola – senza richiedere interventi strutturali invasivi. Sono dotati di sistemi di sicurezza avanzati: sensori anti-collisione, cinture di sicurezza, comandi intuitivi e alimentazione a batteria che garantisce il funzionamento anche durante interruzioni di corrente. L’installazione richiede generalmente poche ore e può essere personalizzata per rispettare l’estetica dell’abitazione.
Oltre ai montascale, esistono altre soluzioni come le piattaforme elevatrici verticali per dislivelli fino a tre metri, i miniascensori domestici e i servoscala a piattaforma per chi utilizza la sedia a rotelle. L’obiettivo comune è restituire libertà di movimento e permettere alle persone di utilizzare tutti gli spazi della propria casa in autonomia e sicurezza.
Gli incentivi statali: un sostegno concreto
Il legislatore italiano ha riconosciuto l’importanza strategica di questi interventi, introducendo significative agevolazioni fiscali. Il Bonus Barriere Architettoniche, in scadenza il 31 dicembre 2025, offre una detrazione IRPEF del 75% sulle spese sostenute per l’eliminazione degli ostacoli alla mobilità in edifici esistenti.
I massimali di spesa variano in base alla tipologia di edificio: 50.000 euro per le unità immobiliari unifamiliari o indipendenti, 40.000 euro moltiplicati per il numero di unità negli edifici da 2 a 8 appartamenti, 30.000 euro moltiplicati per il numero di unità negli edifici con oltre 8 appartamenti. La detrazione viene ripartita in 10 quote annuali di pari importo, secondo quanto stabilito dall’Agenzia delle Entrate.
In alternativa, resta disponibile la detrazione per ristrutturazioni edilizie che prevede il recupero del 50% delle spese sostenute entro il 31 dicembre 2025, con un massimale di 96.000 euro. È importante valutare quale delle due opzioni risulti più vantaggiosa nel proprio caso specifico, considerando che non è possibile cumularle per la medesima spesa.
Per accedere a questo incentivo è necessario effettuare i pagamenti tramite bonifico bancario parlante, indicando nella causale i riferimenti normativi, il codice fiscale del beneficiario e della ditta esecutrice. Gli interventi devono inoltre rispettare le prescrizioni tecniche del Decreto Ministeriale 236/1989 in materia di accessibilità degli edifici privati, normativa che definisce con precisione i requisiti tecnici per garantire l’eliminazione delle barriere architettoniche.
Il valore dell’investimento per la famiglia
Dal punto di vista economico, investire in ausili per la mobilità domestica rappresenta una scelta lungimirante. Un investimento che preserva l’autonomia delle persone e permette loro di continuare a vivere nel proprio ambiente familiare.
Secondo i dati del Censis 2024, l’assistenza domiciliare per un anziano che necessita di supporto comporta una spesa media mensile di 1.800 euro. Garantire l’autonomia attraverso soluzioni tecnologiche può rappresentare un’alternativa sostenibile che permette di ridurre progressivamente la necessità di assistenza continuativa.
Gli studi di geriatria confermano che la permanenza nel proprio ambiente domestico favorisce il mantenimento delle capacità cognitive e rallenta il declino funzionale tipico dell’età avanzata. La casa rappresenta sicurezza emotiva, continuità con la propria storia personale, possibilità di mantenere relazioni sociali consolidate nel tempo. Un tema che si collega alle più ampie riflessioni sul valore della comunità e del territorio che caratterizzano l’identità italiana.
Condominio e comunità
Un aspetto rilevante riguarda l’installazione di questi dispositivi negli edifici condominiali. La normativa italiana è chiara: la Legge 13/1989 stabilisce che gli interventi per l’abbattimento delle barriere architettoniche hanno carattere prioritario e non possono essere ostacolati se non recano pregiudizio oggettivo alla stabilità, alla sicurezza o al decoro dell’edificio.
In assemblea condominiale, l’approvazione richiede la maggioranza prevista dall’articolo 1136 del Codice Civile. Se l’assemblea non delibera entro tre mesi dalla richiesta, il condomino interessato può procedere autonomamente, installando il dispositivo a proprie spese. La legge tutela quindi il diritto all’accessibilità, bilanciandolo con le esigenze della collettività condominiale.
Prima di procedere, è consigliabile consultare un tecnico specializzato per valutare la fattibilità dell’intervento, verificare la conformità normativa e ottenere supporto nella gestione delle pratiche amministrative e fiscali. Molte aziende del settore offrono sopralluoghi gratuiti e assistenza completa nella fase di progettazione e installazione, facilitando l’accesso agli incentivi disponibili.
Una visione per il futuro
L’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida che richiede risposte concrete e pragmatiche. Il modello italiano basato sulla famiglia e sulla solidarietà intergenerazionale può essere sostenuto e rafforzato attraverso politiche che facilitino la permanenza degli anziani nelle proprie abitazioni quando possibile.
Gli incentivi fiscali attualmente disponibili vanno nella direzione giusta, ma è fondamentale che siano accompagnati da una maggiore informazione. Molte famiglie non conoscono le agevolazioni esistenti o le considerano troppo complesse da ottenere. Servono campagne informative capillari che raggiungano i cittadini attraverso i Comuni, le ASL, le associazioni di categoria e i medici di base, figure di riferimento che mantengono un contatto diretto con le famiglie.
Investire nell’accessibilità domestica significa valorizzare il ruolo della famiglia, sostenere l’autonomia personale e, soprattutto, garantire dignità e qualità della vita. Le soluzioni tecnologiche esistono, gli incentivi sono disponibili: resta da diffondere la consapevolezza che vivere la propria casa in autonomia, a ogni età, non è un privilegio ma un diritto che la tecnologia moderna può concretamente garantire. Un diritto che si inserisce pienamente nella tradizione italiana di tutela della famiglia e della comunità locale.






