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Rigenerazione urbana: le proposte per Matera La Scaletta

SEDE CIRCOLO LA SCALETTA

Di Nino Sangerardi:

“Un anno fa il Circolo La Scaletta di Matera lanciava l’allarme sul Sacco di Matera. Il termine non si riferisce a nessun cognome: è mutuato da un articolo del 1955 dell’ambientalista Antonio Cederna, che denunciava le demolizioni indiscriminate su Roma — chiese comprese — per fare spazio alla speculazione edilizia. A Matera, quella definizione è stata spesso interpretata in modo riduttivo, come se riguardasse soltanto l’area oggi interessata da due provvedimenti di sequestro giudiziario per verificare la regolarità edilizia degli interventi realizzati. In realtà il problema è molto più ampio. Se verranno accertati guasti urbanistici, essi non saranno il frutto di episodi isolati ma il frutto di una deregulation urbanistica che affligge l’intera nazione — Milano ne è l’esempio più clamoroso”.

E’ quanto si legge nel documento elaborato dalla storica associazione Circolo La Scaletta(fondato il 7 aprile 1959).

L’Italia ha ancora come riferimento principale la Legge urbanistica del 1942. Le Regioni, pur avendo delega sulla materia, si sono spesso mosse in ordine sparso.

 

E la Basilicata?

 

“La Regione Basilicata– scrivono gli esponenti del Circolo materano– ha una sua Legge, la n. 23 del 1999, intitolata “Tutela, governo ed uso del territorio. Sulla carta è uno strumento serio. Nella pratica, è rimasta lettera morta: la Regione stessa — il soggetto che avrebbe dovuto pianificare per prima — non ha mai predisposto i documenti fondamentali previsti dalla Legge:  la Carta Regionale dei Suoli, il Documento Preliminare, il Quadro Strutturale Regionale e il Piano Paesaggistico Regionale. Di quest’ultimo si ha notizia solo ora, dopo oltre 26 anni, perché è stato sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica.Il risultato? Nessun Piano Strutturale Provinciale, pochissimi Piani Strutturali Comunali e, dove esistono, piani autarchici, non coordinati tra loro, scollegati da qualsiasi visione regionale. L’unico strumento urbanistico oggi concretamente in vigore è la Legge regionale 25/2012. La pianificazione del territorio è di fatto affidata a finanziamenti straordinari — PNRR, FSC, fondi europei — senza una visione condivisa né obiettivi verificabili”.

 

Che fare, dunque?

 

Ecco i suggerimenti del Circolo La Scaletta :

 

“Per fermare il degrado servono correttivi concreti alla Legge regionale 25/2012, pur confermandone l’obiettivo di fondo: favorire la rigenerazione urbana. La Legge, se applicata correttamente, non avrebbe prodotto le distorsioni che vediamo. Il problema sta nella scarsa vigilanza durante l’istruttoria delle pratiche e nell’assenza di controlli finali sugli interventi realizzati.

Queste le proposte :

–permesso di costruire obbligatorio. Gli interventi previsti dall’art. 3 comma 1 dovranno essere autorizzati esclusivamente con permesso di costruire. Non sarà più possibile aggirare questa procedura tramite varianti a SCIA già in corso;

–controllo finale obbligatorio. Al termine dei lavori, gli uffici tecnici comunali dovranno verificare non solo che i lavori corrispondano al progetto approvato, ma anche che siano stati rispettati tutti gli obblighi che hanno giustificato le premialità di superficie concesse;

–stop ai trasferimenti di cubatura tra zone rurali e urbane. Dove la ricostruzione in loco altera gli standard urbanistici o entra in conflitto con le norme dello strumento urbanistico vigente, si dovrà individuare — previa verifica urbanistica, edilizia e paesaggistica — un’area alternativa in cui esercitare il diritto di edificazione.

Vale la pena sottolineare che questi emendamenti non richiedono per forza un intervento regionale: ogni singola Amministrazione Comunale può adottarli autonomamente con una delibera di Consiglio Comunale. Sarebbe un segnale importante — e quanto mai urgente”.

 

 

 

 


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